Piemonte. Le paghe al tempo della flessibilità

17/05/2007
    giovedì 17 maggio 2007

    Pagina IX – Piemonte Economia

      Le paghe al tempo della flessibilità

        Dal commercio all´industria, alle banche: ecco quanto si guadagna

          Un´indagine della Cisl condotta sulla base delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2006 ai Caaf del sindacato

          I più poveri sono i dipendenti di "Bennet": prendono poco meno di mille euro al mese Gs e Novacoop i "ricchi" dei supermercati

          Ventura: "Il salario basso spesso si spiega con rapporti di precariato" L´entrata media è di 22.592 euro Agli uomini 2500 euro in più

            DIEGO LONGHIN

              I più «poveri» sono gli addetti di Bennet, catena di ipermercati che si sta sviluppando in tutto il Piemonte. In media guadagnano 13.829 euro all´anno, il che vuol dire meno di mille euro al mese, mentre la media del settore commercio è di 19 mila euro. In pratica 5 mila euro in più. Cifra che balza agli occhi nell´indagine firmata dalla Cisl regionale su gli oltre 150 mila contribuenti che si sono rivolti ai Caaf del sindacato per la dichiarazione dei redditi nel 2006. Oltre ad un´analisi della campagna fiscale, l´organizzazione guidata da Mario Scotti, ha deciso di studiare alcuni indicatori socio economici del lavoro dipendente, mettendo a confronto le dichiarazioni dei dipendenti delle diverse aziende, settore per settore.

              «Le dichiarazioni degli addetti di Bennet sono un sintomo della precarietà di chi è impiegato nei punti vendita – spiega Giovanna Ventura della segreteria regionale e responsabile dei Caaf in Piemonte – è chiaro che il minor reddito dipende dai rapporti flessibili, part-time, weekend o a tempo». La differenza è consistente. I «ricchi», nella grande distribuzione, sono gli addetti Gs e Novacoop, che dichiarano tra i 20 mila e i 21 mila euro.

              Nell´industria gli addetti di Fiat Auto sono in una posizione di mezzo. Denunciano in media 27.366 euro, mentre gli addetti Alenia Aeronautica arrivano a 34.895 euro, il massimo nel comparto, e i lavoratori dell´Ilva a 26.784 euro. Tra i bancari la forbice è amplia. A sorpresa gli ex dipendenti di Banca Intesa battono i colleghi del Sanpaolo: 44.392 euro contro i 38.125 euro. Gli ex colletti bianchi dell´Istituto di piazza San Carlo sono i penultimi in classifica, superati al ribasso dagli impiegati della Banca Popolare di Novara. Nei servizi si va da un massimo di 38.377 euro dei dipendenti Italgas ad un minimo di 26.750 dei dipendenti delle Poste Italiane. Nei guadagni dichiarati da infermieri e medici delle Asl il divario è di 10 mila euro. Quelli della Asl 13, Novara, denunciano 36.217 euro, mentre all´Asl 18, a Bra, 26.780 euro. In mezzo c´è l´Asl 5 (Rivoli): il reddito medio è di 29.733 euro.

              Anche negli enti locali e fra gli statali le differenze non mancano. Fra le istituzioni messe a confronto i dipendenti della Provincia di Torino sono quelli che hanno il reddito medio più alto: 28.040 euro. Gli altri (Comune di Novara, Asti e Biella, Provincia di Alessandria e di Cuneo) sono al di sotto dei 24 mila euro.

              In generale, secondo l´indagine della Cisl, il reddito medio è di 22.592 euro, in crescita di 800 euro rispetto all´anno precedente, balzo in avanti che non dipende solo dallo stipendio, ma dall´innalzamento del valore catastale degli immobili di proprietà. La differenza tra uomini e donne è di circa 2.500 euro. «Differenza che si mantiene anche nell´erogazione della pensione – aggiunge Ventura – dove però scende a 2 mila euro. Chi percepisce l´assegno Inps dichiara circa 18.400 euro, ma le donne sono poco sopra le 17 mila, mentre i pensionati superano i 19 mila».

              Altro dato che preoccupa sono le detrazioni delle spese sanitarie. Solo il 30 per cento le scala. «Se non si presentano vuol dire che non ci sono – sottolinea Ventura – solitamente si tratta delle ricevute del dentista e dell´oculista, prestazioni private che vengono rimandate nel tempo perché la gente non può far fronte agli onorari». Strano, invece, considerando la popolazione che invecchia e il massiccio uso che ne viene fatto, che i piemontesi non deducano le spese per la badante e per la colf. Tra i 150 mila del campione della Cisl solo l´1 per cento ha presentato le ricevute dell´assistenza domestica. «Segno o che le persone non sanno che c´è la possibilità di scalarle o che la stragrande maggioranza delle badanti e delle colf lavora ancora in nero», dice Ventura.

              I redditi più bassi sono quelli dei ventenni. Arrivano a dichiarare 7.500 euro all´anno, la maggiora parte con due o più cud. Secondo Ventura è il «sintomo che chi entra nel mondo del lavoro è alle prese con impieghi saltuari, a tempo o part-time e senza grandi prospettive».