“Più potere ai referendum tra i lavoratori”

06/07/2010

Maurizio Landini è segretario della Fiom da solo un mese ma in questo mese è diventato un personaggio in grado di "bucare il video". Per via della vertenza Pomigliano, certo, ma anche per il suo atteggiamento sereno, per la faccia da bravo ragazzo, per la determinazione con cui finora ha tenuto testa alla Fiat. Solidarizza con la mobilitazione "anti-bavaglio" ma soprattutto si batte contro il bavaglio ai lavoratori. E probabilmente ha riempito un vuoto di rappresentanza che la sinistra non sa colmare. Anche l’iniziativa promossa ieri a Montecitorio, per celebrare la raccolta di firme sulla legge di iniziativa popolare che propone una diversa rappresentanza sindacale e un diverso potere decisionale dei lavoratori, mostra questo vuoto.
Perché avete promosso questa legge popolare e cosa dice il testo che ieri avete presentato al presidente Fini? La proposta nasce dal fatto che negli ultimi dieci anni ci sono stati tre accordi separati sul Contratto nazionale e uno sul modello contrattuale che ha visto l’esclusione della Cgil. Chi decide davvero? Con il nostro progetto di legge decidono i lavoratori, tramite il referendum, e le rappresentanze (Rsu) chiamate al tavolo delle trattative sono anch’esse elette democraticamente. Inoltre le Rsu vengono estese a tutte le aziende, anche quelle con meno di15 dipendenti.
C’è un legame con le mobilitazioni nel Paese che chiedono la salvaguardia della
Costituzione o dei diritti democratici come la protesta "anti-bavaglio"?
Certo. Anzi, se devo dirlo con uno slogan direi che anche noi ci battiamo contro il bavaglio, quello ai lavoratori. I lavoratori non possono essere oggetto delle trattative sindacali ma soggetto attivo. E la democrazia è uno strumento per dare efficacia alla partecipazione che altrimenti rischia di esplicitarsi solo tramite la Tv. La democrazia e la difesa dei diritti del lavoro sono elementi chiave anche per affrontare la crisi e uscirne, se non c’è maggiore certezza e
maggiore stabilità, se restano in campo solo l’insicurezza e la provvisorietà che emergono da Pomigliano resta solo la crisi e le politiche che l’hanno prodotta. E che hanno fallito. L ‘ a m m i n i s t r a t o re delegato di Fiat, Sergio Marchionne, dice che i sindacati Usa sono più
c o m p re n s i v i . Capisco che un amministratore delegato non parli mai male dei suoi soci, visto che i sindacati, tramite i Fondi pensione, sono divenuti zionisti della Chrysler dopo il alvataggio di Obama. Il vero problema è che la Fiat non ha mai aperto la trattativa e ha detto soltanto "firmate questo altrimenti non investo". L’ALLEANZA PER IL
Ma voi a che condizioni potete firmare. Esiste l’ipotesi di una "firma tecnica"?
Le firme tecniche non esistono. Sulla nostra impostazione hanno votato il Comitato centrale della Fiom, l’assemblea di Pomigliano e l’assemblea nazionale dei delegati Fiat. E tutte all’unanimità. Noi ribadiamo una cosa semplice: se si applica il contratto nazionale, la Fiat ha la garanzia della produzione della Panda a Pomigliano, ha i 18 turni, gli straordinari di 40 ore e anche la possibilità di gestire diversamente le pause. Basta applicare il contratto.
A che cosa non potrete mai rinunciare in un’ipotetica trattativa?
Alla Costituzione, alle leggi e al rispetto del Contratto nazionale, tutti diritti indisponibili. Su Pomigliano la Fiat dovrebbe riflettere seriamente. Un’idea autoritaria che umilia la dignità dei lavoratori la danneggia. La reazione alla sua impostazione non si è vista solo a Pomigliano ma anche a Mirafiori, a Melfi e in altre fabbriche. Se si decide di applicare il Contratto nazionale così com’è noi siamo pronti a firmare. Non a caso a Termini Imerese abbiamo
prodotto noi una novità.
A Termini Imerese la Fiat ha deciso che chiuderà lo stabilimento spostando in Polonia la produzione. Che cosa proponete voi?
Se la Fiat ha deciso di dismettere la produzione entro il 2011, allora noi chiediamo che vengano individuati altri produttori di auto, diversi dalla Fiat ovviamente, che si impegnino a rilevare lo stabilimento. Si tratterebbe di un’assunzione di responsabilità sociale.
Con la Cgil il clima è più disteso? Che rapporti avete ora?
Direi che dopo il voto la Cgil si è associata al nostro giudizio: riapertura della trattativa, difesa dei diritti indisponibili. Quello che manca ancora è una continuità della mobilitazione e una maggiore azione della Cgil. Il futuro delle relazioni industriali di questo paese, la stessa possibilità di mantenere in vita un Contratto nazionale di lavoro, si gioca nei prossimi sei mesi. La Cgil deve muoversi ora e non aspettare di rientrare al tavolo del "modello contrattuale" perché ci entrerebbe solo in posizione sub o rd i n a t a .
Cosa chiede questa Fiom alla politica, alle opposizioni?
Di assumere la centralità del lavoro come punto di azione concreto. Al lavoro si sono sempre chiesti sacrifici in nome dell’interesse generale. Poi si è visto che si trattava di interesse privato. Ci sono ingiustizie e ineguaglianze insopportabili: chi parla di tagliare le pensioni ha pensioni da favola; l’evasione fiscale è indecente e allo stesso tempo
si fanno leggi per salvare singole persone. È anche la percezione di questa ingiustizia che ha fatto identificare moltissimi lavoratori con la Fiom. Sarebbe ora che anche la politica, l’opposizione, le forze di sinistra, si identificassero con quei lavoratori.