Più tutele e licenziamenti «europei» – di Marco Biagi

19/04/2002





Più tutele e licenziamenti «europei»
Dal volume di Marco Biagi Istituzioni di diritto del lavoro, edito nel 2001 da Giuffrè, pubblichiamo il paragrafo «La proposta di codificare uno Statuto dei lavori che superi l’attuale contrapposizione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato».
di Marco Biagi

Dal dibattito in corso sulle prospettive di riforma del Diritto del lavoro un dato pare certo: oggi, in seguito ai profondi mutamenti intercorsi nei modi di lavorare e di produrre, non sembra avere più senso la contrapposizione tra lavoro dipendente e lavoro autonomo, tra lavoro nella grande e lavoro nella piccola impresa, tra lavoro tipico e lavoro atipico, ecc. È vero piuttosto che alcuni diritti fondamentali devono trovare applicazione, al di là della loro qualificazione giuridica, a tutte le forme di lavoro rese a favore di terzi: si pensi al diritto alla tutela della libertà e della dignità del prestatore di lavoro, all’abolizione del lavoro minorile, al diritto a un compenso equo, al diritto alla protezione dei dati sensibili, al diritto di libertà sindacale. Questo zoccolo duro e inderogabile di diritti fondamentali può invero rappresentare la base di un moderno Satuto dei lavori: uno Statuto riguardante tutte le forme in cui si estrinseca l’attività lavorativa, con diversi gradi di tutela a seconda delle effettive caratteristiche o dei particolari contesti in cui il lavoro stesso si svolge. È bene precisare, al riguardo, che il riconoscimento di questi diritti fondamentali a tutti i lavoratori che svolgano prestazioni a favore di terzi (datori di lavoro, imprenditori, enti pubblici, committenti, ecc.) non risponde solo ed esclusivamente a una fondamentale istanza di tutela della posizione contrattuale e della persona del lavoratore, e quindi a ragioni di giustizia sociale. È vero infatti che il riconoscimento di livelli minimi di tutela a benificio di tutti i lavoratori rappresenta – oggi più che nel passato – anche una garanzia dei regimi di concorrenza tra i soggetti economici, arginando forme di competizione basate su fenomeni di dumping sociale (dal lavoro nero tout court a forme di sfruttamento del lavoro minorile, ecc.). Partendo dalle regole fondamentali, applicabili a tutte le forme di attività lavorativa rese a favore di terzi, quale che sia la qualificazione giuridica del rapporto, è poi possibile immaginare, per ulteriori istituti del Diritto al lavoro, campi di applicazione via via più circoscritti (un sistema di cerchi concentrici, con una tutela che si intensifica a favore di un novero sempre più ristretto di soggetti). Si tratta quindi di una complessiva rivisitazione del Diritto del lavoro che da un lato estende livelli minimi di tutela, mentre dall’altro circoscrive e rende più moderne le tecniche di tutela del lavoro subordinato, giungendo a prospettare la revisione della disciplina dei licenziamenti per renderla comparabile con quella vigente in altri Stati membri dell’Unione europea.

Venerdí 19 Aprile 2002