Pezzotta: sulla flessibilità il Governo sponda dei veti Cgil

05/02/2001

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Sabato 3 Febbraio 2001
italia – politica
—pag—9

Pezzotta: sulla flessibilità il Governo sponda dei veti Cgil

ROMA La concertazione non è finita, anzi, resta la strada maestra per governare il Paese. Se in quest’ultimo periodo si è fermata, la principale responsabilità è del Governo che non ha convocato le parti, aprendo un tavolo su Tfr e flessibilità, e ha ceduto di fatto al veto della Cgil.

Le accuse del presidente del Consiglio alla Confindustria non trovano concorde il leader della Cisl, Savino Pezzotta. «Non sono corrette: non siamo stati convocati a un negoziato a tre e personalmente conosco le posizioni degli industriali solo per le dichiarazioni fatte sui giornali. Attorno a un tavolo sarebbero invece emerse con chiarezza le diverse posizioni e ci saremmo potuti confrontare, prendendoci ognuno la propria responsabilità», dice Pezzotta. Che anche ora, a ridosso della fine della legislatura, rilancia: i tempi per aprire il negoziato ancora ci sono.

Amato è stato netto: a bloccare il negoziato sul Tfr e fermare la concertazione sono stati gli imprenditori. E la Cgil concorda…

La concertazione è utile e la Cisl da tempo chiede una riedizione dell’accordo del 23 luglio. Le vere obiezioni sono arrivate dalla Cgil. È Cofferati a non volere la concertazione: non a caso ha ripetuto anche alla Conferenza per il lavoro che si tratta di un metodo da usare a seconda delle contingenze. Per noi no: è una politica per governare il Paese.

Ma è realistica una concertazione con tutti i protagonisti in ordine sparso e un sindacato spaccato?

Non bisogna essere d’accordo a priori. Ognuno va al confronto con le proprie posizioni. È l’intelligenza politica che porta a trovare le mediazioni. Difficile però trattare se non si è nemmeno convocati.

Il ministro Salvi ha ammesso che il Governo forse ha avuto un eccesso di prudenza, non ha convocato le parti per il timore della rottura. Un atteggiamento condivisibile?

No. Anche se il Governo aveva registrato differenze tra le parti aveva il dovere di convocare per verificare al tavolo la consistenza delle divergenze. Ognuno si sarebbe preso in quella sede le proprie responsabilità. Se per timore della rottura non si fa niente, si instaura il diritto di veto da parte di qualcuno. Ed è sbagliato.

Amato ha avuto incontri con Confindustria e sindacati…

Ma solo bilaterali. Certo, esistevano pregiudiziali, anche da parte degli imprenditori. Dovrebbero lasciarle cadere. Ma è il confronto che fa premio sulla posizioni.

Giulio Tremonti, ministro in pectore di un eventuale Governo Berlusconi, afferma che la concertazione ha funzionato per 10 anni ma che ora serve qualcosa di nuovo. Questo la preoccupa?

Tremonti non può pensare che la politica da sola possa risolvere i problemi. Occorre governare i processi coinvolgendo le rappresentanze degli interessi. Altrimenti si tornerebbe al conflitto, con conseguenze disastrose. Poi è chiaro che la concertazione deve adeguarsi alle esigenze del momento.

Tremonti dice anche che il sindacato deve cambiare e adeguare le norme giuridiche alla realtà dell’economia…

Basta guardare la storia del sindacato: il sindacato si è sempre regolato a seconda delle situazioni. E la Cisl ha sempre fatto la propria parte. Non ci adegueremo mai, però, a un cambiamento che vada a danno dei lavoratori e dei pensionati. Salvaguardando diritti e dignità siamo disposti a discutere di tutto.

Il ministro del Lavoro ha intaccato la pietra miliare dell’accordo del 1998, realizzato con il Governo D’Alema. Pensa che la firma sia stata troppo precipitosa?

In quell’accordo i contenuti erano buoni. Se fossimo stati più coerenti avremmo raggiunto risultati positivi.

Oggi, con l’inflazione che cresce, torna in primo piano il problema delle tariffe. Uno dei nei dell’intesa?

Il Governo deve porre rimedio, altrimenti ci saranno tensioni sulla politica dei redditi. Di fronte ai nostri allarmi, l’Esecutivo ci ha sempre risposto che era tutto sotto controllo. Non è vero. Non ci può essere, infatti, un vero controllo senza una politica di concertazione. Il Governo dovrebbe cercare un maggior raccordo con la Conferenza Stato-Regioni per le tariffe locali e fare intervenire di più l’Authority.

—firma—Nicoletta Picchio