Pil, dal 1971 mai così male. Aumenta la pressione fiscale

02/03/2010

Cresce la pressione fiscale nel 2009.A conti fatti (dall’Istat), l’anno scorso è stata del 43,2%, superiore di tre decimi di punto rispetto al valore del 2008 (42,9%). Il governo del «meno tasse per tutti» è insomma riuscito nel difficile intento di aumentare la pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al pil): come viene spiegato nei “Conti economici nazionali” dell’Istituto di statistica, si tratta dell’effetto di una riduzione del pil superiore a quella registrata dal totale del gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (meno 2,3%) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte in conto capitale (cresciute in valore assoluto di quasi 12 miliardi di euro). Perchè il pil nel frattempo è crollato, arrivando al dato peggiore praticamente da sempre: meno 5% l’anno scorso, contrazione analoga a quella di Germania, Regno Unito e Giappone, doppia rispetto a quella di Francia (-2,2%) e Usa (-2,4%). Le entrate totali, pari al 47,2% del pil, sono diminuite dell’1,9% rispetto al 2008 (quando erano invece cresciute dell’1,1%). Il rapporto tra il deficit e il pil è andato al 5,3%, dal 2,7 dell’anno precedente. E il debito pubblico è al 115,8% del pil, dice l’Istat rielaborando le stime di Bankitalia che lo davano a 1.761,191 miliardi. Il saldo primario è risultato negativo, pari allo 0,6% del pil, inferiore di oltre 3 punti rispetto al livello positivo raggiunto nel 2008 (2,5%). È il primo dato negativo dal 1991. Il risparmio o disavanzo delle amministrazioni pubbliche è stato negativo per 31.129 milioni,un
crollo rispetto al risparmio di 12.087 milioni del 2008, dovuto ad una flessione delle entrate correnti di oltre 26 miliardi (-3,6%) e all’aumento delle spese correnti (+2,3%). Tutti dati che indicano quanto la sostenibilità dei conti pubblici sia sempre più a rischio. PIÙ SPRECHI «Il governo tagli subito le tasse su salari e pensioni, poi venga avviata una riforma strutturale», chiede il segretario confederale della Cgil, Agostino Megale. «Per il lavoro la pressione fiscale sale al 44,4%, al primo posto in Europa. Le entrate da reddito da lavoro dipendente e da pensione, infatti, hanno registrato negli ultimi 10 anni un incremento del 5,5% a fronte di una riduzione di circa il 15% di tutte le altre entrate ». Per questo, ricorda Megale, «abbiamo aperto una vertenza con il governo per un fisco più giusto». E il Pd fa il bilancio di due anni di gestione Berlusconi-Tremonti: «Aumento degli sprechi, diminuzione dei diritti e ampliamento dell’evasione », dice Stefano Fassina. «Pagano lavoratori e imprese con la perdita del lavoro – spiega – le famiglie con l’impennata delle tariffe di servizi essenziali (treni, acqua, rifiuti) e il drammatico peggiorare della scuola pubblica. Il controllo del deficit poteva essere assicurato salvaguardando i settori sociali più deboli e gli interessi economici più produttivi invece che le rendite e i grandi evasori».