Più tempo per lo scudo con aliquota al 6%

15/12/2009

Tornati già 110 miliardi, allo Stato 5,5. Verso la riapertura fino ad aprile


ROMA — Chi non è riuscito a fare lo scudo fiscale entro la scadenza, fissata dalla legge per oggi, avrà una seconda possibi-lità, ma dovrà pagare un po’ di più. L’annuncio della riapertura dei termini della sanatoria per chi regolarizza i capitali nascosti all’estero dovrebbe arrivare oggi: col prossimo decreto milleproroghe che sarà varato dal governo giovedì o al massimo la prossima settimana si darà tempo probabilmente fino al 30 aprile 2010 per usufruire dello scudo, ma pagando un’aliquota del 6% (qualche ipotesi allo studio dice il 6,5-7%) invece che del 5%.

Il governo avrebbe preso questa decisione, che comunque era già nell’aria da tempo, davanti alla corsa in extremis che molti contribuenti hanno fatto in questi giorni agli sportelli degli intermediari, spesso vedendosi rifiutare la domanda perché non c’era più il tempo per chiudere tutte le pratiche, soprattutto quando si trattava di riportare alla luce posizioni finanziarie complesse. Se ci saranno questi quattro mesi in più, il totale dei capitali regolarizzati, che già sarebbe intorno ai 110 miliardi, potrebbe salire ancora. E di conseguenza anche il gettito della sanatoria, per ora superiore a 5 miliardi. Risorse che il governo ha in parte già utilizzato per coprire spese previste dalla Finanziaria 2010, sulla quale oggi o domani il governo, alla Camera, dovrebbe chiedere il voto di fiducia, con l’obiettivo di accorciare i tempi dell’esame.

Sul fronte del fisco, a confortare il governo non c’è solo il gettito dello scudo, che ha risposto pienamente alle aspettative (anche se l’opposizione continua a bocciare «un condono che premia gli evasori»), ma anche la ripresina delle entrate. Secondo i dati della Banca d’Italia, a ottobre nelle casse dell’erario sono finiti 28,4 miliardi contro i 20,1 di settembre, un’inversione di tendenza rispetto a una serie di cali consecutivi iniziati a luglio. Certo, confrontando i primi dieci mesi dell’anno con lo stesso periodo del 2008, c’è un calo del 3,2% delle entrate, meno comunque di quello del Pil. Senza sosta invece l’aumento del debito pubblico, che ha toccato il nuovo record di 1.801 miliardi, in pratica poco più di 30 mila euro a testa.

Ieri la Cgil, con una conferenza stampa del segretario generale Guglielmo Epifani e del segretario confederale Agostino Megale, ha presentato la sua piattaforma fiscale, chiedendo tra l’altro al governo l’aumento di 500 euro delle detrazioni per redditi da lavoro dipendente e da pensioni, il taglio della prima aliquota Irpef dal 23% al 20% e della terza dal 38% al 36% e un’imposta sulle grandi ricchezze sul modello francese (sui patrimoni superiori a 800 mila euro). Oggi toccherà a Cisl e Uil presentare la loro piattaforma fiscale e lo faranno insieme, al teatro Capranica di Roma, dove hanno invitato anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, i presidenti della Confcommercio e della Confartigianato e, per l’opposizione, il vicesegretario del Pd, Enrico Letta. Anche Cisl e Uil chiederanno di ridurre la prima e la terza aliquota Irpef, come indicato dalla Cgil. A dividere i sindacati sul fisco è proprio il giudizio sullo scudo: tollerato da Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) mentre la Cgil lo definisce «uno schiaffo ai contribuenti onesti ». Migliorano invece i rapporti tra banche e imprese: domani sarà lanciato il fondo da un miliardo costituito dal Tesoro e alcune grandi banche per la ricapitalizzazione delle piccole e medie imprese.