Pezzotta: un contratto leggero

15/07/2002

14 luglio 2002



Pezzotta: un contratto leggero
Il segretario Cisl lancia una nuova provocazione alla Cgil: «Parliamone a settembre»


PAOLO ANDRUCCIOLI


Dopo l’articolo 18, ora cambiamo anche il modello contrattuale italiano. L’idea è di Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, il sindacato confederale che in questo periodo mostra di darsi un gran da fare per cercare un suo spazio autonomo. Dopo aver firmato il Patto per l’Italia con la Uil e gli altri sindacati e dopo aver rotto i rapporti con la Cgil, ora la Cisl tenta di rilanciare una sua strategia e di accreditarsi sulla scena politica come il vero sindacato riformista. Riconoscimenti positivi e aperture in questo senso la Cisl le ha già avute da ambienti confindustriali e il quotidiano
Sole24 ha dato parecchio spazio alle proposte e alle prese di posizione del segretario generale, Savino Pezzotta. Ieri è stata invece la volta del Corriere della sera, che ha pubblicato una intervista con cui Pezzotta lancia una proposta politica alla Cgil e alla Uil. La proposta non è nuova per il sindacato cislino e neppure per il dibattito sindacale in generale, ma assume oggi una portata ben precisa, all’interno di un disegno. Si tratta della riforma della contrattazione: la Cisl rilancia cioè la sua idea di rendere meno pesante il contratto nazionale di categoria (svuotandolo nei fatti di molte delle sue prerogative) per dare più spazio al cosiddetto secondo livello di contrattazione, ovvero la contrattazione aziendale o territoriale. Nel lanciare questa proposta, il segretario cislino ci tiene comunque a precisare che nei prossimi rinnovi contrattuali il suo sindacato chiederà che si tenga conto dell’inflazione reale e non del tasso programmato all’1,4% per il 2003 deciso dal governo. Non è che non siamo d’accordo con la politica dei redditi e con la moderazione salariale, spiega Pezzotta, è che il governo non ha concordato con noi il tasso programmato e quindi ci riteniamo liberi di muoverci sulle nostre richieste. Alla Cgil, alla Uil e alla Confindustria Pezzotta propone di aprire a settembre un vero e proprio tavolo di discussione sulla riforma dei modelli contrattuali italiani. In particolare, rivolto alla Cgil, dice che potrebbe essere un modo per «rientrare nella partita». Come se la Cgil fosse considerata fuori gioco solo perché non ha firmato il Patto. Polemico Pezzotta anche sugli scioperi decisi della Cgil. E all’intervistatore che gli chiedeva come mai la Cisl non sottoporrà a tutti i lavoratori il giudizio sul Patto siglato con il governo, il segretario della Cisl ha ribadito ancora una volta che lui deve risponde solo ai suoi iscritti. E che comunque la Cgil non avrebbe mica promosso una consultaizione tra i lavoratori prima di indire gli scioperi in difesa dell’articolo 18. Questo dunque lo stato dell’unità sindacale che Pezzotta spera di poter ripristinare: tanto, dice, dopo la litigata, si tornerà a fare le cose insieme.

E’ certo però che si comincia male, o almeno in modo molto problematico perché è evidente che la proposta della Cisl e le sue idee sul modello contrattuale sono a tutt’oggi opposte a quello che pensa la Cgil.

Per Giuseppe Casadio, segretario confederale della Cgil, c’è dell’ambiguità nella proposta del segretario della Cisl. L’ambiguità sta nel fatto che Pezzotta allude a un primo livello di contrattazione che finirebbe per non tutelare più il potere d’acquisto. E’ un’idea, spiega Casadio, che deriva dall’esperienza del contratto dei metalmeccanici. E per Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale Fiom, c’è da dubitare della difesa del contratto nazionale da parte della Cisl.