Piemonte: cinema e centri commerciali nella corsa al Bingo

21/03/2001
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          Cinema e centri commerciali
          nella grande corsa al Bingo

          Ma il gioco e l’apertura delle sale (17 a Torino, 32 in Piemonte) slittano a dopo l’estate
          l’inchiesta

          MAURIZIO CROSETTI


          Un’altra estate senza Bingo. Coraggio, ne abbiamo passate di peggiori. Slitta a settembre l’apertura delle 32 sale piemontesi (17 a Torino) in cui si giocherà alla tombola elettronica, questo perché una valanga di ricorsi al Tar sta ritardando la gara per la concessione delle licenze: 1.348 domande arrivate al ministero delle Finanze per 420 sale. Le buste sono già state aperte, ora la commissione dei Monopoli dovrà preparare la graduatoria e gli esclusi protestano: c’era addirittura chi aveva pensato di diventare costruttore con la scusa del Bingo, chiedendo licenze edilizie. Niente di tutto questo: le sale dovranno essere pronte entro 150 giorni: da due a quattro miliardi l’investimento per ogni locale, e il guadagno previsto è di una cinquantina di milioni al giorno.
          Mentre si dilatano i tempi, si chiariscono le forme di quella che in Gran Bretagna e in Spagna è diventata una febbre senza paragoni. E si comincia a sapere dove potranno sorgere le sale Bingo torinesi. Hanno deciso di buttarsi nel tombolone alcune discoteche (Hennessy, Big, Naxos, Empire Rock Cafè), il centro commerciale Stievani, un po’ di cinema (Arlecchino, Capitol, Massaua), il Bowling Mirafiori e forse quello di via Leinì. E c’è movimento anche nella cintura, a Nichelino, a Beinasco. Le sale dovranno avere almeno 300 posti a sedere e l’area riservata al gioco non può essere inferiore a 450 metri quadri.
          Segreto assoluto sui nomi dei possibili concessionari, anche se si è mossa la Snai così come la "Formula Bingo" di Luciano Consoli. Tra gli addetti ai lavori c’è comunque il sospetto che si possano costituire posizioni dominanti, situazione simile a quella che già esiste per le sale corse e, più in generale, per le altre scommesse sportive. In questo caso, per salvaguardare almeno formalmente le esigenze di trasparenza e per non prendere palesemente in giro l’Antitrust, i criteri per partecipare alla gara sono più rigidi: niente società di capitale, niente scatole cinesi ma persone fisiche. Inoltre, ogni operatore non potrà avere più del dieci per cento delle sale sul totale nazionale di 420, e non più del 50 per cento di quelle della propria regione. Il che è comunque un bel numero, soprattutto se si considera che la creazione di una rete di sale permetterà il gioco in contemporanea, con collegamenti in tempo reale: il cosiddetto Super Bingo che garantirà vincite e brividi maggiori.
          Ogni sala avrà un arredamento assai famigliare, quasi dei salottini dove si potrà seguire il gioco, ma niente fagioli: la casalinga e il pensionato dovranno cliccare, oppure sfiorare col dito lo schermo dove apparirà la cartella elettronica sulla quale spuntare i numeri usciti. Il computer nazional popolare, come l’area bambini che molte sale prepareranno sul tristissimo modello delle nursery di McDonald’s. Ogni cartella costerà tremila lire e ciascun giocatore potrà acquistarne al massimo quattro per partita. Un giro di Bingo (90 numeri sorteggiati, 15 numeri per cartella) durerà, in media, dai sette agli otto minuti e verrà condotto da una specie di intrattenitore. Col Bingo non si diventerà miliardari: il montepremi di ogni mano si aggirerà sul mezzo milione, ad eccezione del Super Bingo. Al solito, il vero vincitore sarà lo Stato, anche se a colpi di dodicimila lire a partita si dovrà comunque stare attenti al bilancio e alla pensione.
          A Torino e provincia sono state una novantina le domande presentate al ministero, mentre i nuovi posti di lavoro creati in tutta la regione dovrebbero essere millecinquecento. E c’è già chi ha organizzato corsi (a pagamento: un milione e mezzo per iscriversi) di preparazione professionale per capisala, capitavoli, addetti alle sale e alla vendita delle cartelle, cassieri e banditori. Siccome alcune di queste nuove professioni saranno a tempo indeterminato e altre più flessibili (nei fine settimana, le sale Bingo avranno bisogno di personale supplementare), si è scatenato anche il mondo del lavoro interinale. E il ministero del Lavoro ha dato incarico alla società "Italia Lavoro" di sondare il vastissimo territorio dei cosiddetti lavoratori socialmente utili, per capire se in questo bacino d’utenza potessero essere formate alcune delle figure professionali previste dal nuovo gioco. Ne parla Giampiero Carpo, di "Italia Lavoro": «Ci siamo occupati della preselezione del personale, diciamo così, potenziale. Per prima cosa abbiamo valutato i due requisiti necessari per essere eventualmente inseriti nel percorso formativo, e cioè l’età massima di trentacinque anni e il titolo di studio di scuola media superiore. Pensiamo possa essere una valida occasione professionale per le sessantacinque persone che hanno concluso proprio ieri la prima fase dei corsi. Siamo convinti che quando il Bingo sarà partito, ognuno di loro lavorerà».

          Un grande affare, questa tombolona, alla quale vorrebbero partecipare non come giocatori ma come gestori del gioco anche alcuni partiti politici. Almeno così sembra. E se Massimo D’Alema ha fatto partire querele nei confronti di chi ha ipotizzato un suo interesse personale nel gioco, se il candidato sindaco Roberto Rosso ha dichiarato che una ex sede dei diessini diventerebbe una sala Bingo, da sinistra sussurrano che Forza Italia starebbe per mettere le mani sulle magiche cartelle, per esempio al Bowling Mirafiori. «Nelle sale Bingo si giocheranno le prossime campagne elettorali, per questa è troppo tardi ma vedrete la prossima» dichiara un politico torinese che preferisce restare anonimo come ogni buon giocatore.
          Le norme prevedono che ogni sala potrà stare aperta dalle dodici alle quindici ore, e sull’esempio spagnolo potrebbero esserci locali che sceglieranno la fascia serale e notturna. Si cercherà di aprirle nei luoghi strategici della città, vicino a mercati, nei pressi o addirittura all’interno dei centri commerciali. E dovranno funzionare, perché lo Stato potrà ritirare le licenze che comunque avranno una validità di sei anni e poi dovranno essere confermate. E se da un lato il Bingo avrà quell’aura da giochetto della Carrà, per nonni e mamme, dall’altro bisognerà vigilare sui possibili utilizzi delle sale legati alla malavita, alla mafia (già successo, ancora in Spagna) e al riciclaggio del denaro sporco. Le concessioni interessano troppa gente perché ci si accontenti delle percentuali stabilite dalla legge: 58 per cento al montepremi, 20 al fisco, 3,8 al Monopolio, 18,2 ai gestori. Chi griderà «Bingo!» non lo farà solo perché sulla sua cartella elettronica sono usciti i numeri giusti.