Più vicino l’obiettivo di 5 milioni di voti

10/10/2007
    mercoledì 10 ottobre 2007

    Pagina 3 – Economia

      IL REFERENDUM WELFARE
      L’ULTIMO GIORNO

        Più vicino l’obiettivo di 5 milioni di voti

          Malgrado polemiche e provocazioni alla consultazione ha già partecipato il 70% dei lavoratori attesi

            di Giampiero Rossi / Milano

            TRAGUARDI Ultimo giorno di voto per il referendum sul welfare. L’obiettivo dei cinque milioni di schede nelle urne allestite da Cgil, Cisl e Uil si avvicina. Nonostante i goffi sabotaggi televisivi e politici, malgrado qualche scomposto tentativo di delegittimare la più grande esperienza di partecipazione democratica non istituzionale (non c’è il Viminale, non ci sono i carabinieri ai seggi, c’è solo la macchina organizzativa dei sindacati) messo in atto persino da sindacalisti “ribelli”, la consultazione ha superato le polemiche che hanno avvelenato il secondo giorno di voto.

            La gente va a votare. Ci è andata lunedì e ci è andata ieri, tant’è che le stime dei sindacati parlavano già nel tardo pomeriggio del 70% di votanti rispetto alla soglia simbolica dei cinque milioni. «Si registra un regolare svolgimento delle operazioni di voto e un’affluenza alle urne superiore alle aspettative, come dimostrano i dati parziali emersi da molte realtà territoriali e aziendali», recita una prudente nota congiunta di Cgil, Cisl e Uil. Ma non è finita, perché c’è tempo per votare fino alle 14 di oggi, ora stabilita per la chiusura dei seggi, l’apertura delle urne e l’avvio dello spoglio. I sindacati sono fiduciosi anche sull’esito del referendum, convinti che i sì all’accordo di luglio saranno una larga maggioranza.

            Ieri è stata la giornata delle grandi fabbriche, prima tra tutte la fabbrica per antonomasia: la Fiat Mirafiori, a Torino, che è anche una di quelle da sempre più turbolente, dove il fronte del no appare più forte rispetto alle media, come hanno testimoniato le assemblee e, ieri, gli artigianali exit pool giornalistici. L’affluenza ai seggi dei lavoratori torinesi registrata prima di sera era del 70%, mentre nelle altre fabbriche metalmeccaniche piemontesi la percentuale sfiorava addirittura il 90%. «La partecipazione è alta – spiega il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo – paragonabile a quella del voto per la chiusura dell’ultimo contratto nell’autunno 2006 e superiore a quella sulla piattaforma di maggio. Tra gli impiegati è più bassa, ma superiore rispetto alla tradizionale apatia. È una risposta positiva all’impegno profuso dai sindacati metalmeccanici per garantire la partecipazione. La sosterremo anche nelle prossime ore. Adesso aspettiamo l’esito del voto e prepariamoci ad ascoltare i lavoratori».

            Importante anche il dato che arriva dall’Emilia: a Bologna, tra lunedì e ieri, sono stati raccolti circa 80.000 voti, circa 30.000 pensionati e 50.000 «lavoratori attivi». A Milano, già nel primo pomeriggio, la Camera del lavoro segnalava il raggiungimento di quota 150.000 nell’area metropolitana del capoluogo, e lo stesso andamento positivo viene segnalato anche in tutta la Lombardia, la Regione numericamente più pesante, dove è stato respinto anche il maldestro blitz della troupe televisiva di “Annozero” (segno che un filtro contro i brogli, comunque, funziona) e dove a quanto pare i veleni televisivi sul voto hanno incentivato l’affluenza alle urne di lavoratori e pensionati presso le sedi dei sindacati.

            Si è votato anche in seggi volanti (nel Lazio un camper ha raccolto il voto dei lavoratori del 118), o allestiti in sedi istituzionali, ospedali ed enti pubblici. Dal Sud, per esempio, arriva la soddisfazione dei sindacati campani: «È stato superato il dato di partecipazione del referendum promosso in occasione della riforma Dini del 1995».

            Ma da oggi pomeriggio l’attenzione si sposterà dal dai dati sui votanti a quelli sui voti, cioè la conta dei sì e dei no. Al di là dei numeri sarà interessante l’analisi del voto territoriale e per settori produttivi. È soprattutto nelle grandi fabbriche metalmeccaniche che il fronte del no potrebbe avere maggiore peso. In alcuni casi lo spoglio è stato già eseguito ieri, come nelle fabbriche metalmeccaniche di Forlì dove è prevalso il no. È accaduto all’Electrolux e alla Marcegaglia. Alla Trasmital-Bonfiglioli, invece, ha vinto il sì. Comunque vada a finire, però, anche i sostenitori del no difendono la procedura democratica scelta dai sindacati: «Una grande prova come quella di queste ore va rispettata e sostenuta dalla più assoluta regolarità – dice Nicola Nicolosi, coordinatori dell’area programmatica “Lavoro e società della Cgil – l’esito del voto sarà il mandato: a quello tutti ci atterremo».