Piombino. Parchi, si minaccia lo sciopero

10/06/2004


      GIOVEDÌ, 10 GIUGNO 2004
       
      Pagina 0 – 1 Piombino – Elba
       
      Parchi, si minaccia lo sciopero
       
      La Cisl denuncia: «Stipendi da fame ai lavoratori e turni massacranti senza riposi per sei mesi»
       
      PIOMBINO. Stato di agitazione e possibile sciopero tra i lavoratori della Società dei parchi. A dare fuoco alle polveri è ancora la Fisascat Cisl che conta il maggior numero di iscritti tra i 23 dipendenti a tempo indeterminato.
       In un volantino diffuso in città, il sindacato liquida come «scandaloso» il fatto che i lavoratori, da dieci anni, siano inquadrati come dipendenti del commercio e non nel comparto Federcultura, «visto che la società gestisce beni culturali e il suo presidente si onora della carica di coordinatore nazionale di Federcultura».
       «Non è solo una questione di etichette», rileva la Fisascat-Cisl ricordando che, in questo modo, i lavoratori guadagnano meno e devono eseguire mansioni non previste dal contratto.
       Il sindacato sottolinea anche che le maestranze hanno fatto in pieno la loro parte, caricandosi di uno sforzo straordinario ma che dopo quattro anni dalla sigla dell’integrativo, la Parchi ripropone un contratto ancora più penalizzante: «Stipendi da fame, capifamiglia che non prendono più di 900 euro al mese, turni di lavoro da catena di montaggio anni Sessanta, festivi sempre lavorati, l’impossibilità di accedere, per ben sei mesi, a ferie, riposi e permessi. Chi lavora alla Parchi non può portare i figli al mare. E con stipendi del genere, non può neanche portarli alle Maldive nei sei mesi invernali».
       La contestazione investe in pieno il presidente della Parchi, Massimo Zucconi «che ha sempre mostrato rigidità e un atteggiamento che mortifica i dipendenti anzichè valorizzarne le professionalità. Più volte – aggiunge – sono state necessarie azioni legali nei confronti di veri e propri soprusi, con un numero di vertenze assolutamente sproporzionato alle dimensioni aziendali. Le scelte strategiche ed economiche della dirigenza – chiude la Fisascat Cisl – si stanno rilevando sbagliate ma non possono essere pagate dai lavoratori. Alla città di Piombino e a tutti i Comuni della Val di Cornia chiediamo un appoggio, nella consapevolezza che i diritti dei lavoratori e le loro giuste rivendicazioni, in una terra come questa, non potranno rimanere ancora a lungo inascoltati».