Più complicata la gestione dei futuri professionisti

31/05/2004

       
         
        ItaliaOggi  - Lavoro e Previdenza
        Numero
        128, pag. 57 del 29/5/2004
        Autore:
        di Daniele Cirioli
         
        Più complicata la gestione dei futuri professionisti

        Si fa più complicata la gestione degli aspiranti commercialisti negli studi professionali. E anche più onerosa. Assimilare i rapporti di tirocinio al lavoro a progetto, infatti, implicherà l’osservanza degli obblighi contrattuali (compenso, diritti al collaboratore ecc.), previdenziali (versamento contributo all’Inps), fiscali (cedolino paga, Cud) e amministrativi dei co.co.co.

        L’indirizzo comune sulla gestione degli aspiranti commercialisti negli studi professionali proposto dai dottori commercialisti tende a definire regole univoche sugli aspetti economici del praticantato. Pur essendo di natura essenzialmente gratuito, il praticantato non esclude che il professionista (c.d. dominus) possa erogare al tirocinante somme a riconoscimento dell’impegno profuso. L’attuale normativa in materia, infatti, prevede che l’attività sia resa a titolo gratuito (salvo rimborso spese) e dal punto di vista contrattuale, fiscale e contributivo non richiede obblighi in capo al professionista.

        La soluzione suggerita dal Cndc è quella di ricondurre la fattispecie nell’ambito delle co.co.co., piuttosto che considerare i compensi naturali borse o sussidi di studio. È una soluzione, dunque, che implicherà costi accessori di gestione (senza considerare che i professionisti possano per questo divenire meno ospitali) e, peraltro, proposta con argomentazioni poco convincenti sul piano sostanziale. Rimandando al testo della circolare per i puntuali riferimenti, gli aspetti che si prestano a maggiore criticità riguardano la causa e la natura del rapporto di tirocinio.

        Sul primo aspetto, la giurisprudenza insegna che ´la causa del rapporto di praticantato è quella di assicurare al giovane praticante, da parte di un professionista, le nozioni indispensabili per mettere in atto, nella prospettiva e nell’ambito di una futura determinata professione intellettuale, la formazione teorica ricevuta nella sede scolastica’ (Cassazione n. 6645/97).

        La difficoltà, in tal caso, è rappresentata dalla conciliazione della causa del praticantato con quella delle nuove co.co.co. Inquadrare il tirocinio come co.co.co., infatti, porterebbe inevitabilmente a definire un progetto che rappresenta un interesse, per quanto legittimo, del tirocinante e non del professionista il quale, piuttosto, in qualità di committente, ai sensi del dlgs n. 276/03, è tenuto a determinarlo in funzione di un risultato finale connesso alla sua attività principale o accessoria.

        La mancanza di autonomia e la presenza di un controllo da parte del dominus, d’altro canto, sono anch’essi elementi sufficienti ad escludere la natura parasubordinata del tirocinio. L’elemento qualificatorio essenziale delle co.co.co., infatti, è proprio l’autonomia del collaboratore nello svolgimento dell’attività dedotta in contratto.

        E deve trattarsi di autonomia piena, mitigata esclusivamente da forme di coordinamento con il committente.