Più entrate e più spese: il «tesoretto» è a rischio

13/06/2007
    mercoledì 13 giugno 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Più entrate e più spese
    il «tesoretto» è a rischio

      In vista del Dpef si infiamma la discussione sull’uso dell’extragettito. Il Tesoro: cautela e rispetto dei vincoli

        di Bianca Di Giovanni / Roma

        CAUTELA – Corrono le entrate, ma corrono anche le spese, che rischiano di ridimensionare il tanto atteso «tesoretto». Già si sa che il Dpef di fine giugno sarà accompagnato dal decreto destinato a distribuire le risorse del maggior gettito. Ma a quanto pare il provvedimento sarà bifronte: da una parte si finanzieranno le misure del welfare, dall’altra si correggeranno le voci di spesa che risultano fuori linea. Si parla sempre di una cifra attorno ai 2,5 miliardi in ragione d’anno da destinare al welfare, come chiedono i sindacati. Ma l’intervento arriva a metà anno, così le risorse per il 2007 si riducono alla metà, mentre l’altra metà circa andrà a coprire le maggiori spese dei ministeri, che non stanno rispettando gli obiettivi della manovra. Per ora il menù da finanziare resta sempre lo stesso: pensioni basse, nuclei familiari, scalone (che però riguarda il bilancio 2008). Quanto alla casa (ieri l’Anci ha chiesto un miliardo per le politiche abitative), in parlamento procede il «pacchetto» nella delega sulle rendite. Si pensa a una franchigia per l’Ici fino a 90-100 metri quadrati dal 2008, come rivela il sottosegretario Alfiero Grandi. Anche in questo caso non si tratta comunque di «tesoretto».

        In questi giorni si decide sui pensionati più poveri, a cui dovrebbero essere destinati circa 700 milioni, per un aumento dell’assegno mensile tra i 60 e gli 80 euro (ipotesi non confermata). Stessa cifra servirà per gli assegni ai nuclei familiari. Il resto sarebbe destinato all’assestamento del bilancio. Quella correzione sta diventando più preoccupante nelle ultime ore. Finora macavano all’appello circa 2 miliardi di risparmi dei ministeri e un miliardo da destinare alle infrastrutture (Anas e Fs). In questi giorni si apre anche il «caso» studi di settore: la loro revisione è cifrata per 1,7 miliardi in Finanziaria. Ma le pressioni che arrivano dalle categorie coinvolte sulla manutenzione prevista rischiano di vanificare anche quel risultato. Non è un caso che parlando ieri alla scuola di polizia tributaria il sottosegretario Nicola Sartor ha «richiamato all’ordine» parlamentari e ministri. Ha parlato di «confronto, spesso aspro, con le forze politiche e con le prospettazioni, peraltro legittime, dei singoli parlamentari che esercitano il loro potere di emendamento». È in questa fase, ha sottolineato, «che il legittimo esercizio delle prerogative attribuite ai parlamentari o esercitate dai singoli ministri rischia di compromettere, per il futuro, la coerenza complessiva della manovra e di rendere più difficile il rispetto degli equilibri finanziari». Come dire: attenzione alle spese, anche perché nella prosisma Finanziaria non si potrà certo aumentare la pressione fiscale. Vista così non si prospetta facile la riunione in programma domani tra maggioranza e governo proprio sul tema del Dpef e le politiche di bilancio. Il vertice dedicherà una «sezione» anche alle risorse per il welfare, su cui al tavolo di venerdì si comincerà a scoprire le carte. Nel centro sinistra si confrontano due «partiti». C’è chi vuole far slittare tutto a luglio, quando saranno finalmente certe le cifre, soprattutto dopo che la scadenza per il pagamento degli studi di settore è stata spostata al 9 luglio (dal 18 giugno). L’altro «partito» chiede un intervento subito, a fine giugno, in cui destinare 2,5 miliardi, per rinviare a luglio eventuali nuove misure se il maggior gettito fosse più robusto. Nelle stanze del governo c’è ancora confusione, anche perché «non basta verificare le entrate – spiegano i tecnici dell’Economia – ma anche la loro qualità. Bisogna sapere se sono una tantum o strutturali. Non è semplice».

        Intanto sul fronte delle entrate continuano a giungere buone notizie. Secondo la Banca d’Italia nei primi 4 mesi dell’anno nelle casse pubbliche sono entrati 6,7 miliardi in più rispetto a 12 mesi fa (+ 6,9%), a quota 103,815 miliardi rispetto ai 97. 118 del quadrimestre di un anno fa. Al buon risultato si acocmpagna però un nuovo aumento del debito pubblico, che a marzo sale a 1.603,941 miliardi di euro, dai 1.596,042 miliardi di febbraio.