«Più welfare familiare? Con il congedo di paternità retribuito»

08/06/2010

MILANO — Investire negli stimoli all’occupazione femminile il risparmio che arriverà dall’innalzamento dell’età pensionabile delle donne. È un’idea, non l’unica, per iniziare a equiparare la vita lavorativa di donne e uomini perché «le pensioni sono il risultato di quello che succede sul mercato del lavoro». Paola Profeta e Alessandra Casarico sono due giovani economiste bocconiane che da anni si occupano delle disparità di genere, un problema talmente significativo in Italia da rappresentare uno dei principali freni alla ripresa economica.
Alle «nuove pensioni» le due professoresse dedicano un intero capitolo nel loro ultimo libro «Donne in attesa» (Egea, 16,5 euro), non tanto di bambini, ne nascono sempre meno, «ma di spazi d’occupazione, di crescita professionale, di potere e ruoli decisionali».
«Sarebbe stato preferibile recuperare quella flessibilità nell’età di uscita dal mercato del lavoro introdotta con la Riforma Dini – osserva Profeta -, avrebbe consentito di tenere conto delle situazioni individuali, ma ormai il tema è superato dall’emergenza e ciò che è necessario fare è ridurre nell’occupazione le differenze che si perpetuano poi nei trattamenti pensionistici».
La priorità, per Casarico, è intervenire «nel potenziamento dei servizi di cura dei piccoli e degli anziani, per liberare il tempo delle donne. C vuole la piena detraibilità delle spese e un fisco che sia davvero amico della famiglia». Il quoziente famigliare, dicono le due studiose, rischia invece di andare nella direzione opposta: il secondo «percettore di reddito», in genere la donna, affronterebbe aliquote più elevate rispetto a quelle di una tassazione individuale.
E poi c’è un intervento altamente simbolico e a basso costo che Profeta e Casarico promuovono da tempo, il congedo di paternità. Non si parla di congedo parentale, «ma proprio di un periodo esclusivamente destinato ai papà, giorni non "cedibili" alla moglie e retribuiti. Questo cambierebbe la percezione delle aziende che ancora oggi preferiscono assumere gli uomini per la maggiore continuità lavorativa». E se il congedo fosse «obbligatorio» asseconderebbe il desiderio di un numero sempre crescente di padri.