Più vicina la verifica sui contratti

06/06/2005
    giovedì 2 giugno 2005

      ITALIA LAVORO – pagina 19

        Il Governo vuole accelerare il dialogo con parti sociali sulla riforma dell’accordo del ‘ 93 A giorni la convocazione
        Più vicina la verifica sui contratti
        Il confronto in parallelo con il varo del Dpef Tra le ipotesi allo studio anche gli sgravi fiscali sul salario variabile

          LINA PALMERINI

            ROMA • Il Governo va avanti e si prepara a una convocazione delle parti sociali. Sulla riforma dell’accordo del luglio ‘ 93, la maggioranza decide di procedere — nonostante le divisioni sindacali — per verificare l’attualità di quell’intesa sui modelli contrattuali e sulla politica dei redditi. « A giorni » , da Palazzo Chigi, partirà una lettera alle 36 organizzazioni di imprese e ai sindacati per aprire « un tavolo unico » di confronto. La decisione è stata presa ieri nel corso di un vertice tra ministri — c’erano il sottosegretario Letta, i ministri Maroni e Alemanno, il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi e all’Economia Maria Teresa Armosino — che ha stabilito i dettagli procedurali del confronto che si avvierà prima dell’estate. Un passo in avanti, dopo la lettera che è stata già mandata a Cgil, Cisl e Uil sulla necessità di rivedere l’accordo di luglio nel pubblico impiego. Quello era un passaggio previsto dal recente rinnovo contrattuale degli statali: un punto su cui si è acceso lo scontro Epifani Pezzotta e una profonda spaccatura tra Cgil — che non vuole la riforma — e Cisl e Uil disponibili, invece, ad aprire il negoziato.

            Ora, però, il Governo punta ad allargare il confronto anche nel settore privato. « A giorni invieremo una lettera a tutte le parti sociali per raccogliere interessi e disponibilità a partecipare a un tavolo unico, per pubblico e privato, per una verifica e l’eventuale revisione degli accordi del ‘ 93 » , ha spiegato il sottosegretario Sacconi al termine del vertice. E proprio tra il ministero del Welfare e Palazzo Chigi si lavorerà a istruire il tavolo di negoziato con sindacati e imprese. Una ricognizione e un’analisi dei risultati dell’accordo del ‘ 93 visto che — come ha chiarito Sacconi — non ci sarà una proposta dell’Esecutivo. « Partiamo in modo aperto, è un esercizio di dialogo sociale » . Di certo, prima di luglio non si entrerà nel vivo perché la Cisl ha il suo congresso nazionale. E proprio la riforma della contrattazione diventerà il cuore del prossimo congresso del sindacato di Savino Pezzotta.

            Alcuni « contenuti » del tavolo confronto sui contratti « potrebbero interessare parallelamente » il confronto sul prossimo Dpef. In ballo c’è il taglio dell’Irap e i possibili impatti anche sulle buste paga dei lavoratori. Una delle idee è di prevedere sgravi fiscali sul salario variabile: una norma che incentiverebbe uno spostamento del peso contrattuale sugli accordi decentrati e sullo scambio salariale legato alla produttività. Di certo, ci sarà un confronto sul parametro dell’inflazione programmata sulla base della quale si rinnovano i contratti nazionali: un criterio che viene ormai considerato superato per la nuova fase economica dell’Italia.

            « Auspico— ha detto ieri Sacconi— che tutti vogliano costruttivamente partecipare, nell’interesse della competitività, ma anche di un’equa distribuzione degli auspicabili risultati in termini di redditività dell’impresa, di sostegno al reddito con maggiori salari e minor costo del lavoro per unità di prodotto » . Il riferimento è alla Cgil che finora ha resistito al confronto. E non solo. Già un anno fa abbandonò il tavolo con la Confindustria proprio perché nel documento presentato dalle imprese c’era anche la verifica dell’accordo del ‘ 93. Il leader Epifani chiese una commissione unitaria sindacale che, però, dopo un anno non ha prodotto alcun risultato. « Vogliamo un contratto nazionale più rispondente all’esigenza di definire nuove regole e un contratto decentrato ( aziendale o territoriale) più rispondente alla distribuzione della produttività. Non pensiamo affatto a introdurre un terzo livello, ma nemmeno ad abolirne uno » , ha dichiarato ieri il segretario confederale Cisl Baretta.

              Posizioni diverse tra Cgil, Cisl e Uil

                Cgil
                IL LIVELLO NAZIONALE NON SI TOCCA

                Gli aumenti salariali si definiscono sulla base di un’inflazione " prevedibile" vicina a quella reale. Si chiede la riforma del paniere Istat. Il contratto nazionale, che resta centrale, oltre alla tutela del potere d’acquisto, distribuisce una quota di produttività mentre a livello decentrato si negozia il salario per obiettivi.
                Fiscalizzazione degli oneri sociali sui bassi salari e sul lavoro dequalificato.

                Cisl
                PIU’ SPAZIO A PRODUTTIVITA’ E SECONDO LIVELLO

                  Salta l’inflazione programmata, va invece realizzata una concertazione efficace della politica dei redditi, che definisca l’inflazione prevista, in riferimento all’inflazione europea, e agli strumenti di attuazione sul piano del contenimento di prezzi e tariffe. Il contratto nazionale tutela il potere d’acquisto. Il secondo livello distribuisce la produttività e redditività dell’azienda ma può anche colmare lo scarto tra inflazione reale e programmata.

                  Uil
                  UNA PARTE DEL CUNEO FISCALE PER IL WELFARE

                    Gli aumenti si stabiliscono sulla base dell’inflazione realisticamente prevedibile. Devono essere proposti obiettivi che puntino alla redistribuzione della ricchezza, attraverso, per esempio, una lotta ancora più determinata all’evasione fiscale e la trasformazione di una parte del cuneo fiscale in spazi di contrattazione per il Welfare. Il secondo livello deve distribuire la quota di salario legata alla produttività. La contrattazione integrativa non è esigibile ma deve essere incentivata.