Pezzotta: servono 1,5 mld €

04/04/2002





Pezzotta: servono 1,5 mld €
ROMA – Un miliardo e mezzo di euro. Tanto costerà il primo anno la riforma degli ammortizzatori sociali. Lo afferma Savino Pezzotta, togliendo così di mezzo alcune ipotesi faraoniche circolate nei giorni scorsi. È vero, afferma il segretario generale della Cisl, che la riforma a regime costerà 7,5 miliardi di euro, cifra davvero considerevole. Ma questo solo alla fine, quando cioè l’economia, grazie a questo nuovo welfare sarà in grado di funzionare molto meglio. Per ora il costo non sarà quindi superiore a tremila miliardi di vecchie lire. Una cifra, sembrerebbe, a portata di mano, soprattutto se si considera che potrebbe passare per questa riforma l’appianamento del difficilissimo scontro avviato sulla riforma del mercato del lavoro tra Governo e sindacato. Ma Pezzotta non si ferma qui. Per cogliere il risultato pieno che si propone, afferma, il sindacato deve avere la forza per avanzare una vera riforma generale: e l’avrà solo se saprà coniugare una vera autonomia politica, se sarà «a-partisan», dice Pezzotta, se non si legherà a nessuna forza politica. Una soluzione che trova nel sindacato critici, ma anche sostenitori. Il motivo dell’indicazione a favore dell’autonomia viene a Pezzotta dalla storia della Cisl, che ha sempre avuto molto caro questo tema e per esso si è battuto a lungo, cogliendo importanti risultati, tanto è vero che dagli anni sessanta il sindacato, prima legato strettamente ai partiti, di centro e di sinistra, si è progressivamente reso autonomo da questi, fino a diventare esso stesso soggetto politico. L’occasione invece della polemica gli è venuta da due avvenimenti di questi giorni. Il primo è la costituzione di una corrente all’interno dei Ds, quella di «Aprile», nata, ricorda Pezzotta, anche per la determinazione e la fattiva collaborazione di tre esponenti della Cgil, Achille Passoni, Paolo Nerozzi e Carlo Ghezzi. Il secondo episodio riguarda invece la Uil, un cui documento avrebbe il dichiarato obiettivo di «risvegliare l’anima riformista nei Ds» e costituire così «il primo mattone di una ricostruzione socialista». Così, dice Pezzotta, davvero non va. In tal modo, sostiene ripercorrendo la strada dei suoi predecessori, il sindacato perde la sua autonomia, quindi la sua forza, dal momento che lega le proprie sorti a quelle delle formazioni politiche che elegge, finendo per ridimensionare il ruolo del sindacato. Giusto non cadere in una conflittualità infinita, dice, ma non a prezzo troppo elevato. Tanto più ciò è valido a suo avviso in quanto viviamo in pieno bipolarismo, la cui rigidità verrebbe attenuata dal rafforzarsi di una «sorta di terzo polo», quello delle autonomie sociali. Una ricostruzione del ruolo del sindacato che trova consensi. Adriano Musi, vicesegretario generale della Uil, nonostante la sua organizzazione sia direttamente chiamata in causa da Pezzotta, appoggia le tesi del segretario generale della Cisl. «Sono convinto – afferma – che il ruolo autonomo del sindacato esalti la sua capacità di progettare, di fare proposte di merito». Importante è poi mettere a punto queste proposte. Sergio Cofferati nei giorni scorsi ha avanzato le sue tesi e ieri il suo gesto è stato lodato dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, che vi ha visto una nuova voglia di trattare del leader della Cgil, in quanto tale importante. «Propone cose di sinistra – ha rilevato il ministro – ma il Governo discute le proposte, non la loro provenienza». Segnale importante di disponibilità al dialogo, come anche la presa di posizione di Nicola Tognana, vicepresidente di Confindustria, che ha riaffermato l’importanza di tornare a dialogare. Giusto che il sindacato scioperi per rappresentare le sue ragioni, ha detto, ma dopo si torni al tavolo del dialogo.

Massimo Mascini
Giovedí 04 Aprile 2002