«Più tutele per i giovani Salario come gli apprendisti»

17/02/2010

Rappresentano il ventre molle di una categoria di privilegiati (o presunti tali) come i professionisti. I giovani iscritti agli ordini professionali o i neolaureati che aspirerebbero a farne parte sono sempre più esposti ai contraccolpi della crisi economica che non ha tardato a farsi sentire anche dentro le stanze degli studi professionali.
Hanno paghe sempre più simili a quelle dei dipendenti ma senza averne i diritti (straordinari, ferie, malattia) e appena la crisi ha cominciato a intaccare i fatturati dei grandi studi sono iniziati i licenziamenti senza la protezione di alcun ammortizzatore sociale. Ecco perché le nuove leve adesso alzano la voce e chiedono tutele (e magari anche qualche diritto). «E hanno ragione. Anche se è bene precisare che quello dei liberi professionisti non è esattamente un mondo abitato solo da squali». La precisazione è di Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, l’organizzazione che riunisce 15 sigle associative di settore e rappresenta un sistema produttivo composto da oltre un milione e mezzo di professionisti.
«Le richieste dei giovani sono condivisibili — ammette Stella — e noi da tempo stiamo pensando a forme di tutela nei confronti di chi è più esposto in queste fase di sofferenza del mercato. La prima proposta è quella di una retribuzione per chi svolge praticantato presso gli studi professionali. Si discute da tempo su quale possa essere il parametro per un pagamento mensile, ma penso che si possa equiparare al salario riconosciuto a chi svolge apprendistato».
Il problema del livello contributivo riguarda anche chi è già entrato a far parte di un ordine, lavora in uno studio ma appartiene, di fatto, alla categoria del parasubordinato. «In quel caso— continua Stella — crediamo che l’aspetto retributivo possa essere costruito su due pilatri: oltre alla remunerazione diretta, chiediamo ai professionisti di versare una quota per pagare la cassa di assistenza sanitaria o una previdenza integrativa ai loro giovani collaboratori. L’obiettivo è chiaro: raggiungere una forma di equo trattamento che comporti il pagamento di una parcella adeguata ma anche forme alternative di tutela come l’assistenza sanitaria e quella previdenziale che sono i due punti di maggiore sofferenza delle nuove generazioni».
Possibile immaginare un’improvvisa «conversione» del mondo professionale alla tutela dei giovani? « Bisogna immaginarlo come una sorta di avviamento all’impresa — precisa Stella — valido solo per chi inizia. Però, contestualmente, chiediamo pure che i professionisti che concedono queste agevolazioni possano godere degli stessi sgravi fiscali previsti per le aziende abbattendo questa disparità che ormai non ha più motivo di esistere».