Piano Maroni: meno licenziabilità e più indennità di disoccupazione

10/02/2002


DOMENICA, 10 FEBBRAIO 2002
Pagina 4 – Economia
IL CONGRESSO DELLA CGIL
Ecco le proposte che il ministro metter� sul tavolo per convincere Cisl e Uil ad accettare la delega sul lavoro
Piano Maroni: meno licenziabilit� e pi� indennit� di disoccupazione
Tramonta l�ipotesi di rendere facoltativa o di eliminare la decontribuzione
DAL NOSTRO INVIATO

RIMINI – Adesso l�obiettivo del governo � quello di allargare e trarre i maggiori frutti possibile dalla spaccatura che si � prodotta, sull�opportunit� dello sciopero sociale, tra Cgil e Cisl-Uil. Che il tentativo fosse questo lo si era gi� capito immediatamente dopo la firma dell�intesa sulle risorse per il rinnovo dei contratti pubblici. Non � sfuggito a nessuno il coro di ministri e sottosegretari che sottolineavano il �clima migliore� e dunque la possibilit�, ora, di andare a una mediazione anche su altri temi, primo tra tutti quello delle modifiche all�articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, sulle quali governo e Confindustria – nonostante le resistenze sindacali – non vogliono mollare.
Il problema per Fini e Maroni – che ormai danno la Cgil come persa al confronto – � quello di predisporre una proposta �non indecente� per Cisl e Uil, �ritarando� gli elementi che compongono la delega. Il primo tassello della proposta dovrebbe essere quella di ridurre da tre a uno i casi ai quali si applica la deroga all�articolo 18, salvando soltanto quello che prevede la sospensione dello Statuto dei lavoratori per le aziende che trasformano i contratti da tempo determinato in tempo indeterminato (il caso – detto per inciso – che sta pi� a cuore al presidente della Confindustria, Antonio D�Amato). Nello stesso tempo, il governo accetterebbe che, nel caso di ricorso all�arbitrato nei contenziosi tra lavoratori e aziende, il magistrato esprima un giudizio che non si limiti alla sua discrezionalit�, ma faccia riferimento alle leggi e ai contratti, come chiedono i sindacati.
Mentre negli ambienti del ministero del Welfare si definisce �priva di fondamento� l�ipotesi di uno stralcio dalla delega delle norme che riguardano l�articolo 18 e una loro riproposizione in un disegno di legge con le misure per il Mezzogiorno, tra gli altri elementi che potrebbero �convincere� Cisl e Uil a deporre le armi prende corpo la proposta di dare pi� consistenza all�indennit� di disoccupazione, avvicinandola al modello europeo ed eventualmente prevedendo un tetto e una durata pi� elevati per coloro che restano senza lavoro dopo il licenziamento ingiustificato. Recentemente il leader dell�Ulivo, Francesco Rutelli, ha proposto il riconoscimento ai giovani �flessibili� che perdono il lavoro del 50 per cento dell�ultimo stipendio per un anno.
Il governo smentisce che una proposta articolata e complessiva sia stata gi� messa a punto, ma da tempo contatti e incontri informali si susseguono senza tregua. � nell�ambito di questi pour parler che la Confindustria ha bocciato l�ipotesi di una sospensione della decontribuzione di 3-5 punti sui nuovi assunti: l�idea del sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla, rilanciata ieri da alcuni quotidiani, era sostanzialmente quella di dare la facolt� al lavoratore e al datore di lavoro di versare quattro punti di contributi nei fondi pensione, destinandone un quinto in busta paga.
Che cosa accadr� ora? Appuntamenti in calendario non ce ne sono. Entro febbraio, tuttavia, Maroni convocher� un tavolo per il recepimento della direttiva Ue sulla societ� europea, invitando le parti al raggiungimento di un avviso comune. Nell�ambito di questa confronto potrebbe essere messo a punto un nuovo tassello di estremo gradimento per la Cisl, quello della partecipazione dei lavoratori alla gestione d�impresa.
(r.d.g.)