Pezzotta: sì al Fisco flessibile al Sud

26/05/2003




              Sabato 24 Maggio 2003
              ITALIA-POLITICA
              Pezzotta: sì al Fisco flessibile al Sud

              Cgil: ma restano i vincoli dell’Unione –
              Angeletti (Uil): non serve ridurre il costo lavoro, bisogna attrarre nuovi investimenti


              ROMA – «Apriamo da subito, proprio nel semestre di presidenza italiana, una grande questione europea perché vengano ammesse nelle aree meno sviluppate aliquote fiscali differenziate». Antonio D’Amato, presidente di Confindustria parlava del Mezzogiorno, a cui ha dedicato un ampio passaggio della sua relazione all’assemblea annuale delle imprese, suggerendo al Governo di riaprire un negoziato più volte andato male.
              Fino a oggi, da Bruxelles non è mai arrivato alcuno spiraglio sulla possibilità di differenziare fiscalmente il Paese in aree più o meno svantaggiate. E anche se, in via di principio, il sindacato è d’accordo sulla misura proposta da D’Amato, tutti osservano che difficilmente l’Unione cambierà idea. È questa l’opinione della Cgil che non è pregiudizialmente contraria ma ricorda quali «sono le regole europee» sulla concorrenza.
              Anche la proposta di D’Amato di cominciare ad anticipare la riduzione dell’Irap partendo dal Sud «già dalla prossima Finanziaria» non trova ostacoli se non la preoccupazione di capire come veranno coperte le entrate mancanti. Il ledaer della Cgil, Guglielmo Epifani ha sempro detto che «l’Irap ha un peso eccessivo sul fattore lavoro» e che dunque «la Cgil sarebbe favorevole a una riforma. Il punto sono le risorse per la sanità: come, cioè, senza l’Irap si arriva a coprire quel gettito oggi garantito alle Regioni». In linea teorica, insomma, nulla quaestio. Più complicato diventa se si comincia a ragionare in termini pratici. Anche la Cisl, che già con la segreteria di Sergio D’Antoni lanciò l’idea di una fiscalità agevolata per il Mezzogiorno, si pone il problema dell’Europa. «Non so se Bruxelles lo consentirà», osserva Savino Pezzotta.
              Al netto di questo passaggio, che comporterà un negoziato complicato se il Governo se ne vorrà assumere l’onere, la Cisl si schiera decisamente a favore. «Siamo da sempre favorevoli a una fiscalità differenziata e di vantaggio nel Mezzogiorno. Si possono forzare alcuni vincoli per attrarre gli investimenti delle imprese estere e favorire la delocalizzazione di quelle italiane».
              Chi va dritto al sodo è il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: «Per fare quello che propone D’Amato non abbiamo i soldi», taglia corto intervenendo alla manifestazione sindacale unitaria a Reggio Calabria sul Sud. «Quei pochi soldi che abbiamo – ha detto Angeletti – li dobbiamo usare per fare investimenti nel Mezzogiorno. Abbiamo pochi mesi. Fra non molto tutte queste risorse saranno dirottate verso i Paesi dell’Est che entreranno nella Unione Europea». La spesa pubblica deve andare agli investimenti in infrastrutture e l’Irap, secondo il leader della Uil, può aspettare: «Forse un giorno avremo abbastanza soldi per ridurre le tasse e l’Irap, allora lo faremo, ma non adesso. Mi sembra assolutamente controproducente lavorare su pensioni e tagli all’Irpeg per rilanciare l’economia e i consumi». Angeletti torna sul suo refrain «dimenticare Maastricht», in questo, però accogliendo l’invito del leader degli industriali a «reinterpretare il patto di stabilità» consentendo il rilancio degli investimenti pubblici in ricerca e infrastrutture. «Per due o tre anni – dice Angeletti – bisogna dimenticare le privatizzazioni e i parametri di Maastricht, per far partire investimenti pubblici, visto che quelli privati non ci sono». Sul passaggio della relazione di D’Amato più apprezzato da Cisl e Uil, cioè meno leggi più contrattazione, Epifani osserva le «contraddizioni della Confindustria che chiede cose diverse da quelle che mette in pratica. L’ultimo contratto dei meccanici ad esempio – spiega Epifani – è un continuo rinvio alla legge di riforma del mercato del lavoro. Così come l’ultimo decreto sull’orario di lavoro o il contratto a termine che riducono gli spazi di negoziazione».
              Martedì prossimo ci sarà il vertice dei tre segretari generali a Praga (dove si svolgerà il congresso del sindacato europeo): le pensioni, l’accordo sulla politica industriale saranno i temi. Ma in quell’occasione Pezzotta chiederà con chiarezza alla Cgil di isolare chi si è reso protagonista di episodi di intolleranza nei confronti della Cisl.

              LINA PALMERINI