Pil giù dello 0,1% in 3 mesi

11/06/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
137, pag. 5 del 11/6/2003
di Bruno Mastragostino


Secondo l’Istat la perdita di gennaio-marzo 2003 non si verificava dal 2001.

Pil giù dello 0,1% in 3 mesi

Pesano export, import e stagnazione dei consumi

I dati poco brillanti via via rilevati dai maggiori indicatori congiunturali nei primi mesi dell’anno, trovano conferma nel risultato del prodotto interno lordo che l’Istat ha fatto conoscere ieri. Nel periodo gennaio-marzo, infatti, il pil ha subito una flessione dello 0,1%, un valore negativo che non si verificava dal quarto trimestre del 2001. Su base annua, invece, la crescita che alla fine dello scorso anno sembrava avere ripreso fiato ha perso di nuovo velocità fissandosi a +0,8%, un decimale in meno rispetto appunto allo 0,9% di ottobre-dicembre 2002. I tecnici spiegano che a partire da questi dati, concludendo il processo di adeguamento agli standard comunitari, l’Istat pubblica i conti trimestrali corretti tenendo conto del diverso numero di giorni lavorativi.

Rei del cattivo risultato congiunturale, analizzando il dettaglio dei numeri, appaiono in particolare il negativo andamento delle esportazioni e quello anche peggiore degli investimenti che, insieme alla stagnazione dei consumi delle famiglie, hanno evidentemente penalizzato l’industria che non a caso è l’unico settore produttivo che arretra. Va al contrario bene l’agricoltura, ma i servizi che rappresentano quasi il 70% del pil crescono in maniera troppo limitata per riuscire a bilanciare le perdite dell’industria. Il nostro paese, anche se consola poco, si trova comunque in compagnia della Germania (-0,2% congiunturale), del Giappone e di numerosi paesi dell’area euro dove l’economia appare stazionaria. Fanno meglio, senza però brillare, gli Stati Uniti (+0,4%), la Francia (+0,3%) e la Gran Bretagna (+0,2%).

Nel primo trimestre dell’anno, insomma, pressata dalla crisi sia internazionale sia nazionale, l’economia tricolore sembra avere raggiunto il fondo. Ma le previsioni indicano per il resto dell’anno una sostanziale stazionarietà e soltanto all’inizio del 2004 l’economia dovrebbe riprendere fiato. Dunque per i prossimi trimestri le percentuali non dovrebbero essere di gran lunga migliori. Restando in ogni caso a quanto già accaduto e certificato dall’Istat, a fronte del complessivo -0,1% congiunturale, l’indagine segnala una caduta dello 0,3% dell’industria, che inoltre va anche peggio a livello tendenziale (-0,6%), c’è poi un limitato aumento dei servizi pari a +0,2% e un buon risultato dell’agricoltura che sale del 2,2%.

Con riferimento agli aggregati, poi, emerge che a non far sprofondare i nostri conti è stata la spesa della pubblica amministrazione (+0,6%) che da sola tiene a galla i consumi finali nazionali (+0,1%). Per il resto l’Istat rivela tutti dati cattivi: fermi i consumi delle famiglie; in calo le importazioni (-1,4%), le esportazioni (-3,5%) e gli investimenti (-5%). Su base annua, a fronte del +0,8% complessivo, i consumi salgono dell’1,8%, gli investimenti dello 0,4%, mentre l’import e l’export aumentano rispettivamente del 5,6% e del 3,2%.