Pezzotta: «Vera autonomia o sarà declino»

02/11/2004

              sabato 30 ottobre 2004
              sezione: ITALIA-LAVORO – pag: 18

              Al consiglio generale Cisl, Pezzotta rilancia il ruolo di un sindacato svincolato dagli schieramenti politici
              «Vera autonomia o sarà declino»
              Ancora critiche a Epifani per i suggerimenti al programma di Prodi: «Non seguiremo la Cgil su questa strada»

              DAL NOSTRO INVIATO
              MASSIMO MASCINI

                GROSSETO • È l’autonomia la carta vincente del sindacato. Per uscire dalle difficoltà, gravi, nelle quali si dibatte, per evitare il declino altrimenti sicuro, il sindacato deve cercare un ruolo di grande autonomia, dialogando con le forze politiche, ma badando bene a non sposare in maniera preconcetta le tesi di un partito o di uno schieramento. È sulla base di questo concetto, ribadito con forza ieri dal segretario generale Savino Pezzotta, che la Cisl si avvia al suo prossimo congresso, che il Consiglio generale ha convocato a Roma dal 5 all’8 luglio del prossimo anno. I valori di fondo della Cisl restano sempre gli stessi, l’autonomia, appunto, e la partecipazione, ma per coniugarli, per difenderli salvando il ruolo attivo del sindacato, la via è quella di un confronto attivo con le forze politiche che non leghi le mani a nessuno.

                Per questo Pezzotta ha criticato le scelte della Cgil, soprattutto le più recenti, come la lettera che i segretari di quella confederazione hanno inviato a Romano Prodi per dare delle indicazioni in vista della messa a punto del programma del centrosinistra. Questa, ha rilevato il segretario generale della Cisl, è una vera e propria novità, anche di rilievo nella storia della Cgil. Sergio Cofferati, ha spiegato, cercava infatti un contatto con il suo partito di riferimento, i Ds. Guglielmo Epifani tende invece a rapportarsi all’intero centrosinistra, a fare della Cgil la «casa comune» di questo schieramento, così come prima della crisi dei partiti lo era della sinistra, Pci e Psi.

                «Una trasformazione che ci crea dei problemi e non ci sta bene e infatti non possiamo seguirli per questa strada», ha detto Pezzotta. Perché in questo modo ci si chiude nella propria identità, e questo è un male perché, spiega, «al contrario il sindacato deve essere aperto, deve produrre un cambiamento, deve incidere e così avere un ruolo». Ma soprattutto perché, seguendo questa linea il sindacato rischia di vietarsi un vero ruolo da protagonista.
                «Se io — afferma Pezzotta — approvo il programma di uno schieramento, come Epifani dice di dover fare in tempi di bipolarismo, mi schiero a favore di uno dei due poli. Ma poi che accade? Che, se vincono i miei antagonisti, questi parlano con i miei capibastone, non certo con me, ma se vincono i miei amici nemmeno questi trattano con me, lo ritengono inutile». Di qui la proposta forte di Pezzotta di proporre alla Cgil, ma pronti a farlo da soli se dovessero incontrare un rifiuto, la realizzazione di convenzioni programmatiche sui temi economici più importanti per il sindacato, discussioni con gli schieramenti sulla base delle proposte autonome sindacali. «In questo modo — afferma Pezzotta — noi potremmo offire ai nostri iscritti valide indicazioni per scegliere nelle competizioni elettorali sulla base delle risposte che ogni schieramento darebbe alle nostre tesi».

                Così — spiega Pezzotta — è possibile costruire una strategia di intervento che dia ruolo al sindacato e riesca a tener conto dell’effettiva realtà. Perché se si parte dalla contrapposizione, spiega, non si può che essere manichei. Ha fatto l’esempio della legge Biagi. «La Cgil — ha ricordato — ne chiede l’abrogazione, ma a noi alcune delle cose contenute in quella legge vanno bene, allora occorre valutare cosa è accaduto da Treu in poi e decidere di conseguenza cosa mantenere e cosa cambiare. Lo stesso per le pensioni, perché a noi gli interventi per il tfr e per la previdenza complementare non sono dispiaciuti e quindi vanno salvati, altre cose della riforma invece vanno cambiate».

                Pezzotta crede molto in questa forma di dialogo con le forze politiche e pensa che già alle prossime elezioni regionali in primavera si possa dare il via a questi confronti. Del resto, a suo avviso, solo in un clima di grande autonomia è possibile davvero riuscire a realizzare la partecipazione, che resta la forma migliore per rappresentare il mondo del lavoro. Confortato dal consenso di Anna Maria Artoni, vicepresidente di Confindustria, Alessandro Profumo, ad di Unicredit, e dell’eurodeputato Enrico Letta, tutti certi del ruolo ineliminabile della partecipazione, Pezzotta ha così segnato la via alla Cisl per i prossimi mesi.