Più poveri operai e impiegati

08/04/2004


GIOVEDÌ 8 APRILE 2004

 
 
Pagina 15 – Economia
 
 
Più poveri operai e impiegati
Bankitalia: in tre anni i redditi netti scesi di quasi il 2%
      L´indagine di Via Nazionale su risparmio e spese nel triennio 2000-2002
      Sui salari è calata la mannaia dell´inflazione, salvi solo gli autonomi
      Stagnazione anche per i pensionati, in tre anni un progresso limitato allo 0,7%
      Si allarga il divario tra Nord e Sud: tra i redditi medi procapite un gap di 6mila euro
      Il 19,5% delle famiglie possiede una ricchezza complessiva inferiore ai 10mila euro

      ELENA POLIDORI


      ROMA – Poveri operai e poveri impiegati: per loro sbarcare il lunario è sempre più difficile. Il reddito reale di queste categorie, infatti, è passato da 26.477 euro del 2000 a 27.505 del 2002 che, depurato dall´inflazione, si traduce in un calo dell´1,8%. Sono senz´altro le «fasce» più penalizzate. In generale il lavoratore dipendente in senso lato, dal quadro d´impresa allo statale, a causa dell´inflazione registra una variazione nulla. I pensionati, che pure non sguazzano nell´oro, vedono aumentare il loro reddito solo dello 0,7%. I lavoratori autonomi stanno meglio di tutti: più 4,4%, quattro volte la media nazionale che è dell´1,1%.
      La crisi delle famiglie è solo una delle «chicche» che emergono dalla consueta indagine sui bilanci dei nuclei familiari nel 2002, effettuata dalla Banca d´Italia ogni due anni: l´ultima è del 2000, l´anno che precede l´arrivo dell´euro nelle tasche dei cittadini. E´ una miniera di numeri e offre uno spaccato della società, non solo dal punto di vista economico. Ecco una sintesi dei principali risultati raggiunti dagli esperti del governatore, Antonio Fazio.
      Le due Italie. L´analisi per aree geografiche mostra un ampliamento del divario Nord-Sud: il reddito pro capite, pari a 12.710 euro nel settentrione, precipita nel Mezzogiorno a 6.973 euro. Con altre variabili, incluse le economie di scala che si realizzano tra gli individui di uno stesso nucleo familiare, la forbice risulta lievemente inferiore ma pur sempre marcata.
      I semi-poveri. Il 19,5% delle famiglie, in pratica una su due, possiede una ricchezza complessiva inferiore ai 10 mila euro ed un altro 5% non supera i 20 mila euro. A questa larga fascia di poveri e semi-poveri fa da contrappeso una quota discreta di benestanti: il 27,6% ha oltre 200 mila euro. Una curiosità: chi è povero resta tale, così come chi è ricco. «L´evento più frequente- si legge nel testo ? è la persistenza nella stessa classe di ricchezza».
      Dove va il risparmio. Quando c´è , va in banca. Ma le famiglie che possono permettersi un deposito bancario sono solo il 77,9%. Il 16,9% predilige il conto postale, il 9,4 i titoli di stato, il 14 le obbligazioni o le quote di fondi, il 9,6 le azioni. Un´altra curiosità: tra i fortunati che hanno soldi da parte, cresce la porzione di coloro che amano gettarsi a capofitto in attività finanziarie rischiose. Nel 1991 era il 7,5% del totale, undici anni dopo il 21,5%.
      Casa dolce casa. Non è una novità, però fa sempre una certa impressione sapere che le famiglie risultano proprietarie dell´abitazione di residenza nel 68,5% dei casi. In pratica, quasi 7 nuclei su 10. Nel 20,9% dei casi sono in affitto; nel 10,1 occupano casa a vario titolo (usufrutto, uso gratuito); nello 0,5% è a riscatto. In media, la casa è di 104 metri quadrati, 39 a testa. Il 16% vive in meno di 60 metri quadrati, il 20 in casa da oltre 120 metri. Ancora una curiosità: i proprietari sono più diffusi (73%) nei comuni piccoli, con meno di 20 mila abitanti. Le città, evidentemente, sono troppo care.
      Viva il Bancomat. E abbasso gli assegni. In media, una famiglia ne stacca ormai meno di 2 al mese, 1,5 per l´esattezza. Meglio la moneta elettronica, più sicura, più veloce: il 44% degli italiani usa il Pos, al Nord si sfiora il 55%. Non piace troppo la carta di credito: ce l´ha solo il 25,3% del totale. Nel Sud poi è praticamente inesistente: ne possiedono una solo 9 famiglie su 100. E ancora: gli italiani hanno scoperto la domiciliazione delle bollette, che evita le file agli sportelli e supplisce ad eventuali dimenticanze: la usa più della metà delle famiglie, il 50,3% del totale.
      Arriva Internet. Pian pianino, ma arriva. Al momento, il web veicola ancora una porzione esigua dei pagamenti delle famiglie, ma questa porzione cresce ed ora è a quota 30,2% dal 21,3 in cui era nel 2000. Chi non lo fa, è perché ha paura delle frodi e non può visionare i prodotti. Le famiglie comprano soprattutto beni e servizi di intrattenimento, viaggi e prodotti ad elevato contenuto tecnologico. Una «torta» mostra che il 26% compra divertimenti e cultura, seguito da viaggi e alberghi (22%) e da computer e prodotti high tech (19%). Ma ? sorpresa- il 7% compra anche generi alimentari.
      La ricerca della Banca d´Italia ha coinvolto 8 mila famiglie estratte dalle liste anagrafiche di 344 comuni dislocati su tutta la penisola. Vi è anche una piccola quota (3,3%) di individui nati all´estero ma residenti. Ciascuna famiglia è formata in media da 2,69 componenti e 1,67 percettori di reddito. E´ divisa per classi di reddito, livello di istruzione, dislocazione geografica.