Più posti solo nei servizi

04/11/2003



      Martedí 04 Novembre 2003

      ITALIA-LAVORO
      Più posti solo nei servizi

      Grandi imprese – Anche in agosto il calo degli occupati è concentrato nell’industria


      ROMA – Continua a calare l’occupazione nelle grandi imprese, mentre i servizi stanno lentamente tornando ad assumere. In agosto, infatti, nelle grandi industrie si è registrata una diminuzione degli occupati dipendenti del 3,3% su base annua.
      Nel settore dei servizi, al contrario, l’aumento è stato dello 0,3 per cento. Nel complesso, secondo l’Istat, la flessione dell’occupazione dipendente ha raggiunto l’1,1%, confermando il trend al rallentamento della fase negativa che ha finora caratterizzato il 2003. In agosto, comunque, le grandi imprese hanno perduto 23mila posizioni lavorative (su un totale di circa 2 milioni), a saldo di un calo di 27mila dipendenti nell’industria e di un aumento di 4mila posizioni nei servizi. I posti di lavoro persi negli ultimi due anni sono invece 56mila. Anche i dati destagionalizzati sono al ribasso e denunciano una flessione dello 0,2% rispetto a luglio (-0,4% al netto della cassa integrazione), mentre i servizi sono completamente immobili. Nell’agosto 2003 gli occupati alle dipendenze delle imprese industriali con oltre 500 addetti sono scesi del 3,3% su base annua (-3,5% al netto del ricorso alla cassa integrazione). Le ore effettivamente lavorate per dipendente – al netto degli effetti di calendario – sono aumentate dell’1,9%, mentre il ricorso alla cassa integrazione è cresciuto del 4,2 per cento. Le retribuzioni lorde per dipendente sono aumentate del 3% (+5,2% la retribuzione media per ora lavorata). Il costo del lavoro infine è salito del 2,9% (+5% per ora lavorata). Una dinamica timidamente positiva si osserva invece nei servizi, dove in agosto si è verificata una crescita dello 0,3% su base annua.
      A trascinare la ripresa occupazionale sono, soprattutto, il commercio (+7,3%), alberghi e ristoranti (4,5%) e le altre attività professionali (+2,8%). In diminuzione, sempre al netto dell’effetto calendario, il numero delle ore lavorate (-2,3%), mentre il ricorso alla cassa integrazione sale dello 0,6 per cento. Le retribuzioni lorde sono aumentate del 2,7% (+7% la retribuzione per ora lavorata) e il costo del lavoro è salito del 3,2% (+7,4% per ora lavorata). Complessivamente, in agosto nelle grandi imprese le retribuzioni sono aumentate del 2,8% su base annua (+6,2% per ora lavorata) e il costo del lavoro medio per dipendente del 3,1% (+6,2% per ora lavorata). Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl, ha commentato i dati osservando che «stiamo facendo una discussione interminabile sulla Cina e sugli altri concorrenti ma nei fatti si abbandona la grande impresa italiana a se stessa, dimenticando che è l’unico presidio che possa esprimere quella qualità di prodotto contrapponibile ai Paesi che producono a basso costo». Secondo Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, si tratta di dati purtroppo ampiamente annunciati e «malgrado le massicce dosi di flessibilità introdotte nel mercato del lavoro, la mancanza di politiche di sviluppo fa volgere al nero il barometro della nostra economia con relative cadute occupazionali e nella nostra capacità a competere». Il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, esprime la preoccupazione per la situazione del Sud e invita il Governo a far sì che «la Finanziaria favorisca la costituzione di nuove piccole e medie imprese attraverso maggiori incentivi, un più facile accesso al credito, più formazione e più sicurezza per contrastare la criminalità mafiosa».

      ELIO PAGNOTTA