Più poteri all’Inps, dall’inizio dell’anno pensioni d’invalidità crollate del 57%

11/03/2010

Dopo la riforma che ha introdotto la domanda telematica all’Istituto di previdenza. I sindacati: norme troppo rigide
ROMA— Crollano le domande di pensione d’invalidità civile. Nei primi due mesi del 2010 sono state circa 150 mila contro le 350 mila presentate nello stesso periodo del 2009, il 57% in meno. Segno che la riforma che ha accentrato la gestione delle pratiche presso l’Inps sta funzionando, dice il presidente Antonio Mastrapasqua. E probabilmente, aggiunge, c’è anche un effetto deterrenza dopo la campagna di controlli, circa 200mila, che hanno portato alla revoca del 17% delle pensioni verificate.
L’Inps secondo la riforma varata alla fine del 2009, istruisce la pratica al posto delle Asl. Non solo. Le domande possono essere presentate unicamente per via telematica attraverso i medici di famiglia (sono circa 40 mila quelli già abilitati, dice l’Inps) o i patronati. La centralizzazione per via telematica ha probabilmente creato difficoltà ai vecchi circuiti clientelari ancora attivi in diverse aree del Paese. L’Inps, nel nuovo sistema, integra inoltre le commissioni mediche delle Asl che accertano l’invalidità. La presenza dell’istituto in tutto la procedura ha l’obiettivo di uniformare i comportamenti sul territorio nazionale. Basti pensare che nel 2009 su 2.637.394 pensioni di invalidità erogate in tutta Italia, la Lombardia ne aveva 329.710 a fronte di quasi dieci milioni di abitanti mentre la Campania 328.119 a fronte di circa sei milioni di abitanti. La riforma punta anche a ridurre i tempi di erogazione della pensione di invalidità da una media di 345 giorni dalla presentazione della domanda a 120 giorni.
Secondo la Cgil, però, bisognerebbe «evitare i trionfalismi» e domandarsi piuttosto «se si sono verificati problemi nella presentazione delle domande» visto che, sottolinea il segretario confederale Morena Piccinini, il processo di presentazione per via telematica non è ancora a regime: «Non vorremmo che questi dati nascondessero problemi burocratici tali da indurre i cittadini a non presentare le domande». Dubbi in questo senso vengono espressi anche dalla Cisl e dalla Uil.