Pisanu: c’è un disegno dietro gli attacchi alla Cisl

06/06/2003

    06 Giugno 2003

    «CONTINUITÀ IDEOLOGICO-OPERATIVA CON GLI OMICIDI DELLE BRIGATE ROSSE.
    ABBIAMO RAFFORZATO LE PROTEZIONI PER I DIRIGENTI»
    Pisanu: c’è un disegno dietro gli attacchi alla Cisl
    «È lo stesso filo Biagi-D’Antona»

    Mara Montanari

    ROMA
    C’è un’unica mente dietro agli omicidi Biagi e D’Antona e le minacce a Savino Pezzotta. Una «sostanziale continuità ideologica e fors’anche operativa» tra gli assassini dei due giuslavoristi e gli aggressori della Cisl. E’ questa l’ipotesi avanzata dal ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, nella sua informativa alla Camera sui recenti atti di matrice terroristica. Un’ipotesi suffragata dall’elenco meticoloso delle intimidazioni che si sono succedute negli ultimi mesi nei confronti di organizzazioni sindacali. Episodi che fanno parte «di una lunga sequela di violenze che si è venuta progressivamente infittendo dal luglio dello scorso anno – afferma il responsabile del Viminale – precisamente a partire dal ritrovamento, dinanzi all’ingresso della sede Cisl di Monza, di un ordigno esplosivo di fattura artigianale, fortunatamente inesploso». Una escalation che non può essere ricondotta solo a una «violenza politica diffusa», ma a «qualcosa di più grave – ragiona Pisanu – un vero e proprio disegno eversivo volto a isolare e colpire la Cisl e il suo leader, con il fine ultimo di rompere definitivamente l’unità sindacale», rimarcando le contrapposizioni emerse tra i sindacati in occasione della firma del «Patto per l’Italia», successivamente «accentuate con le polemiche legate al referendum sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, alla riforma del Welfare e alla trattativa separata per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici».
    La maggior parte delle azioni «va addebitata ai gruppi dell’antagonismo estremo e dell’eversione di matrice marxista-leninista». Sono quattro gli ultimi volantini minatori nei confronti delle Csil e di Pezzotta. Alcuni siglati Brigate Rosse, altri con sigle minori di impostazione marxista-leninista, altri ancora con sigle estemporanee quali Fronte Popolare di Liberazione-Comando Generale o Nuclei Armati per il Comunismo. Il 21 maggio scorso è stato recapitato un volantino «contro l’abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori» e «l’adesione della Cisl e della Uil al progetto neocorporativo del governo reazionario», a firma Nuclei Comunisti Rivoluzionari alla sede di Radio Popolare a Milano, in cui si rivendicava, tra l’altro, l’attacco della notte del 12 marzo scorso alla sede di Forza Italia in viale Monza. Il 23 maggio 2003, un altro volantino è arrivato alla sede Cisl di Staranzano (Gorizia), intestato Brigate Rosse Partito Comunista Combattente, ma ritenuto di dubbia paternità. Ancora, il 26 maggio, è pervenuto al Consiglio di Fabbrica della Piaggio, a Pontedera (Pisa), un volantino con l’intestazione: «La nostra azione nel progetto Br-Pcc». Infine, due giorni fa sono stati recapitati alla Cisl di Lecce alcuni fogli con il simbolo delle Brigate Rosse e la sigla Pcc e scritte su «Pezzotta servo di Berlusconi» e «Casa delle Libertà, uguale Casa del Fascio» .
    Secondo Pisanu «tutte le rivendicazioni più attendibili rivelano una comune matrice ideologica, una comune linea politico-sindacale fortemente avversa ad ogni ipotesi riformista». Dal luglio del 2002, si sono registrati 43 danneggiamenti a carico di sedi sindacali, 21 dei quali hanno riguardato strutture della sola Cisl e 13 la Cgil. A fronte di queste minacce, Pisanu annuncia di aver messo sotto scorta cinque dirigenti della Cisl e dispositivi di controllo «sono stati attivati nei confronti di dirigenti e sedi nazionali e periferiche di Cgil e Uil».
    Le valutazioni del Viminale sono state condivise anche dall’opposizione. «Le parole del ministro Pisanu confermano una preoccupazione che è anche la nostra – commenta il senatore diessino senatore Massimo Brutti – c’è una evidente affinità ideologica tra gli attentati di più modesta portata e i barbari omicidi di D’Antona e Biagi firmati dalle Brigate Rosse». Critico invece Giorgio Cremaschi, segretario della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici che contestò Pezzotta a Lucca: «Accostare il dissenso, che è legittimo, al terrorismo è la cosa più antidemocratica e stupida che ci possa essere».