Più precari e più infortuni

10/02/2005

    giovedì 10 febbraio 2005

      Secondo i dati Anmil il rischio è quasi doppio per chi non ha un normale rapporto di lavoro
      Più precari e più infortuni

      Raul Wittenberg

        ROMA Se il lavoratore precario è la figura prevalente della nuova occupazione, precaria risulta anche la sua integrità fisica e la sua stessa vita, più che per i suoi colleghi in pianta stabile. Per i cosiddetti interinali nel 2001 gli incidenti in tre anni sono più che raddoppiati a 12.533 (11 mortali), e soprattutto è doppia l’incidenza rispetto agli altri lavoratori: 75 infortuni ogni mille precari contro i 44 ogni mille ordinari. Per il precario menomato è molto più difficile la ricollocazione del collega con lavoro stabile, che la trova spesso nell’azienda in cui si è infortunato.

          Questo è uno dei motivi più eclatanti per cui gli invalidi del lavoro pretendono una riforma dell’assicurazione obbligatoria contro il rischio infortuni, rispetto al testo unico del 1965. Un nuovo testo unico è quello che l’Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro), ha ieri ha depositato alla Camera dei deputati, dopo aver raccolto 75 mila firme su una proposta di legge di iniziativa popolare contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. «Abbiamo raccolto il 50% delle firme in più – ha spiegato il presidente dell’Anmil, Pietro Mercandelli – e in metà del tempo previsto dalla Costituzione».

            La sostanza della riforma è quella di una completa presa in carico del lavoratore infortunato al quale assicurare, oltre al risarcimento monetario, anche la cura e riabilitazione, e con particolare attenzione il suo reinserimento lavorativo. In modo, ad esempio, che non ne venga escluso il lavoratore precario. E le risorse? Ci sono. «Negli ultimi due anni – ha affermato Mercandelli- il bilancio dell’Inail ha registrato un avanzo primario di circa di un miliardo di euro l’anno e, per il 2005, sarà di 1,5 miliardi». Soldi che debbono andare agli assistiti e non a sgravare l’obbligo contributivo delle aziende.

              Comunque un po’ tutti risentono dell’inadeguatezza delle norme vigenti. Edili morti senza moglie e figli a carico, per i quali non c’è indennità ai superstiti tranne le spese per il funerale; danno biologico riconosciuto ma non rivalutato dal 1999, con una perdita monetaria cumulata pari al 12,59%, a cui occorre aggiungere il tendenziale 2,4% stimato a giugno 2004. E così via.

                I deputati della maggioranza (Domenico Benedetti Valentini, presidente della commissione lavoro, Cesare Campa FI, Dario Galli, Lega) hanno assicurato un iter accelerato, raccomandato dai colleghi dell’opposizione (Elena Cordoni e Renzo Innocenti Ds, Maura Cossutta Comunisti, Emilio Del Bono, Margherita). Giovanni Guerisoli presidente del Civ Inail ha detto che il suo istituto sta preparando una proposta simile a quella dell’Anmil.

                  Intanto anche per le casalinghe l’assicurazione contro gli infortuni si concretizza. Sono oltre 2 milioni e mezzo quelle che alla fine di gennaio hanno sottoscritto la polizza obbligatoria per gli infortuni domestici dell’Inail: con un aumento del 34% sul gennaio 2004, ha precisato Federica Rossi Gasparrini, presidente del Comitato amministratore del Fondo infortuni dell’Inail e della Federcasalinghe.