Più di centomila in piazza nel nome di Giuliani

22/07/2002







(Del 21/7/2002 Sezione: Interni Pag. 7)
Più di centomila in piazza nel nome di Giuliani
Genova, grande manifestazione nell´anniversario del G8. Il Gsf: successo inatteso

GENOVA
Un corteo di centotrentamila persone, dal Forum Sociale ai Cobas, da Attac a Legambiente, dalla Fiom a «Lavoro e società», ovvero la rappresentanza della Cgil, da Emercency all´Arci, dai Comunisti italiani a Rifondazione, dai Disobbedienti agli anarchici compagni di Valpreda, persino a un improbabile Movimento uomini casalinghi. Un´ora e un quarto per vederlo sfilare tutto, dalla testa alla coda, a rappresentare in una costruita compattezza le mille anime di un movimento estremamente diversificato. Pugni levati e bandiere pacifiste, jam-session scatenate e bordate di «assassini» alla ventina di poliziotti opportunamente defilati. E ancora le note di «Bella ciao», gli slogan coniati ai tempi di Pinochet, senza dimenticare le antiche scansioni ritmiche di «Ce n´est qu´un debout, continuons le combat» o «I morti di Reggio». Magliette rosse e piercing, capelli bianchi e boccoli rasta, bambini con i palloncini e cani al guinzaglio, bottiglie d´acqua rigorosamente naturale e scie di spinelli, dalla vecchia contestazione all´attuale antagonismo. Genova ha ricordato così, ieri, la morte di Carlo Giuliani, ucciso il 20 luglio dell´anno scorso, nei giorni del G8, durante l´assalto a un Defender dei carabinieri rimasto bloccato in piazza Alimonda. Una manifestazione andata al di là delle stesse aspettative degli organizzatori: erano stati annunciati trentamila partecipanti, ne sono arrivati quattro volte tanti. «Un successo che va oltre le nostre più rosee previsioni» il commento di Vittorio Agnoletto, portavoce storico del Social Forum, alla testa del corteo, sotto lo striscione «Il nostro futuro non è una merce. Con Carlo nel cuore». L´omaggio a Giuliani è cominciato fin dalle 9 del mattino, con un flusso continuo in piazza Alimonda, dove oltre alla cancellata coperta di fiori, biglietti e candele, è stato realizzato un secondo altare laico, con una kefiah stesa a terra e il disegno simbolico di un volto giovane dietro le sbarre. Heidi, la madre di Carlo, indossava la canottiera bianca del figlio, quella che gli ha fatto da sudario il 20 luglio 2001. Alle 17,27, ora della morte del giovane, il previsto minuto di silenzio è diventato un applauso di un quarto d´ora, mentre Heidi allargava le braccia come volesse stringere a sè la folla intera, seduta con il marito Giuliano e la figlia Elena accanto al punto in cui Carlo cadde. E l´applauso si è propagato nelle strade vicine, in corso Buenos Aires, fino in piazza Verdi e via XX Settembre dove si stava componendo il corteo. Lontani i carabinieri, destinati ad altri incarichi per non farli entrare in contatto con i manifestanti, le forze dell´ordine «a vista» erano limitate a una cinquantina di uomini all´inizio del corteo e ad altrettanti in coda, oltre ad una ventina defilati in un angolo, sul marciapiede, proprio sotto le finestre della sede del Fronte nazionale, il movimento di estrema destra simpatizzante con i Freiheitlichen di Joerg Haider. In mezzo, i centotrentamila, opportunamente divisi, per scelta stessa degli organizzatori, in due sezioni: nella seconda, i Disobbedienti di Luca Casarini. Ed è proprio quando la coda del corteo è passata sotto le finestre del Fronte nazionale che si sono concretizzati alcuni momenti di tensione. Il servizio d´ordine del corteo ha previsto la situazione e si è schierato ad arco intorno alla polizia che presidiava la sede del Fronte nazionale (è al primo piano, senza insegne esterne). Alcuni manifestanti hanno inveito contro i compagni: «Difendete quelli contro di noi?». Sono volate bottiglie di plastica e getti d´acqua sulla polizia. Gli agenti non si sono mossi, non hanno fatto nemmeno il gesto di ripararsi: gli ordini del questore Oscar Fioriolli erano stati precisi. E´ arrivato il camion dei Disobbedienti e dall´altoparlante qualcuno ha gridato: «Questa presenza serve solo per distrarci, serve solo agli scatti dei fotografi dei media. Poliziotti, questa manifestazione vi ignora. Deve ignorarvi». I toni servono solo per mascherare l´invito alla calma. Poi il corteo si è sgranato senza intoppi fino al Porto Antico, tra slogan e canti. Intanto, in piazza Matteotti, cuore di quella che fu la zona rossa, Giuliano ed Heidi Giuliani offrivano un brindisi finale, due damigiane di dolcetto prodotto dal «Foro contadino Altragricoltura», un finale per la «festa di Carletto» con don Andrea Gallo, il prete genovese di frontiera, e Franca Rame. Su un balcone di Palazzo Ducale, che fu la sede del vertice, era stata issata una gigantografia di Carlo, la stessa esposta a Porto Alegre.

Alessandra Pieracci