Più danni per tutti – di Guglielmo Epifani

01/10/2002


  Economia




01.10.2002
Più danni per tutti

di 
Guglielmo Epifani


 La Finanziaria varata dal Consiglio dei ministri è contro l’Italia. Perché contemporaneamente non è in grado di fare rigore, nè di determinare condizioni di sviluppo nella fase di forte rallentamento dell’economia e non rispetta nemmeno criteri di equità sociale. Il governo non fa rigore perché i conti sono approssimativi. Dopo mesi di propaganda ottimistica, l’esecutivo ha dovuto guardare in faccia una realtà totalmente diversa.
Ma oggi i numeri sugli introiti previsti sono assolutamente aleatori e il concordato fiscale oltre a essere iniquo dal punto di vista morale è del tutto sovrastimato rispetto alle possibilità reali.
La Finanziaria non assicura sviluppo perché taglia agevolazioni e investimenti ai settori produttivi e soprattutto al Mezzogiorno, il limite del Patto per l’Italia si trova così confermato come la Cgil aveva più volte denunciato: non c’è nessuno strumento di intervento a breve per sostenere gli investimenti. Un imprenditore che volesse investire oggi nel Sud non può farlo perché non sa quale quadro di agevolazioni e convenienze ha a disposizione.
Con il rallentamento dell’economia mondiale e le gravi difficoltà, evidenti a tutti, del nostro sistema, il Mezzogiorno corre il rischio di perdere quelle possibilità di ripresa che negli anni scorsi si erano verificate. La Finanziaria, inoltre, non è equa perché la riduzione del peso fiscale arriva tardi ed è l’anticipo di una nuova manovra fiscale tutta spostata a favore dei redditi medio-alti.
Non controllando l’inflazione e i prezzi, quello che i lavoratori a reddito più basso riceveranno lo pagheranno due volte. E, soprattutto, tagliando i trasferimenti agli enti locali nei settori della scuola e della sanità, il governo costringerà i cittadini, in particolare i giovani e gli anziani, a non avere più le prestazioni che fino ad oggi erano garantite e li costringerà a pagarsele da soli.
Questa, poi, è una Finanziaria che ripristina una grande centralizzazione delle decisioni di spesa, un’assoluta discrezionalità di Roma a danno di Comuni e Regioni che vedono fortemente limitata la propria autonomia e i propri poteri.
Si chiude così, con questo intervento pericoloso e dannoso per il Paese, il quadro degli attacchi avviato dal governo Berlusconi in materia di diritti con la minaccia all’articolo 18 e con la delega sul lavoro, e tutto questo non fa che confermare e rafforzare le ragioni dello sciopero generale indetto dalla Cgil per il prossimo 18 ottobre. Non a caso l’abbiamo chiamato «Uno sciopero per l’Italia», per l’Italia dei diritti, dello sviluppo con la qualità, per un Paese fondato sulla coesione sociale e istituzionale.