Più sacrifici per i ministeri, ridotti i tagli a Fs e Anas

06/07/2004



martedì 6 luglio 2004

RICOMPARE IL PROVVEDIMENTO ANTISPESE. PESANTE L’INTERVENTO SU BANCHE E ASSICURAZIONI. RESPIRANO LE FONDAZIONI
Più sacrifici per i ministeri, ridotti i tagli a Fs e Anas
I consumatori: un conto da 75 euro a famiglia. L’Istat: sale la pressione fiscale

Alessandro Barbera


ROMA
Non più 5,7 miliardi ma 5,5, più altri due miliardi di operazioni fra cui il temuto decreto «taglia-spese». Il mix di risparmi che il ministro dell’Economia (ad interim) Berlusconi ha presentato ieri all’Ecofin ha subito nelle ultime ore alcune lievi modifiche: qualche sacrificio in più per i dicasteri (100 milioni), e qualche taglio in meno per Anas, Fs (150 milioni) e Fondazioni (poco più di cento milioni). Resta pesante il sacrificio per banche e assicurazioni (più di un miliardo di euro di maggiori imposte) che, denunciavano ieri i consumatori, ora potrebbe costare fino a 75 euro a famiglia. Tutto questo mentre, nella sua relazione sui conti pubblici 2003, registra un aumento delle imposte (al 42,8% rispetto al 41,9% del 2002) e della spesa pubblica (+5,8%, contro il +1,9% del 2002), in particolare di quella sanitaria. Quest’ultima «anno dopo anno», risulta inadeguata rispetto alle necessità di spesa», con il rischio di un pericoloso innalzamento del debito.

Il decreto che ha scongiurato l’early warning all’Italia dovrebbe vedere la luce entro una decina di giorni, e fino all’ultimo momento potrebbe subire limature. Le grandi cifre – che in parte ricalcano l’ultima ipotesi Tremonti – sembrano però ormai definite: 1,25 miliardi di tagli ai trasferimenti alle imprese, 2,7 in varie forme ai ministeri, 150 ad Anas e Fs, 100 a consulenze e missioni all’estero. Quindi gli inasprimenti fiscali: alle assicurazioni verranno chiesti quasi 700 milioni con un ritocco alle aliquote fiscali sul ramo vita, 370 alle banche con un aumento dell’Irap, 230 milioni alle Fondazioni.


I risparmi alla voce «incentivi alle imprese» non dovrebbe invece subire ulteriori modifiche. La sforbiciata più importante è per i fondi alla Legge 488: 750 milioni di euro. Decisamente più contenuti i tagli alla programmazione negoziata (meno 250 milioni di euro). Una voce nella quale sono ricompresi patti territoriali, contratti d’area e contratti di programma. Altri 150 milioni verranno tagliati alla «Visco occupazione» (scarsamente utilizzata), 100 al «Fondo aree sottoutilizzate». Si tratta in sostanza di sostegni dello Stato per alcune zone del Paese particolarmente depresse.
Di circa 2,7 miliardi è lo sforzo che viene chiesto ai dicasteri. Ben 1,4 miliardi saranno i risparmi sui cosiddetti «consumi intermedi», vale a dire sulle spese per beni e servizi. I tagli varranno però solo a livello centrale, e non per regioni, comuni e provincie, già sul piede di guerra per la scure di Tremonti sugli stanziamenti della scorsa Finanziaria. Di 400 milioni saranno i tagli agli «investimenti fissi»: arredi, automobili e ogni bene ammortizzabile.


Altri 400 milioni saranno sottratti alle «leggi di spesa» (ad esempio per l’editoria) e agli «stanziamenti residui», vale a dire a tutti quei fondi rimasti per qualche motivo nei cassetti dei singoli ministeri. Trecento milioni verranno sottratti agli «enti ed organismi vari» (Enit, Istat, Cnr e Coni fra gli altri), cento milioni ai «Fondi speciali», la voce dalla quale in corso d’anno attinge il Parlamento per approvare leggi di spesa.
Ieri hanno tirato un (mezzo) sospiro di sollievo Anas, Poste e Ferrovie dello Stato, che subiranno tagli per 150 milioni e non più per 300. La scure di Via XX settembre si abbatte invece su consulenze, missioni all’estero e di rappresentanza: meno 100 milioni di euro.


La manovra correttiva non sarà un calice amaro solo per la pubblica amministrazione, ma anche per le grandi imprese finanziarie: banche, Fondazioni, assicurazioni. Per queste (ma solo per loro), si prospetta una salassata fiscale a metà anno pari a un miliardo e trecento milioni. Le banche pagheranno maggior Irap per 370 milioni di euro, mentre alle assicurazioni verranno ritoccate le aliquote d’imposta sulle riserve del settore vita e sui fondi pensione: dallo 0,2 allo allo 0,3%. Come per ogni imposta indiretta, resta il rischio che venga fatta pagare a cascata al consumatore finale: «costerà 75 euro a famiglia», denunciava ieri l’Adusbef. «Se il governo vuole davvero costruire un mercato libero ed efficiente, dovrà monitorare attentamente le rendite di posizione di banche ed assicurazioni». Se non ci saranno controllori seri ed autorevoli «saranno sempre i consumatori chiamati a pagare la manovra finanziaria». A dare il proprio contributo alla stangata di metà anno ci sono infine le Fondazioni, che dovranno dire addio allo sconto del 50% sull’Ires: 230 milioni di euro di gettito.


L’ultima voce di una manovra che sarà complessivamente di 7,5 miliardi raccoglie le cosiddette «operazioni amministrative», vale a dire i provvedimenti che non hanno necessità di essere approvati dal governo per decreto. Su questa voce ieri sera i tecnici erano ancora in alto mare: per certo si prevede l’attivazione del cosiddetto «taglia-spese», lo specifico meccanismo che taglia orizzontalmente tutte le spese non obbligatorie della pubblica amministrazione.


Ma ci potrebbe essere anche una spinta alle operazioni di cartolarizzazione (come Scip3), alla vendita di parte del patrimonio immobiliare disponibile dello Stato e ad operazioni di «swap», grazie alle quali, spiegava ieri l’Istat, l’Italia è riuscita a ritoccare il deficit al ribasso.