Pezzotta: sulle pensioni dialogo inutile se non cambia la riforma

11/11/2003




martedì 11 novembre 2003


Alemanno: con uno sforzo si può arrivare a un’intesa. Buttiglione avverte: fiducia solo se necessario

Pezzotta: sulle pensioni dialogo inutile se non cambia la riforma

      ROMA – Maroni butta la palla nel campo di Berlusconi. I sindacati avvertono che inutile giocarla, se il governo non è pronto a cominciare una nuova partita. Sulle pensioni siamo ancora alle schermaglie in attesa degli sviluppi della situazione politica. Dice il ministro del Lavoro, Roberto Maroni: «È giusto che Palazzo Chigi intervenga e convochi i sindacati per verificare se ci sono proposte alternative a quella del governo». Replica il leader della Cisl, Savino Pezzotta: «È inutile che ci convochino se non vogliono cambiare la riforma delle pensioni». Un eventuale vertice, insomma, non si può convocare al buio. E, almeno per il momento, nessuna delle parti sembra pronta a mettere sul tavolo posizioni costruttive. Cisl e Uil hanno voglia di fare una proposta, ma la Cgil non ha fretta. Inoltre, un’eventuale ricetta targata dalle tre confederazioni prenderebbe di mira artigiani, commercianti e coltivatori diretti (per i quali i sindacati chiedono un immediato aumento dei contributi) e non sarebbe accolta dal governo Berlusconi che ha proprio nei lavoratori autonomi una delle basi elettorali. Infine, anche governo e maggioranza non hanno ancora maturato una linea.
      Maroni e la Lega, ma anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, restano fermi alla proposta di riforma presentata in commissione Lavoro al Senato. Il responsabile del Lavoro ha ribadito ieri la richiesta che la legge sia approvata entro l’anno. Ma sono in pochi a crederci nella stessa maggioranza, dal momento che Alleanza nazionale chiede di riaprire il negoziato con i sindacati. «Sono convinto che con un grande sforzo da parte di tutti a un’intesa si può arrivare», spiega il ministro per le Politiche agricole, Giovanni Alemanno. Nonostante queste fibrillazioni Maroni sostiene che «la Casa delle Libertà e il governo sono uniti e compatti». E spinge per una campagna di comunicazione sull’esempio di quanto fatto dal primo ministro francese Raffarin. Lo stesso Berlusconi aveva annunciato il 5 ottobre che avrebbe inviato una lettera a tutti gli italiani per spiegare il perché della riforma che aumenta da 35 a 40 anni il minimo di contributi per la pensione di anzianità. Ma ancora non è partita.
      Intanto, in Senato l’esame procede a rilento, con le audizioni delle parti sociali. In teoria il governo potrebbe ricorrere anche alla questione di fiducia, per accelerare i tempi. Ma il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione (Udc), pur non escludendola, frena: «È come una medicina: in modica quantità fa bene, in dosi eccessive può portare alla morte».
Enrico Marro


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