Più Fisco e previdenza per il lavoro occasionale

12/03/2002





Il Welfare sta studiando l’equiparazione alle collaborazioni
Più Fisco e previdenza per il lavoro occasionale
M.Pe.
MILANO – La lotta al sommerso passa anche attraverso la regolarizzazione dei rapporti di lavoro a prima vista ininfluenti. Il ministero del Welfare sta infatti studiando un ticket, simile ai buoni pasto, per mettere in regola i lavori occasionali. Che saranno così equiparati, quanto a trattamento fiscale, previdenziale e per l’assicurazione contro gli infortuni, alle collaborazioni coordinate e continuative. A rilanciare la proposta è stato Alberto Brambilla, sottosegretario al ministero del Welfare, a margine di un convegno organizzato ieri a Milano dall’università Bocconi per presentare – come già era stato fatto recentemente a Roma – «Il rapporto Inpdap sullo Stato sociale 2001». «Ci sono infiniti rapporti di lavoro occasionali – ha detto Brambilla – che oggi sfuggono a qualunque regolarizzazione, per i quali vengono impegnati, sebbene per poche ore, tantissime persone. Pensiamo all’attività delle colf impegnate sporadicamente dalle famiglie, al giardiniere a tempo perso, alle vendemmie». Si tratta di innumerevoli rapporti di breve durata che a tutt’oggi non sono regolari. Ebbene – ha spiegato il sottosegretario – stiamo lavorando a un buono, che potrebbe chiamarsi "T-lavoro", simile nella forma ai ticket restaurant, con diverse fasce di costo orario e una parte da compilare con le generalità del prestatore d’opera». Il "T-lavoro" sarebbe venduto in banca, in posta, all’Inps e forse anche presso le agenzie di lavoro interinale. Chiunque potrebbe acquistarlo al prezzo ancora indicativo di cinque o sei euro. Una volta effettuata la prestazione lavorativa, il collaboratore occasionale, assieme al compenso, riceverebbe anche il bollettino da presentare nelle strutture autorizzate che provvederanno, tramite Sogei, al versamento dell’imposta (pari al 20%), dei contributi Inail (a seconda dell’attività svolta) e all’aliquota previdenziale del 10-14%, la stessa che versano attualmente i collaboratori coordinati e continuativi iscritti all’Inps. Il progetto si inserirebbe nel più vasto piano della lotta al sommerso, per la quale Brambilla ha caldeggiato l’idea di istituire un’apposita commissione composta anche da rappresentanti delle parti sociali. Ma nel corso del suo intervento all’Università Bocconi il sottosegretario al Welfare ha parlato anche e soprattutto di previdenza complementare. Di fronte a una cinquantina di gestori presenti in sala Brambilla ha sottolineato che il secondo pilastro pensionistico deve essere utilizzato dal lavoratore come «possibilità di scelta» e ha richiamato alla necessità di regole per la protezione e la trasparenza dei fondi pensione. Per il sottosegretario, infatti, «il fondo pensione è una cosa etica, è seria e non può essere gestito in termini speculativi. Servono, al contrario, forti tutele e amministrazioni indipendenti». Mi fa piacere – ha concluso Brambilla – che sia l’Abi che l’Ania si siano dimostrati ricettivi». Quanto allo Stato sociale vero e proprio, infine, nel rapporto Inpdap è stato sottolineato che l’Italia è in linea con la Ue: se depurata del carico fiscale (nel 2002 il 2% del Pil) la spesa per il Welfare, e in particolare per pensioni, è in linea con quella degli altri Stati europei.

Martedí 12 Marzo 2002