Più attenzione per i silenti Enasarco (F.De Gregorio)

04/10/2007
    giovedì 4 ottobre 2007

      Pagina 50 – Agenti di commercio
      Pagina a cura della Federagenti Cisal

        Prosegue il dibattito su quanti hanno versato i contributi, senza maturare il diritto alla pensione.

        Più attenzione per i 100 mila silenti

          Federagenti impegnata a risolvere questo paradosso italiano

            di Fulvio De Gregorio*
            * segretario generale Federagenti

              Come immaginavamo il problema dei silenti, cioè delle migliaia di persone che sono state costrette a versare per anni i contributi all’Enasarco, senza poter maturare il diritto alla pensione, né ad alcuna prestazione, sta diventando un casus belli. Infatti l’articolo 36 del regolamento della Fondazione Enasarco prevede la restituzione del 30% dei contributi versati solo nel caso di cambio di attività e di trasferimento ad altro fondo previdenziale integrativo obbligatorio, ma questa tipologia di fondi non esiste nel nostro ordinamento pensionistico, né sono in vista riforme in tal senso. Allo stato, quindi, un agente di commercio in caso di cessazione dell’attività prima di aver raggiunto i 20 anni di versamenti all’Enasarco per non perdere contributi non ha altra scelta che proseguire con i versamenti volontari, ma se non ha i requisiti per accedere alla contribuzione volontaria (sette anni di anzianità maturati) o non ha la convenienza perché in là con gli anni, le somme depositate presso l’Enasarco sono irrimediabilmente perse. Questa anomalia penalizza in modo pesante, secondo le stime che l’ex commissario straordinario dell’Enasarco Giovanni Pollastrini ha portato all’attenzione della Commissione parlamentare di controllo, almeno 100 mila persone che vantano un’anzianità contributiva superiore a cinque anni. Il fatto ancora più scandaloso è che l’Enasarco non sia riuscito a sanare (secondo noi non abbia voluto) la situazione, perlomeno consentendo il cumulo dei contributi versati presso l’Enasarco con i contributi Inps attraverso una previsione ad hoc da legare all’istituto della totalizzazione. La Federagenti si è da tempo attivata per risolvere quello che sembra un tipico paradosso italiano e ha ricevuto moltissimi segnali di apprezzamento e sostegno all’iniziativa da parte degli interessati e di numerosi parlamentari e tecnici. A fronte di ciò dobbiamo segnalare, per correttezza, anche l’unica espressione di dissenso fino a oggi ricevuta, che riportiamo di seguito integralmente perché ci consente di sgombrare il campo dagli equivoci o da voci messe in giro ad arte, magari da chi preferisce spendere i soldi dell’Enasarco in iniziative assurde e dispendiose, come il nuovo contact center che si vorrebbe istituire spendendo oltre 5 milioni di euro, piuttosto che attraverso interventi mirati a sanare discriminazioni e iniquità evidenti. Ma passiamo alla lettera del nostro associato che così espone il proprio legittimo punto di vista: «Scusate, ma scherziamo amici della Federagenti? Nel ’92, all’Inps, mia moglie aveva 13 anni di contributi. Lasciò il lavoro e il governo Amato stabilì che da 15 si sarebbe passati a vent’anni di contributi per avere la pensione. Pagare i contributi per sette anni si rivelò troppo oneroso e mia moglie perse la pensione. Nulla si poté fare contro lo stato. Perse tutti i soldi versati, tranne le eccedenze oltre il minimo. La regola era questa. Ora, con l’Enasarco in difficoltà incredibili, si vorrebbe instaurare una regola opposta e rimborsare i «silenti» (bella la definizione). I silenti siamo tutti noi, per un verso o per l’altro. Queste quote «fuori quota» non si sono mai rimborsate. Si vorrebbe fare un’eccezione oggi e affondare l’Enasarco e i suoi 100 mila pensionati, che hanno, come me, versato per 45 anni? Vorreste anche voi questo? Ma chi li ha i quattrini per rimborsare questi signori? Non l’Enasarco, e allora? Quanti sono i «silenti» che hanno sei mesi o un anno di contributi? Una marea. Mestiere difficile il nostro, molti mollano e poi rivorrebbero i quattrini versati per esercitare? Non ho capito la vostra posizione, la nostra direi, essendo iscritto. Volete che salti tutto? I versamenti Enasarco, se andati a buon fine, avrebbero fruttato una pensione. Basta l’abbandono per rivolere i quattrini? Le cifre si detraessero dal reddito: si ricalcoleranno tutti i redditi dell’epoca a spese dello stato? Ora io vi chiedo, con lo stesso titolo dell’ ex collega che ha scritto, di pubblicare questa mia, usandomi la cortesia di darle la stessa evidenza data al silente. G. B., iscritto Federagenti pensionati».

