Pinza: fiscalizzare gli oneri sociali

02/12/2002

            sabato 30 novembre 2002
            ITALIA-POLITICA



            Pinza: fiscalizzare gli oneri sociali


            ROMA – La Margherita non sembra avere dubbi. Per aiutare l’economia a decollare, più di una riduzione della pressione fiscale può servire una robusta fiscalizzazione degli oneri sociali. Lo ha detto tre giorni fa Francesco Rutelli, trovando il plauso immediato del ministro per il Welfare Roberto Maroni, lo ribadisce Roberto Pinza, presidente della Consulta economica della Margherita. A loro avviso non c’è alcun dubbio che un intervento mirato sul lavoro sarebbe da preferire. Sia perché la strada delle riduzioni delle imposte è tutta in salita, soprattutto perché mancano le risorse, tanto è vero che il primo intervento attuato con la legge finanziaria, lo dicono gli stessi uomini del Governo, non sarà seguito a breve da successive azioni. Sia soprattutto perché abbassando il costo del lavoro si aiutano le imprese, ma si aiutano anche le famiglie sostenendo le retribuzioni e il loro reddito e consentendo così uno sviluppo più rapido dei consumi. «Per far crescere il prodotto interno lordo – spiega Pinza – si può agire in più modi. Si possono sostenere le esportazioni dei nostri prodotti maturi nei paesi più lontani, aiutando le piccole e medie imprese, che non possono arrivare su mercati troppo distanti. Si può qualificare l’apparato produttivo, puntando sulla ricerca più di quanto non si sia fatto finora. E si può aiutare il decollo del mercato interno. I consumi nel nostro Paese non sono un disastro come in Giappone, ma certo non sono brillantissimi. Non sono aiutati dalle basse retribuzioni». Di qui l’idea di puntare su una riduzione degli oneri sociali di un certo peso, che valga a dare respiro alle imprese e allo stesso tempo allarghi la domanda. La Margherita non ha ancora dettagliato la sua proposta, si tratta, specifica Pinza, ancora di un’idea che viene offerta al dibattito perché si possa avviare un ragionamento a largo raggio. A suo avviso c’è da tener presente che la riduzione delle tasse non incide in maniera massiccia sulle imprese e poi ha già abbassato i redditi delle fasce meno abbienti dei contribuenti e dovrebbe ora dirigersi verso quelle più elevate. Ma i consumi di queste ultime sono troppo anelastici perché un aumento delle disponibilità finanziarie si tramuti effettivamente in un aumento dei consumi. Di qui l’interesse per questa nuova via sulla quale, afferma Pinza, occorre comunque procedere con molta cautela.
            MASSIMO MASCINI