Più di 200 milioni i bimbi sfruttati E in Italia nessuno li conta

10/06/2010

Sono 215 milioni i bambini sfruttati nel mondo, una popolazione di età compresa tra i 5 e i 15 anni che non ha tempo per giocare e imparare. Una nazione grande – per intenderci – come l’Indonesia o quattro volte l’Italia. I bambini e gli adolescenti che, tra questi, subiscono forme di sfruttamento particolarmente dure, criminali, cioè che vengonovenduti e comprati, schiavizzati, utilizzati nell’industria del sesso e della pornografia, reclutati come bambini soldato o nelle bande criminali come corrieri e spacciatori di droghe, sono 150 milioni, secondo l’Unicef. Come l’intera popolazione russa. Nella migliore ipotesi sono 115mila, secondo l’ultimo rapporto dell’Ilo, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, presentato ieri alla Farnesina, un aggiornamento delle stime che l’agenzia delle Nazioni Unite per la giustizia sociale compie una volta ogni quattro anni e che dopodomani celebra la Giornata mondiale di attenzione al problema. In molti Paesi – dal Brasile all’India – buona parte dello sfruttamento minorile è visibile, alla luce del sole. Sono i ragazzi di strada, che mendicano e sniffano colla e altro. Un fenomeno che però sta lentamente diminuendo, via via che migliorano le possibilità economiche delle famiglie e delle comunità locali e che vengono attuati interventi di sostegno e di recupero nelle situazioni di maggior degrado. Nei Paesi dell’Africa Sub-sahariana, la parte più povera del mondo, invece – segnala l’Ilo – lo sfruttamento dei minori «è in preoccupante ascesa »: si contano lì 65 milioni di bambini che per procacciarsi da vivere non hanno il tempo acquisire conoscenze per migliorare la loro condizione di partenza. Perché gli esperti dell’Unicef e della campagna Stop Child Labour -promossa anche dal Cesvi- sono concordi su un punto fondamentale: l’unica via di uscita
dallo sfruttamento e dal degrado è la scuola, un’educazione «di qualità, obbligatoria e gratuita». Perciò la Cooperazione italiana finanzia progetti di «Case del sorriso», che sono centri diurni di educazione e assistenza in luoghi come la periferia di Harare in Zimbabweo le baraccopoli di Lima in Perù. Sempre la Cooperazione insieme alle ong interviene in Kenya a Malindi, in Cambogia e in Repubblica dominicana con progetti contro il turismo sessuale degli stessi italiani. In altre parti – dal Guatemala alla Nigeria – si tratta invece di interventi che cercano di contrastare la tratta di minori e donne.
I DATI ISTAT
«Violenza diffusa, disoccupazione, corruzione, rottura delle relazioni familiari e comunitarie – scrive l’Ilo nel rapporto – alimentano e perpetuano il circolo vizioso povertà-sottosviluppo- assenza di una cultura basata sul rispetto dei diritti umani ». E in Italia? «Purtroppo ci stiamo rapidamente avvicinando a situazioni del terzo mondo» , ammette Mario Sammartino, vice direttore della Cooperazione. Per l’Istat ci sono due milioni di ragazzi in età scolare che non vanno a scuola. Quanti di questi finiscono nelle reti dello sfruttamento? «In verità nonsi sa – dice il direttore dell’Unicef Italia Mario Salvan – esistono solo stime e con parametri molto difformi, quella della Cisl parla di 300mila ragazzi che saltuariamente lavorano e saltuariamente vanno a scuola ma un’idagine dell’osservatorio ministeriale non c’è e manca un piano d’azione dal 2004».Sembra che all’Italia e in particolare a questo governo di come crescono le prossime generazioni non interessi un granchè.