Piano Cgil per Welfare e pensioni

18/12/2003


GIOVEDÌ 18 DICEMBRE 2003

 
 
Pagina 5 – Economia
 
 
IL DOCUMENTO
Più diritti a precari e meno abbienti, niente aumento dell´età lavorativa

Fondi di riserva e nuovi incentivi
piano Cgil per Welfare e pensioni
          Epifani: "La delega premia i ricchi, va ritirata"
          LUISA GRION


          ROMA – Prima di tutto il ritiro della delega da parte del governo, poi una riapertura del dibattito a tutto tondo per rafforzare il Welfare e portare la spesa sociale italiana a livello europeo. E´ la base – espressa in un documento votato all´unanimità dal direttivo – dalla quale la Cgil intende ripartire per arrivare alla «proposta unitaria» con Cisl e Uil in risposta ai piani dell´esecutivo. Piani che il sindacato di Epifani boccia non solo sulla riforma delle pensioni, ma anche riguardo al fisco. La «delega voluta dal governo annulla il principio di progressività e pratica una redistribuzione delle risorse dai meno abbienti ai più abbienti» è scritto nel documento. Occorre – al contrario – «porre fine alla politica dei condoni e dei concordati riprendendo una battaglia intransigente contro l´elusione e l´evasione fiscale».
          Quanto alla previdenza, ribadendo che il negoziato sarà possibile solo dopo il ritiro della delega, la Cgil ritiene «indispensabile» la conferma del doppio canale di accesso al pensionamento e fa notare che l´aumento nel 2008 di ben cinque anni dell´età di pensionamento «si scontrerà con comportamenti opposti delle imprese e creerà problemi al mercato del lavoro». Il «no» all´aumento dell´età pensionabile è deciso.
          Cosa propone in alternativa il sindacato? Oltre all´estensione dei diritti ai lavoratori che oggi ne sono esclusi, all´armonizzazione delle aliquote, alle tutele dei lavori usuranti, alla separazione fra assistenza e previdenza, la Cgil mette sul piatto un sistema di incentivi per chi resta al lavoro che va però la rimpolpare la pensione, non la busta paga (maggiorazione del rendimenti per ogni anno di attività lavorativa in più). L´idea di fondo è quella di considerare la famosa «gobba previdenziale» legata non ai rendimenti troppo alti rispetto alla media europea, ma al maggiore numero di pensionati. Quindi «fisiologica», influenzabile con «l´andamento dell´occupazione, il contrasto al lavoro nero e quant´altro. Gli altri paesi europei, 10 su 15 fa notare la Cgil, si sono orientati verso la costituzione di fondi di riserva destinati a «intercettare» la punta di maggior spesa . Come finanziarli? Con i maggiori risparmi realizzati grazie all´incentivazione a chi resta, con le maggiori entrate legate alla armonizzazione dei contributi, con la gestione dei fondi pensione da parte degli enti pubblici, suggerisce la Cgil. Previdenza a parte, il documento tocca i vari aspetti della spesa sociale. Politiche socio-sanitarie in primis. Per la Cgil il Fondo sanitario nazionale deve essere adeguato alla media della spesa sanitaria europea; va rilanciata la sicurezza sui luoghi di lavoro; va reso realmente esigibile il diritto ai livelli essenziali di assistenza sanitaria.