Piano sindacale a tappe forzate

10/02/2004



        Martedí 10 Febbraio 2004


        Piano sindacale a tappe forzate


        ROMA – C’è un altro declino, oltre quello di cui parla Guglielmo Epifani. È quello del sindacato che, da un po’, non riesce più a esprimere una rotta. Non accade sulle pensioni. Non accade sui salari, un tema su cui le confederazioni sono state spiazzate apertamente dagli autoferrotranvieri ma anche dai media. E sulla previdenza, ormai, perfino le Acli hanno una ricetta mentre Cgil, Cisl e Uil restano alla finestra, in attesa della convocazione del Governo o di un sospirato rinvio al 2005. «Stiamo cercando di ritrovare un nostro percorso, delle nostre proposte su tutti i temi in agenda, dalle pensioni ai salari ai contratti, per non andare ciascuno per conto proprio trascinati dagli altri», sintetizza Luigi Angeletti. Insomma, non è melina questo tentativo dei tre leader per cercare una linea comune «perché se si va in ordine sparso, la prospettiva è quella di diventare politicamente irrilevanti», commenta Angeletti. È stato un po’ questo il senso del colloquio di ieri tra i tre segretari generali che hanno anche fissato per venerdì prossimo una riunione delle tre segreterie. Il punto è scegliere – sui grandi temi di emergenza sociale, come l’impoverimento dei redditi o le pensioni – se il sindacato si fa concorrenza o si compatta su stessi obiettivi. Il declino sindacale, dunque, non si tradurrebbe solo in perdita di peso politico ma anche in un logorante gioco di competizione, più vicino alla logica degli autonomi. «A stare insieme si fa fatica», dice un dirigente della Cisl ma il tentativo «è obbligato», anche se in tutte e tre le organizzazioni c’è un partito trasversale che scommette sulla divisione sindacale. E che, quindi, lavora più per alimentare sponde e scambi con la politica. Ieri, durante la direzione Ds, si è sentito l’appello di Pietro Folena, minoranza Ds: «Non lasciamo sola la Cgil», ha detto chiedendo con un ordine del giorno anche all’opposizione un passo indietro sulle pensioni. Guglielmo Epifani, invece, prova a cambiare agenda e riproporre il cavallo di battaglia del suo sindacato: il declino industriale. Un tema reale ma scelto anche "tatticamente", perché compatta la sua confederazione invece di spaccarla – come accadrebbe, se affrontasse la questione previdenziale. «Basta parlare di pensioni, si rinvii tutto al 2005, quando la verifica andrà fatta.
        Al centro del confronto – dice Guglielmo Epifani parlando delle iniziative sindacali – devono esserci i temi dello sviluppo e dell’occupazione. Se il Paese non riprende a crescere è avviato veramente sull’orlo del declino». Il leader Cgil ora abbina a questo rischio anche quello «di un’insorgenza sociale» determinata dalla questione salariale e dalle crisi industriali. Anche su questo punto, una competizione sindacale, invece di una linea unitaria, avrebbe prospettive incerte. Per Epifani, dunque, le pensioni non devono essere all’ordine del giorno. Ma Luigi Angeletti gli fa notare «tutti preferiremmo non parlarne ma ormai sono sul tavolo e il sindacato è l’unico a non avere una proposta».
        I temi di venerdì sono quelli noti: pensioni, salari e contratto degli artigiani ma anche democrazia economica. Temi che dividono le confederazioni ma le spaccano anche al loro interno. In Cgil la frattura è più evidente: a fine maggio ci sarà un congresso straordinario della Fiom che punta a stracciare l’accordo del ’93; c’è poi l’area di sinistra che vuole cavalcare «l’insorgenza sociale». Anche in Cisl c’è chi non vuole più pagare "conti" alla Cgil e che, dopo l’impegno di non fare accordi separati sulle pensioni, vuole tornare sul proprio solco: firmare il contratto degli artigiani, presentare una proposta sulla riforma contrattuale.
        Intanto il 3 aprile scendono in piazza i pensionati di Cgil, Cisl e Uil per protestare contro il carovita e l’assenza di risorse per la non-autosufficienza.

        LINA PALMERINI