Pieni poteri a Vittorio Coin

24/10/2002



Padova, giovedì 24 ottobre 2002, S. Antonio M. Claret

ECONOMIA

 

Vittorio Coin assumerà pieni poteri

Pieni poteri a Vittorio Coin
Il presidente diventa anche amministratore delegato
IL CASO Piergiorgio vende ai Fondi chiusi?

di Paolo Possamai

VENEZIA. Un avvenimento. Un progetto. Le vicende di gruppo Coin hanno segnato ieri un’inattesa assunzione del ruolo di amministratore delegato da parte del presidente Vittorio Coin. L’azionista di riferimento del gruppo veneziano, in effetti, va ad affiancare Paolo Ricotti, che i panni di amministratore delegato li veste dal ’97. Il progetto attiene, invece, alla liquidazione di Piergiorgio Coin, che controlla pariteticamente con il fratello Vittorio il 71% del gruppo di famiglia. E qui è in via di coltivazione un’ipotesi che pare stia assumendo i contorni della probabilità.
L’advisor Aldo Livolsi in questo periodo ha iniziato a accompagnare una serie di Fondi chiusi, sia stranieri che italiani, presso il quartier generale del gruppo Coin. Nella riorganizzazione dell’azionariato immaginata da Livolsi, l’apporto dei Fondi sarebbe indispensabile per consentire la liquidazione di Piergiorgio Coin. La seconda pista indicata da Livolsi, sempre con il fine di costruire le condizioni per un divorzio consensuale fra i due fratelli Coin, chiama in causa un partner industriale straniero (per esempio: il colosso spagnolo Zara). Ma si tratta al momento appena di un’eventualità, poiché rischierebbe di implicare un forte ridimensionamento di Vittorio Coin stesso.
L’ingresso di Fondi venture capitalist nella base azionaria di gruppo Coin non è peraltro operazione semplice. I fratelli Vittorio e Piergiorgio controllano il gruppo di famiglia tramite due società (una con il 54% porta il loro nome e cognome, la seconda si chiama Fincoin). Appare probabile, che prima dell’ingresso dei Fondi, Vittorio proceda a liquidare Piergiorgio. Ma in quel passaggio la Consob potrebbe costringere Vittorio Coin, detentore a quel punto palesemente di più del 30%, a lanciare un’Offerta pubblica di acquisto sull’intero capitale. Opa che aumenterebbe ulteriormente la massa finanziaria necessaria a chiudere l’operazione. Opa che i protagonisti volentieri eviterebbero.
Quale che sia l’esito finale, non sarà maturo prima della fine dell’anno. In questo lasso di tempo, e in parallelo al dialogo con i Fondi, dovrebbe avvenire pure la valutazione della necessità o meno di cedere un ramo d’azienda (sempre al fine di apportare denari utili a liquidare Piergiorgio). Secondo l’analisi di Livolsi, l’unico ramo d’azienda cedibile da parte del gruppo veneziano porta il nome stesso della famiglia. Si tratta della Divisione a insegna Coin. Al gruppo resterebbero, invece, le linee per bambino (Bimbus e Kid’s Planet) e l’insegna Oviesse (fra tutte la più redditizia e, perciò, incedibile). I numeri sono tutti da definire. La capitalizzazione di Borsa di gruppo Coin è attestata attorno a 356 milioni di euro, con un valore azionario attorno a 5,5 euro nell’ultima settimana. Il titolo Coin ha guadagnato l’8% nell’ultimo mese, ma su base annuale è stato più che dimezzato. Questioni che torneranno nella trattativa fra i due fratelli (Piergiorgio è assistito da Mediobanca).
La vendita del ramo d’azienda a insegna Coin, peraltro, richiede una trattativa complessa. Questa partita potrebbe essere l’ultimo impegno di Paolo Ricotti in gruppo Coin. Ricotti appare infatti da tempo orientato a lasciare il suo ruolo, in una logica di naturale conclusione di un percorso durato oltre 5 anni, ma anche a seguito dei duri attacchi piovuti in assemblea da parte della famiglia di Piergiorgio Coin.
I colloqui avuti nelle scorse settimane da Vittorio Coin con Silvano Storer, amministratore delegato di Finpart e già in Marzotto e Stefanel, vanno interpretati appunto in vista della sostituzione di Ricotti. Nell’attesa di una soluzione definitiva, che probabilmente dovrebbe trovare un assestamento in abbinata alla riconfigurazione dell’azionariato, Vittorio Coin ha voluto dare un segnale di impegno diretto in questa delicata fase di vita del gruppo veneziano.
Di più: il presidente manifesta la propria volontà di rimanere dominus anche in prospettiva. Il tutto avviene in un contesto reso complicato dall’acquisizione di Kaufhalle in Germania e da una fase congiunturale delle più sfavorevoli. Ma secondo una nota del’azienda «l’avvio della stagione autunnale di tutte le insegne del gruppo risulta molto incoraggiante», tale forse da consentire un recupero dei dati assai negativi maturati nel primo semestre. In alternativa, e se la trattativa con i Fondi non andrà in porto celermente, potrebbe rendersi necessario un aumento di capitale.