Piano del Tesoro per la ripresa

29/03/2004


DOMENICA 28 MARZO 2004

 
 
Pagina 7 – Economia
 
 
Piano del Tesoro per la ripresa
Stop di Maroni: non ne so nulla

Tremonti annuncia misure per aiutare l´economia.
Il Welfare: un errore prima di vedere i sindacati
ROBERTO MANIA


        ROMA – Tremonti annuncia un pacchetto di misure (fiscali e non) per aiutare l´economia e Maroni lo stoppa rivendicando per sé – e certamente per la Lega, temporaneamente orfana di Bossi – un ruolo di primo piano nel rapporto con le parti sociali. Quello di ieri è stato un Maroni double-face: prima ha formalmente chiuso il dialogo con i sindacati sulla riforma delle pensioni, poi ha bocciato l´annuncio, fatto dal ministro dell´Economia, di un piano per ridare ossigeno allo sviluppo. Piano che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dovrebbe illustrare nel dettaglio proprio oggi a Cernobbio al forum della Confcommercio.
        Maroni si è detto sorpreso dall´iniziativa stessa della coppia Berlusconi-Tremonti, poi ha spiegato: «Annunciare un pacchetto di interventi strutturali per rilanciare l´economia sarebbe un grave errore. E lo sarebbe ancora di più se, come dice Berlusconi, nei prossimi giorni il governo deve incontrare i sindacati». Nel ragionamento del ministro del Welfare non c´è solo un aspetto di correttezza diplomatica riguardante il rapporto con Cgil, Cisl e Uil che solo due giorni prima hanno chiesto ai lavoratori di scioperare da una parte contro la riforma previdenziale ma, dall´altra, proprio per chiedere una nuova politica economica che abbia al centro lo sviluppo, gli investimenti in ricerca e innovazione. Maroni, infatti, teme che la Lega, considerata ormai appagata con l´approvazione al Senato della devolution, possa essere spinta dagli alleati a fare da comparsa sulle altre questioni. Lo ha detto chiaramente: «Se qualcuno ritiene la riforma federale un regalo a cui deve seguire muta accondiscendenza si sbaglia di grosso. E´ stato un atto dovuto e non accetteremo pacchetti già chiusi. La Lega è per il cibo fresco e non per i preconfezionati e vuole vedere gli ingredienti, la preparazione e alla fine il cibo pronto. Siamo alleati leali e non una suppellettile che assiste a quello che fanno gli altri».
        Mentre chiede spazio agli argomenti della Lega sulle politiche per lo sviluppo, Maroni chiude ai sindacati sulla previdenza. «Il confronto – ha detto – si è già concluso e sarebbe inutile riaprirlo». Ma nello stesso governo, però, il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, e il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, non intendono rompere il filo del dialogo, per quanto flebile, con le confederazioni sindacali. «Sulla previdenza – ha detto Fini pur criticando le posizioni dei sindacati – il dialogo resta indispensabile». E per il ministro Udc non va «sottovalutato» lo sciopero di venerdì. Entrambi vanno letti come segnali di pacificazione. Nemmeno i sindacati considerano chiusa la partita sulla previdenza, anche perché – ha fatto notare ieri il segretario confederale della Cisl Pierpaolo Baretta – a dirlo sono gli stessi esponenti dell´esecutivo». Per le organizzazioni sindacali – ha aggiunto Morena Piccinini della segreteria Cgil – chiedere di «rivoltare l´agenda del governo, dando priorità allo sviluppo, non vuole dire accettare i tagli alle pensioni».
        La delega sulla previdenza, salvo sorprese, proseguirà il suo iter parlamentare. Dal 19 aprile sarà all´esame dell´aula del Senato. Qualche lieve aggiustamento sarà forse ancora possibile in Commissione ma non in una logica bipartisan visto che la maggioranza non ha accettato alcuna delle proposte presentate dal centrosinistra pur dichiarando di apprezzarle.
        La riforma delle pensioni, anche se varata solo da un ramo del Parlamento, serve in tempi rapidi al governo per tentare di ridurre il rischio di un declassamento dell´affidabilità del nostro debito pubblico da parte delle agenzie internazionali di rating. Rischio di cui, ultimamente, si è tornato a parlare con insistenza negli ambienti di governo e al quale ha fatto ieri esplicito riferimento il leader dei Ds, Piero Fassino. Senza un nuovo patto sociale per consentire la ripresa dell´economia – ha dichiarato anch´egli da Cernobbio – «non mi stupirei se le agenzie di rating si trovassero in difficoltà a confermare l´attuale classifica dell´Italia».