Pioggia, crisi e prezzi piegano la stagione turistica

30/09/2002

            sabato 28 settembre 2002

            Le imprese hanno accusato tra giugno e agosto un calo di presenze pari allo 0,5% rispetto all’anno precedente. In difficoltà gli alberghi di lusso
            Pioggia, crisi e prezzi piegano la stagione turistica

            LAMEZIA TERME Con le presenze calano i
            ricavi per il turismo estivo italiano nella
            stagione 2002: il dato emerge da un’indagine
            del ministero delle Attività produttive
            su 765 esercizi che è stata presentata
            ieri alla Conferenza nazionale sul turismo
            in corso a Lamezia Terme. Secondo
            l’indagine, l’estate 2002 è stata caratterizzata
            da un intreccio di situazioni ed eventi
            che hanno determinato un andamento
            a macchia di leopardo con trend diversificati
            anche in aree contigue. Le imprese
            hanno accusato in giugno-agosto un
            calo di presenze pari allo 0,5% rispetto
            allo stesso periodo dell’anno scorso. La
            maggiore perdita, del 2,9%, si è avuta
            negli alberghi di lusso (4 e 5 stelle). Di
            pari passo il fatturato con un decremento
            del 2,2%.
            Secondo la ricerca, l’inversione di
            tendenza rispetto alle previsioni di qualche
            mese fa è stata determinata da una
            serie di fattori tra cui, in ordine di incidenza,
            il clima non favorevole, la congiuntura
            economica, l’impatto dell’euro,
            la senzazione di instabilità internazionale
            dopo l’attentato di New York. Tutto
            questo ha caratterizzato una diminuzione
            della propensione al consumo e al
            pernottamento dal parte del turista. Le
            perdite maggiori si registrano nel
            Nord-Ovest e nel Centro Italia, mentre il
            Nord-Est, il Sud e le isole dimostrano
            una sostanziale stazionarietà. Se la montagna
            ha retto abbastanza bene il flusso
            recessivo, così non è stato per il mare, le
            località termali, e soprattutto, per le città
            d’arte con un -2% di presenze.
            Per quanto riguarda la provenienze
            estere, in rapporto alle varie tipologie di
            turismo, per i comparti dell’arte e degli
            affari, i due terzi degli operatori del settore
            indicano che le principali difficoltà
            sono state riscontrate a proposito delle
            provenienze nord-americane; per il turismo
            balneare e lacuale e per quello termale
            un pò meno della metà indica che
            ha presentato difficoltà il mercato tedesco,
            a fronte di lievi incrementi per francesi,
            belgi e dall’Est Europa. La montagna
            estiva invece ha un’impronta più positiva
            (+0,7%) di presenze. Il sistema -secondo
            il ministero – avrebbe mostrato
            una certa solidità pur in presenza di situazioni
            esterne di notevole difficoltà.
            Lo studio lascia spazio all’ottimismo per
            le prossime settimane, quando si dovrebbero
            realizzare forti incrementi di presenze:
            da ciò l’ottimismo per chiudere il
            periodo giugno-settembrte 2002 con un
            saldo positivo in termini di movimento
            turistico rispetto al 2001, anche se questo
            non significherà un aumento del fatturato.
            Molto critici invece i sindacati, che
            non nascondono pessimismo sull’andamento
            del settore. Carmelo Caravella,
            Pierangelo Raineri e Emilio Fargnoli, segretari
            nazionali di Filcams, Fisascat, Uiltucs,
            hanno dichiarato che «la Conferenza
            è nata male e rischia di finire peggio»,
            e invece che un «trampolino di lancio»,
            come è stata definita, rischia di diventare
            un amplificatore delle difficoltà del settore.
            Il periodo è delicato per la recessione
            economica dopo l’11 settembre e per i
            venti di guerra contro l’Iraq, ma anche
            perché il Dpef ha del tutto trascurato il
            settore, il cui sviluppo dipende molto
            anche dalla «qualità del lavoro».