Pioggia di emendamenti sulle deroghe all’art. 18

14/03/2003




Venerdí 14 Marzo 2003
ITALIA-LAVORO


Pioggia di emendamenti sulle deroghe all’art. 18

Da martedì al Senato l’esame del provvedimento

S.U.


MILANO – Come per la prima parte della riforma del mercato del lavoro, la legge Biagi, anche per il disegno di legge 848 bis il percorso parlamentare sembra subito caratterizzarsi per il numero di emendamenti proposti. Per il provvedimento che contiene la deroga all’articolo 18 e la riforma degli ammortizzatori sono state presentate circa 600 proposte di modifica (300 emendamenti e 300 sub-emendamenti). Fra gli emendamenti, sei sono del Governo in attuazione del Patto per l’Italia e sul rinnovo della mobilità lunga: gli altri sono quasi tutti dell’opposizione. L’esame del provvedimento inizierà martedì prossimo in commissione Lavoro al Senato e anche se non sono state fatte previsioni per il passaggio in Aula, la prospettiva di tempi lunghi è concreta. Il Ddl, il cui cammino sta incrociando la campagna referendaria promossa da Rifondazione, al momento è costituito da quattro articoli (il terzo e il quarto sono stati però accorpati). Il numero maggiore di emendamenti, oltre un centinaio, si concentra sull’articolo due (la numerazione potrebbe subire delle modifiche) che prevede la delega al Governo in materia di ammortizzatori. Viene cioè fissato il raddoppio dell’indennità di disoccupazione che sarà così corrisposta per 12 mesi, e sarà pari al 60% dello stipendio per i primi sei mesi, per poi calare poi al 40 e al 30% negli ultimi due trimestri. Ma anche l’estensione delle tutele ai settori che attualmente non ne sono coperti. Inserita poi (articolo due) la razionalizzazione di incentivi in caso di nuove assunzioni e nel caso del ricorso volontario al part time. Mentre è l’articolo tre quello che introduce la deroga sperimentale e temporanea di tre anni dell’articolo 18 per le imprese che assumendo supereranno la soglia dei 15 dipendenti. Intanto si va definendo la posizione dei Ds nei confronti della consultazione referendaria. «Per affrontare un referendum – ha detto Cesare Damiano, responsabile per il Lavoro della segreteria dei Ds – ci sono tre modi: votare sì, votare no, votare scheda bianca. Noi stiamo decidendo cosa fare». Una posizione quindi questa che escluderebbe come obiettivo della Quercia quello del mancato raggiungimento del quorum. «In ogni caso – spiega Damiano – questo referendum è uno strumento sbagliato, che divide la sinistra e che sta dividendo anche la Cgil». Secondo il responsabile nazionale del lavoro della Quercia «per fare interventi così importanti serve un confronto tra le parti sociali». E i Ds stanno lavorando a una proposta di legge dell’Ulivo sui temi del lavoro. Da questa proposta di legge si pensa di «stralciare parti da proporre subito e separatamente: come ad esempio – anticipa Damiano – l’estensione della cassa integrazione ad altri settori oltre a quello industriale». Ma soprattutto la proposta Ds chiede di innalzare il risarcimento ai lavoratori licenziati dalle piccole aziende senza giusta causa dal massimo attuale di sei mensilità a 12 o 14 mesi di stipendio. «Prevediamo poi – conclude l’esponente della Quercia – un importante sgravio dei costi per le piccole imprese». Ma Damiano è stato subito attaccato da Gian Paolo Patta, segretario confederale della Cgil e tra i promotori del referendum per l’articolo 18, per il quale è «positivo l’orientamento espresso di escludere la diserzione delle urne, tra le ipotesi al vaglio della direzione dei Ds. Non prevedevo invece che tra le possibili opzioni di voto che i Ds stanno esaminando, ci sarebbe anche quella per il no. Una posizione contro i diritti dei lavoratori, per me assolutamente incomprensibile e di una certa gravità».