Pininfarina: Sono da rivedere gli assetti contrattuali

19/12/2000

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Martedì 19 Dicembre 2000
commenti e inchieste
Pininfarina: «Sono da rivedere gli assetti contrattuali»

TORINO. Gli assetti contrattuali devono essere rivisti. Ma non è per nulla facile, perché anche all’interno del mondo industriale non si riesce a individuare una posizione chiaramente maggioritaria. Così Andrea Pininfarina, presidente di Federmeccanica e dell’Unione industriale di Torino, ha approfittato del convegno su "Salario variabile e nuovi assetti contrattuali" per proporre di aggiornare i meccanismi previsti dall’accordo del ’93.

Pininfarina ha sottolineato che la situazione attuale — con un governo ormai in scadenza — non permette di illudersi su un cambiamento complessivo degli assetti contrattuali. «E allora si può intervenire sui meccanismi esistenti — ha aggiunto — indicando con chiarezza le specificità di ogni livello e prevedendo un sistema di sanzioni per chi non rispetta le regole». Dunque un livello nazionale che assicuri la salvaguardia del potere d’acquisto e un livello aziendale per distribuire, eventualmente, l’ulteriore ricchezza prodotta. «L’accordo del ’93 — ha affermato il presidente degli industriali subalpini — è interpretabile in ogni modo e, logicamente, è andato in crisi».

Quanto ai risultati del convegno, Carla Silva Ubertalli, presidente di Piccolindustria, ha evidenziato che anche sul fronte dell’utilizzo del salario variabile la spaccatura tra le aziende è notevole. «Manca l’uniformità di giudizio — ha proseguito — e le aziende più piccole sono meno propense a utilizzare questi meccanismi». Sia perché hanno il timore di ritrovarsi con una flessibilità solo "in salita", sia perché si trovano in difficoltà nello stabilire i parametri per il premio di risultato e nella valutazione successiva. Inoltre Ubertalli ha rilevato che se le detrazioni contributive fossero maggiori, l’utilizzo del salario variabile crescerebbe sicuramente.

L’indagine condotta dall’Unione industriale di Torino ha comunque rilevato che il 47% delle aziende ha adottato il premio di risultato, mentre un altro 18% prevede di introdurlo nei prossimi anni. Ma, mentre il salario variabile è presente in tutte le grandi imprese con oltre 500 addetti, e nell’83% delle aziende tra 100 e 500 dipendenti, lo strumento è utilizzato solo da un terzo delle imprese con meno di 50 addetti. La valutazione del salario variabile è largamente positiva, soprattutto perché permette di accrescere l’impegno dei lavoratori e la produttività aziendale. E solamente il 13% delle imprese vuole accrescere la quota di salario variabile.

«La flessibilità va bene — ha commentato il sociologo Bruno Manghi — purché non si esageri. Perché se non ci sono problemi quando l’andamento economico è positivo, occorre anche valutare i rischi e le conseguenze che deriverebbero da una netta inversione di tendenza dell’economia».

Augusto Grandi