Piemonte. Tra un anno le lezioni all’Università del gusto

24/09/2003




24 Settembre 2003

CUNEO E PARMA DUE POLI PER PREPARARE I PROFESSIONISTI DEL FUTURO
Tra un anno le lezioni all’Università del gusto
Pollenzo, il corso in Scienze gastronomiche prenderà il via il 4 ottobre 2004
Gianni Stornello

Il Piemonte porta l’enogastronomia ai vertici della scienza e della cultura: tra poco nascerà l’«Università del Gusto». La denominazione esatta è Università di Scienze Gastronomiche, i cui corsi prenderanno il via tra un anno circa – il 4 ottobre 2004 – con le lezioni suddivise tra la sede di Pollenzo, nel Cuneese, e quella di Colorno, in provincia di Parma. Questa università privata sarà la prima ad occuparsi della formazione di esperti in ristorazione e di tutto ciò che ruota intorno al mondo del «ben mangiare», cioè formare giovani che siano in grado di produrre, trasformare e distribuire il cibo e insegnare il complesso mondo dell’enogastronomia.
A Pollenzo, dove per dare una sede adeguata alla futura università, sono in corso lavori di ristrutturazione nell’edificio che ospitò l’Associazione Agraria costituita nel 1842 da Carlo Alberto, sorgerà anche un ristorante di altissimo livello, una struttura ricettiva e la «Banca del vino», una cooperativa di circa mille soci che si occuperà dello stoccaggio e valorizzazione di etichette di qualità.
Giovanni Quaglia, presidente della Provincia di Cuneo, afferma che si tratta di una delle più importanti iniziative del settore avviate in Provincia. Il presidente Quaglia sottolinea l’importanza dell’Università di Scienze Gastronomiche e delle attività connesse per «l’apertura mondiale che darà al nostro territorio e con un forte traino per l’enogastronomia e il turismo». Cuneo punterà sulla varietà agro-alimentare e sulle produzioni di nicchia, Parma sulla produzione industriale. Le lezioni saranno aperte a studenti di tutto il mondo, con un tetto massimo di 60 per anno accademico e obbligo di frequenza. Le lingue di base saranno l’inglese e l’italiano. La quota annuale è di 19 mila euro, cifra indicativa e comprensiva di vitto, alloggio, stage, libri di testo, computer portatile, attività didattiche ed eventi, con possibilità di borse di studio e prestiti d’onore.
La struttura societaria – come ricorda Sergio Capaldo, responsabile nazionale del settore zootecnico di Slow Food – sarà costituita da due associazioni senza scopo di lucro. La prima, denominata «Amici dell’Università di scienze gastronomiche», avrà il compito di garantire il successo economico e organizzativo dell’operazione, mentre la seconda, ossia l’università, si dedicherà a tutti gli aspetti che possono riguardare la didattica e la ricerca. Il consiglio di amministrazione dell’associazione «Amici dell’Università» sarà composto dai soci fondatori (Slow Food, Regione Piemonte, Regione Emilia Romagna) e dagli eletti dall’assemblea dei soci, di cui faranno parte aziende private ed enti pubblici. Oltre ai fondatori, hanno la possibilità di aderire al progetto tutti coloro che credono a questa iniziativa, come sottolinea ancora Sergio Capaldo. Per tale motivo sono previsti anche soci benemeriti e amici, a seconda del contributo che s’impegnano a conferire. Il coinvolgimento diretto del mondo della produzione e dell’enogastronomia di qualità in particolare – ricorda ancora Capaldo – è infatti il punto centrale per il successo del progetto. Le molte adesioni che si sono già avute nella prima fase di contatti, quella importante di questi giorni – continua Capaldo – sono un segno decisamente positivo, come dimostra l’elenco di chi ha già assicurato la propria convinta e sicura disponibilità a divenire soci benemeriti.
Il comitato scientifico è composto da un gruppo di docenti universitari (Fausto Cantarelli dell’Università di Parma, Alberto Capatti dell’Università di Pavia, Massimo Montanari dell’Università di Bologna, Marco Riva dell’Università di Milano, Augusto Merino Medina dell’Università del Cile, la californiana Alice Water, l’indiana Vandana Shiva) sotto la guida di Carlo Petrini, presidente di Slow Food.