Pmi e Sud superstar del lavoro

11/06/2002




            Occupazione – Per l’indagine Unioncamere sui fabbisogni delle imprese i nuovi posti saranno 324mila
            Pmi e Sud superstar del lavoro
            Il 60% delle assunzioni nelle aziende con meno di 50 addetti – Richieste professioni esecutive e di vendita

            Luca Vitale
            MILANO – Le piccole aziende trainano l’occupazione, mentre tra le varie aree del Paese il Sud mette a segno il più alto tasso di crescita. Nel complesso, il 2002 si chiuderà con la creazione di 324mila nuovi posti di lavoro – con un trend positivo del 3,2% rispetto al 2001 -, saldo positivo ricavato dalle quasi 700mila assunzioni previste, a fronte di un’uscita dal mercato di 360mila addetti. Sono i dati dell’indagine Excelsior 2002 sui fabbisogni occupazionali delle imprese italiane presentate ieri a Milano. L’indagine, realizzata annualmente da Unioncamere, in collaborazione con il ministero del Welfare, coinvolge oltre 100mila imprese di tutti i settori economici e dimensioni. «Dai dati elaborati – ha commentato Carlo Sangalli, presidente dell’Unioncamere – si conferma la fiducia che anima le imprese nonostante le incertezze della congiuntura economica internazionale. Il 27% delle aziende coinvolte ha dichiarato di voler assumere nuovi dipendenti e le previsioni di crescita dell’occupazione sembrano migliori di quanto si potesse sperare a inizio anno». Tra i settori sono i servizi a offrire più chance di lavoro: quasi 392mila opportunità (57,1% del totale), contro i 293.941 nuovi posti generati dal settore industriale. Quasi 6 lavoratori su 10 saranno assunti da imprese del Nord, ma il Sud fa registrare i passi in avanti più importanti, sia rispetto alle entrate (+8,1%), sia con riguardo al saldo occupazione (+4,5%). Le uscite dal sistema lavoro sono invece 362mila (il 42% nell’industria e il 58% nei servizi), delle quali il 61% per normale turnover. Il 60% delle nuove assunzioni sono programmate in aziende con meno di 50 dipendenti; di questi nuovi inserimenti, ben il 44% trova sbocco in imprese piccolissime, addirittura con meno di 9 dipendenti in organico. «È la piccola impresa – ha spiegato Sangalli – a garantire la crescita occupazionale del Paese. Sono infatti le imprese con meno di 10 addetti a espandere maggiormente la loro base occupazionale, con un tasso di crescita previsto dell’8,1% a fine 2002, mentre le grandi si fermano allo 0,4 per cento. È una conferma di come queste piccole unità debbano essere considerate non un freno allo sviluppo del Paese, ma una risorsa da valorizzare». Le figure più richieste sono quelle legate alle professioni esecutive e di vendita che interessano il 30% delle nuove assunzioni, pari a oltre 205mila nuovi addetti (una domanda sostenuta fortemente dal settore terziario con picchi nel commercio al dettaglio, nel turismo, nel credito, nella sanità privata e nei servizi alla persona). Il 17% delle richieste riguarda invece personale con professionalità elevate (due terzi della domanda proviene dai servizi). Anche il personale non qualificato troverà posto più facilmente nei servizi (66% delle richieste). Il 2002 conferma il Nord-Est come l’area geografica con i maggiori problemi nel rintracciare il personale, ma il dato nazionale parla comunque, nel 40% dei casi, di assunzioni di difficile reperimento da parte delle aziende, o per oggettiva disponibilità numerica del mercato (44%) o per livello di qualifica inadeguato (35,9%). Le difficoltà di reperimento delle risorse spinge in alto le assunzioni di personale extracomunitario che raggiunge il 23,9% del totale con il Nord-Est che prenota il 27,5% del totale. Sui tipi di contratti prescelti, le imprese optano soprattutto per le assunzioni a tempo indeterminato (58% dei casi) e nel 35% delle ipotesi a tempo determinato. Il 7% delle imprese sceglie l’apprendistato, mentre il part-time – concentrato soprattutto nelle imprese medio-grandi – fa registrare un leggero incremento rispetto all’anno scorso, passando dal 7% al 10 per cento.

            Martedí 11 Giugno 2002