Pinault e Arnault, strategie parallele

09/09/2002





MODA & DESIGN
lunedi 09 Settembre 2002
pag. 31

Ppr e Lvmh, i due colossi francesi del lusso, presentano semestrali che dimostrano una buona capacità di adattamento e resistenza alla crisi dei mercati del lusso, si concentrano sul core business e continuano ad attuare le loro strategie di sviluppo che prevedono nuove aperture di negozi

Pinault e Arnault, strategie parallele


MARCELLA GABBIANO


Ai bei tempi in cui la moda e il lusso avevano giri d’affari da capogiro, Bernard Arnault e François Pinault si sono dati battaglia, senza esclusione di colpi, per mettere le mani sulla Gucci. Il primo, perché voleva arricchire il già prestigioso impero Lvmh che spazia dalla moda (Louis Vuitton, Celine, Kenzo, Donna Karan, Givenchy, Fendi, Emilio Pucci e altri) agli orologi (Chaumet, Tag Heuer, Ebel); dai vini e champagne (una ventina di etichette a partire da Moet & Chandon, Dom Perignon, Veuve Cliquot) fino agli accessori e i profumi. Il secondo invece, con l’acquisizione della maison guidata da Domenico De Sole, vedeva coronato il sogno di entrare a pieno titolo, con la sua Ppr (PinaultPrintemps Redoute), tra i grandi del lusso internazionale. Non a caso, quando la vicenda legale si è chiusa con il ritiro di Arnault dalla contesa (con conseguente plusvalenza da parte di Lvmh di 774 milioni di euro), un comunicato della casa titolava: «PinaultPrintempsRedoute assicura definitivamente la sua presenza nell’industria luxury».
Era il settembre del 2001 e la storia non aveva ancora fatto il suo corso. Il giorno 11 dello stesso mese, gli attacchi terroristici si abbattono sui simboli dell’America e sui mercati del consumo. E anche i duellanti parigini, che da poco avevano diviso i loro destini, hanno imboccato strade differenti e si sono concentrati sui loro business. In questi giorni, a distanza di un anno, presentano il bilancio ai loro azionisti con il rendiconto dell’operato di gruppo. Ha iniziato giovedì scorso (5 settembre) PinaultPrintempsRedoute, con la comunicazione ufficiale dei risultati della semestrale 2002, che i vertici definiscono «soddisfacente in una situazione di mercato generale in flessione».
Al 30 giugno scorso il giro d’affari di gruppo era a 13.314 milioni di euro (contro i 13.511 dello stesso mese del 2001) in calo dell’1,5 per cento. In compenso il margine lordo è cresciuto dello 0,1 per cento, ma l’ebitda mostra una diminuzione del 5,1 per cento. L’indebitamento è cresciuto (dai 6.630 euro del primo semestre 2001 ai 7.032 del giugno scorso), per effetto delle nuove acquisizioni e in particolare di Gucci (che pesa in bilancio dal secondo semestre del 2001).
Ma in casa Ppr, nonostante la situazione generale e i dubbi che pesano sul futuro dell’economia mondiale, non si respira aria di pessimismo. Proprio perché il gruppo francese — come del resto i suoi competitors — non si è fatto illusioni su una ripresa della congiuntura 2002, per l’esercizio in corso ha messo come priorità assoluta il miglioramento dell’efficienza operativa e la riduzione dei costi, in modo da aumentare la redditività. E ha spinto l’acceleratore sugli investimenti nel polo del lusso (Gucci, Yves Saint Laurent, Boucheron, Bottega Veneta, per intenderci), continuando il programma di sviluppo della rete commerciale, in modo da presentarsi rafforzato nel 20032004 e capace di sfruttare la ripresa che verrà. Insomma, secondo il presidente Serge Weinberg, il gruppo ce l’ha fatta a resistere bene alla crisi, tanto che c’è stato un miglioramento generale delle quote di mercato targate Ppr.
Anche fuori dal comparto lusso, nell’ultimo anno il gruppo ha ingranato la marcia dello sviluppo: in Polonia ha aperto un nuovo magazzino della catena Conforama (una sorta di piccola Ikea dei mobili) e ha fatto il restyling di Printemps (l’equivalente della nostra Rinascente). Intanto è proseguita la campagna aperture dei magazzini Fnac (catena specializzata nel commercio di libri, dischi, prodotti tecnologici) in joint venture con il gruppo Coin.
Sul fronte Lvmh, la comunicazione ufficiale dei dati della semestrale è prevista per il 14 di settembre, ma dal comunicato pubblicato in luglio, il mercato ha già avuto un assaggio dello stato di salute dell’impero di Bernard Arnault «Lvmh – si legge nella nota – nel primo semestre 2002 ha realizzato un giro d’affari di 5.823 milioni di euro, in crescita del 2 per cento in rapporto allo stesso periodo del 2001(5686). Tutti i nostri marchi sono cresciuti a moneta costante, malgrado la crisi del turismo». E fanno notare la performance molto brillante (+15 per cento) della griffe Louis Vuitton che nel secondo trimestre di quest’anno è cresciuta in Giappone e, soprattutto negli Stati Uniti, un mercato che, si sa, è stato piuttosto avaro con i concorrenti del gruppo francese.
Anticipazioni anche intorno al cash flow che nel primo semestre risulta in crescita, grazie al miglioramento del risultato operativo e alla cessione di alcune attività non strategiche. Le previsioni parlano di un secondo semestre ancora in sviluppo, grazie al lancio di nuovi prodotti: tra i tanti top secret, i due di cui si abbia notizia sono l’orologio "Tambour" firmato da Louis Vuitton, e il profumo Christian Dior (destinato al pubblico femminile). Continua così, il piano di sviluppo avviato nell’esercizio 2001: a gennaio il gruppo ha acquisito il controllo della Samaritaine, grande magazzino parigino del sesto arrondissement. Il mese dopo, ha creato una joint venture con il gruppo diamantifero De Beers e in aprile ha acquisito il marchio Donna Karan rafforzando il comparto abbigliamentomoda. E con lo stesso obiettivo ha comprato da Patrizio Bertelli, la partecipazione che Prada aveva nella maison Fendi (25per cento). Sul fronte cosmetici e profumi, Arnault ha creato una liaison con l’amico Diego Della Valle (che siede anche nel consiglio di amministrazione di Lvmh) acquisendo il 50 per cento della società Acqua di Parma.
La ripresa dell’attività dopo le vacanze è stata salutata con un vero e proprio exploit: il 31 agosto è stato inaugurato il negozio di Tokyo e sulle scrivanie del team dirigenziale è arrivato un pacco di foto che mostrava la folla assiepata davanti alle vetrine. Arnault e compagni hanno brindato con i migliori champagne della casa. Ça va sans dire.