«Pil, l’Italia più vicina all’Europa»

19/02/2007
    sabato 17 febbraio 2007

    Pagina 22 – Economia

    BRUXELLES COMUNICA LE PRIME STIME SUL 2006 E LE PREVISIONI PER IL 2007

    «Pil, l’Italia più vicina all’Europa»

      VANNI CORNERO
      TORINO

      Ancora sotto la media, ma più vicini alla media. Nelle stime, per ora provvisorie, di Bruxelles l’Italia nel 2006 è cresciuta dell’1,9%, soprattutto grazie ad un’accelerazione nell’ultimo trimestre dell’anno, che ha fatto segnare il tasso più elevato dal 2000 in poi. Per quanto riguarda l’anno in corso, invece, le proiezioni Ue indicano un incremento del Pil al 2%. «Se queste indicazioni resteranno immutate, nel 2007 la crescita dell’Italia resterà inferiore a quella complessiva della zona euro, ma, rispetto al recente passato, sarà comunque più vicina a quella degli altri Paesi che sono nel “club” della moneta unica».

      In effetti la distanza da coprire non è indifferente: l’Italia per il 2006 è dello 0,8% sotto alla crescita del 2,7% assegnata dall’analisi di Bruxelles all’intera eurozona, ma quest’anno il distacco si dovrebbe accorciare allo 0,4%, visto che le stime per l’insieme dei partner compresi nel sistema dell’euro fissano la crescita 2007 al 2,4%. Insomma il passo è cambiato e pare essere quello giusto per continare sulla via del recupero di posizioni. Almunia ne è convinto, tanto che le sue parole, soprattutto quelle relative alla performance del Pil italiano nei tre mesi che hanno chiuso il 2006, suonano come un incoraggiamento al nostro Paese in volata per riagguantare il gruppo dei partner Ue.

      Inoltre, ha ancora detto il Commissario, se la campagna di lotta all’evasione fiscale lanciata dal governo Prodi darà i risultati sperati è possibile che anche la crescita del Pil ne risenta positivamente: «Se i risultati decreteranno il successo della strategia impiegata contro l’evasione fiscale, come effetto diretto il bilancio ne trarrà beneficio dal lato delle entrate – ha spiegato Almunia – e se portare alla luce questa zona di economia sommersa amplierà l’economia regolare, ci potranno essere effetti positivi sulla crescita del prodotto interno lordo».

      Ma i dati di Bruxelles parlano anche di una bilancia commerciale dell’eurozona in caduta libera nel 2006, con un deficit di 8,2 miliardi di euro verso il resto del mondo, mentre nel 2005 i conti erano positivi per 16,2 miliardi di euro. Per l’Italia l’anno scorso si è chiuso con un deficit record della partita import-export: 21 miliardi di euro, oltre il doppio del passivo 2005, un picco negativo che non si vedeva almeno dal 1993. A pesare è stata soprattutto la lunga fiammata delle quotazioni del greggio nella parte centrale dell’anno. Ora però, con il calo dei prezzi petroliferi e se il barile resterà attorno ai 50 dollari, le prospettive dovrebbero migliorare. D’altronde già a dicembre le esportazioni italiane hanno ripreso a correre più velocemente delle importazioni, con un aumento del 10,7% a fronte di un +7% degli acquisti effettuati all’estero. E il ministro per il Commercio internazionale, Emma Bonino puntualizza: «L’export italiano verso il resto della Ue è più che raddoppiato nel 2006, ma una valutazione complessiva non può non tenere conto dell’eccezionale peggioramento della bolletta petrolifera. L’aggravio di 11,7 miliardi nel saldo commerciale con l’estero rispetto al 2005 è stato dovuto pressochè esclusivamente all’energia».