Più soldi agli ammortizzatori prima mossa per riaprire il tavolo

17/04/2002


 
IL RETROSCENA
 
Probabile convocazione dei sindacati entro una decina di giorni
 
Più soldi agli ammortizzatori prima mossa per riaprire il tavolo
 
 
 
Rispunta la "cabina di regia" di Fini insieme a Maroni, Tremonti e Alemanno
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – Come uscire dal «tunnel» dell´articolo 18. Se perlomeno un motivo di riflessione lo sciopero generale nel governo l´ha suscitato, allora è senz´altro questo. È un problema, infatti, che l´esecutivo pare non voler più sottovalutare. Non a caso l´ordine del giorno del prossimo consiglio dei ministri, in programma venerdì, prevede tra i suoi punti un approfondito confronto sui modi di ripresa del dialogo con i sindacati, che – secondo quanto risulta a Repubblica – dovrebbero essere convocati a Palazzo Chigi entro 10 giorni. La partita è in mano al vicepremier Gianfranco Fini, che – alla luce dei molteplici impegni del premier Berlusconi – dovrebbe essere il «capo» di quella «cabina di regia», proposta non a caso da An, della quale dovrebbero fare parte, oltre a Fini, il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, eventualmente con il suo vice Mario Baldassarri, quello del Lavoro, Roberto Maroni, e il titolare delle Politiche agricole, Gianni Alemanno.
Al di là delle parole d´ordine, il piano che il governo sta valutando comporta due operazioni: rallentare, da un lato, prendendo più tempo possibile, il cammino della delega sul lavoro, quella che contiene le deroghe all´articolo 18; individuare, dall´altro, le risorse per la riforma degli ammortizzatori sociali, attirando i sindacati al «tavolo» per una discussione che verterebbe anche sul nuovo Statuto dei lavori e sulle politiche attive del lavoro. Si tratta di una strategia «soft», che esclude lo «stralcio» sollecitato da Cgil, Cisl e Uil ai fini di una ripresa del confronto, ma che permetterebbe al governo di allentare la tensione e andare alle elezioni amministrative del 26 maggio senza avere ancora messo al voto un provvedimento impopolare come la sospensione delle norme anti-licenziamento per alcune categorie di lavoratori.
Quanto agli ammortizzatori sociali, Tremonti ha già fatto notare sia a Fini che a Maroni che risorse se ne possono trovare, ma non certo nella misura di quei 10mila miliardi di vecchie lire stimati da alcuni osservatori per il varo della riforma. Rallentare la delega sul mercato del lavoro, attraverso un tacito «congelamento», non dovrebbe invece essere difficile: i lavori della commissione del Senato saranno tra l´altro sospesi per due settimane e l´approvazione della delega al momento è ferma al secondo articolo. Più difficile sarà metterla su un binario morto. Fini, ieri, ha ribadito che lo stralcio delle norme di modifica dell´articolo 18 «non esiste» e che «l´articolo 18 diventerà legge con i tempi previsti dal dibattito parlamentare». Fini ha aggiunto che «il dialogo, se i sindacati vorranno dialogare, non è sull´articolo 18, ma su tutto il resto».
Nel frattempo, Maroni ha annunciato che avvierà «ogni iniziativa per verificare la possibilità di riannodare il dialogo tra governo e parti sociali e individuare i temi su cui svolgere una nuova fase di incontri», invitando anche le parti sociali a «un dialogo diretto» in modo da «evitare ogni deriva conflittuale delle relazioni industriali». Il governo è dunque pienamente consapevole che, se neppure dopo lo sciopero generale i sindacati saranno assecondati sull´articolo 18, è probabile scatti nel Paese una raffica di scioperi a livello aziendale, particolarmente fastidiosi per le imprese in una fase di ripresa economica.