Più occupazione, ma l’Italia è in crisi

25/09/2003





 
   
25 Settembre 2003




 
Più occupazione, ma l’Italia è in crisi
Gli occupati aumentano, ma a ritmi più lenti. Pochi i nuovi ingressi nel mercato, la «crescita» è dovuta ai lavoratori che ritardano la pensione. Disoccupazione all’8,3%. E’ polemica tra governo, sindacati e industriali: il ministro Maroni è «confortato» dai dati, per Confindustria «le cifre rispecchiano la difficoltà dell’economia». Critiche anche da Cgil, Cisl e Uil
ANTONIO SCIOTTO
ROMA
Aumenta l’occupazione, anche se il ritmo di crescita ha una battuta d’arresto. Secondo l’ultima rilevazione trimestrale Istat gli occupati italiani si sono attestati in luglio a 22.215.000 unità, 231 mila in più rispetto allo stesso mese del 2002: un aumento dell’1% a fronte del più positivo 1,4% del trimestre precedente. Il numero di quelli che lavorano è il più alto dall’ottobre del 1992, e un dato positivo viene dalla disoccupazione, scesa all’8,3% dall’8,7% dell’anno scorso. Diminuiscono del 4,6% le persone in cerca di lavoro: sono 1 milione e 999 mila. Ma rispetto all’aumento degli occupati bisogna gioire con cautela: la maggior parte dei posti in più, ben 161 mila sui 231 mila, si registra infatti nella fascia di età tra i 50 e i 59 anni, e dunque più che di nuovi ingressi – spiegano i tecnici dell’Istat – si tratta di permanenze nel mercato del lavoro per ritardata uscita verso il pensionamento. Una conseguenza, aggiunge l’Isae, «del graduale allungamento dell’età pensionabile per anzianità, dell’abolizione del divieto di cumulo fra pensioni e redditi da lavoro e della riduzione del ricorso ai prepensionamenti».

Il sud, disoccupazione a due cifre

Nell’arco dei 12 mesi il tasso di disoccupazione è passato dal 6,7% al 6,3% per gli uomini e dall’11,7% all’11,2% per le donne. L’incidenza dei giovani (15-24 anni) in cerca di occupazione sulle forze lavoro della stessa età si è attestata sul 25,8%, in calo rispetto al 26,1% di un anno fa. Il tasso di disoccupazione di lunga durata è sceso dal 5,2% di luglio 2002 al 4,7%. La riduzione del numero delle persone in cerca di occupazione ha interessato soprattutto il mezzogiorno e in misura contenuta il nord. La percentuale di disoccupati si è ridotta nel nord-ovest, passando dal 4,5% del luglio 2002 all’attuale 4,1%. Nel sud Italia, invece, unica zona ancora caratterizzata da un tasso di disoccupazione a due cifre, l’indicatore è sceso dal 17,9% al 16,8%. Il rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le forze di lavoro ha viceversa registrato un lieve incremento sia nel nord-est, dove si è attestato sul 2,9%, cioè un decimo di punto in più rispetto al luglio 2002, sia nel centro, dove si è portato al 6,3% dal 6,1% di un anno prima. L’incremento occupazionale più forte si è avuto nel nord ovest (+90 mila unità). Il nord-est ha registrato un progresso dell’1,1% (+54 mila unità), mentre per il centro il ritmo di crescita dell’occupazione è stato dell’1,4% (+62 mila unità). Più lieve il progresso del mezzogiorno, pari a +0,4% (+25 mila unità).

La Cgil: «Il paese è in piena stasi»

Il governo ha «capitalizzato» subito i dati, parlando di cifre «straordinariamente positive». Secondo il ministro del welfare Maroni l’alta percentuale registrata tra gli anziani «è dovuta in parte all’aspettativa che si ha rispetto agli incentivi promessi dal governo». Considerazioni di tono opposto vengono da Confindustria, secondo cui «il rallentamento della crescita occupazionale riflette le difficoltà dell’economia». «Se considerato al netto dei fattori stagionali, – evidenzia Viale dell’Astronomia – il dato Istat indicherebbe addirittura una flessione del numero di occupati, ancorché lieve (-6.000 persone, -0,03%)». Confindustria è scettica anche sul calo della disoccupazione: «Il minor numero di disoccupati riflette un crescente scoraggiamento rispetto alle possibilità di trovare lavoro alla luce delle peggiorate condizioni dell’economia». La Cisl invita a guardare al sud, «ancora troppo lontano dal resto del paese», mentre la Uil si sofferma sulla crescita apparente dei posti, concentrata tutta sulla fascia degli anziani. Per Agostino Megale, presidente Ires Cgil, «i dati non devono trarre in inganno: il 90% dell’incremento occupazionale dipende dai servizi, in un contesto nel quale l’Italia vede la produzione industriale in calo ormai da 30 mesi, un rallentamento degli investimenti e la crisi più grave degli ultimi 20 anni». «Siamo in una situazione di stasi – aggiunge il segretario confederale Cgil Marigia Maulucci – e il dato più negativo è che l’occupazione aumenta soprattutto nel centro-nord e non nel sud». Maulucci sottolinea infine che, a dispetto dei dati Istat, secondo l’ultimo rapporto che la Cgil presenterà oggi la disoccupazione è in realtà in aumento.