                Di seguito ecco la risposta della Federagenti: «Abbiamo preso nota delle sue osservazioni alla nostra proposta mirata a trovare un’equa soluzione alla posizione degli agenti che hanno effettuato per anni versamenti all’Enasarco senza poter maturare i requisiti pensionistici (dalla Fondazione definiti silenti) e la rassicuriamo sul fatto che la preoccupazione sul futuro dell’Enasarco, come ben saprà essendo nostro iscritto, è stata da sempre anche nostra. A maggior ragione, aggiungiamo noi, viste le difficoltà documentate dal commissario straordinario Giovanni Pollastrini nell’esaminare una gestione da lui nella sostanza definita pessima. Il riferimento che lei fa alla posizione di sua moglie nell’Inps è fortunatamente superato dalla nuova normativa del sistema contributivo che avrà certamente altre criticità, ma consente a chi maturerà in detto sistema cinque anni di contributi di avere diritto comunque a una prestazione (ovviamente modestissima) al maturare dell’età pensionabile. Per l’Enasarco a maggior ragione occorre trovare una soluzione perché trattasi di una previdenza integrativa seppure obbligatoria (unica previdenza nel sistema nazionale), mentre oggi la pensione integrativa è per tutti facoltativa e, quindi, occorre offrire ai futuri pensionati (i contribuenti di oggi) un motivo valido per restare obbligati a un sistema pensionistico Enasarco che presenta una gestione disastrosa in termini di rendimento e trasparenza e non dà alcun segnale positivo. Del resto già l’articolo 36 dell’attuale regolamento Enasarco prevede, su precisa indicazione del ministero del lavoro e della previdenza sociale, la restituzione di una parte dei contributi versati se non si raggiungono i requisiti per la pensione che però, grazie a un clamoroso errore del consiglio di amministrazione, è di fatto inattuabile. Ovviamente la sanatoria non potrà riguardare tutti i 500 mila agenti di commercio che hanno effettuato versamenti senza poter raggiungere la pensione, ma solo coloro che hanno un’anzianità di almeno cinque anni e il costo dell’operazione, esiste già uno studio attuariale in proposito, non sarà certo la causa del dissesto dell’Enasarco che la Federagenti sta tentando disperatamente di evitare. Del resto le formule che si possono trovare per la soluzione di un problema che lei stesso ha avvertito come ingiusto per la posizione di sua moglie sono molteplici e certamente dovranno tenere conto della tenuta contabile dei bilanci».

                Insomma il problema della sopravvivenza dell’Enasarco non è certo legato a un’equa sistemazione dei silenti, perché i veri danni sono stati e sono provocati da una gestione disastrosa che ancora è ben lungi dal vedere una via d’uscita. E questo anche grazie, dobbiamo ribadirlo ancora una volta, alla spartizione delle poltrone che il ministro del lavoro Cesare Damiano ha consentito avvenisse ancora una volta senza consultare la categoria e in dispregio alle più elementari regole della democrazia e dell’effettiva rappresentatività. Ma questo della gestione della Fondazione Enasarco è un altro capitolo sul quale torneremo presto con dati, fatti e nomi. Comunque, questo sappiano i nostri lettori, continueremo a pubblicare su ItaliaOggi tutte le osservazioni e i contributi che possono favorire nella categoria e tra gli addetti ai lavori un serio dibattito per la ricerca di soluzioni sia sul tema dei silenti che, più in generale, sul futuro assai nebuloso della cassa degli agenti di commercio.