Pezzotta scommette sull’unità sindacale

18/11/2002



            16 novembre 2002


            ITALIA-LAVORO


            Pezzotta scommette sull’unità sindacale

            Apre al dialogo ma difende l’autonomia della Cisl
            Massimo Mascini


            ROMA – Un nuovo piccolo passo verso l’unità sindacale, o meglio verso una convivenza più pacifica fra i tre grandi sindacati confederali del nostro paese. È stato compiuto ieri paradossalmente nell’occasione in apparenza meno indicata, la commemorazione di Giulio Pastore, il sindacalista che operò nel 1948 la scissione della Cgil e due anni più tardi fondò la Cisl. Savino Pezzotta, che già nei giorni scorsi aveva inviato segnali non equivoci di carattere unitario, si è ripetuto leggendo l’eredità del fondatore del suo sindacato come un motivo in più per cercare una pacifica convivenza con Cgil e Uil, a dispetto di una quotidianità fatta di episodi scioccamente bellicosi. Pezzotta ha fatto un preciso parallelo tra i nostri giorni e quelli in cui all’inizio degli anni cinquanta, nacque la Cisl. Come adesso, anche allora il Paese era debole, c’era una diffusa stanchezza intellettuale e una difficile crisi economica. Pastore insegnò ai suoi a superare questa difficile contingenza con un «sindacato nuovo», espressione che suonò allora come una provocazione, ma, ha spiegato Pezzotta, voleva solo indicare nuovi modi di reagire alle difficoltà. Per uscire dalla crisi la Cisl scommise da un lato sull’autonomia da qualsiasi forza politica e dall’altro sull’affermazione della propria politicità come soggetto sociale e per realizzare questo cambiamento si inventò la contrattazione aziendale, modo nuovo di negoziare che fu osteggiato dagli imprenditori e dalla Cgil, ma poi diventò prassi comune per tutti. Adesso la situazione si presenta per molti versi analoga. Siamo di fronte a un cambiamento, quello dal fordismo alla globalizzazione, che non è quello di cinquant’anni fa da un’economia agricola all’industrialismo, ma che comunque il sindacato deve gestire se vuole tutelare gli interessi dei suoi rappresentati. Serve ancora, ha sostenuto Pezzotta, «un sindacato nuovo, che sia autonomo e che innovi il sistema delle relazioni industriali». La bandiera dell’autonomia non è mai stata fatta cadere dalla Cisl. «Non vogliamo stare dietro o accanto a qualcuno – ha ribadito Pezzotta – vogliamo stare di fronte ai nostri interlocutori, anche politici, con le nostre idee, consci della responsabilità della tutela degli interessi dei lavoratori». Ed è noto l’interesse della Cisl per un differente sistema di contrattazione, comunque per la fedeltà alla politica dei redditi, alla partecipazione, alla concertazione, politiche non molto amate in Cgil. Pezzotta ha fatto queste affermazioni non per rompere, per allontanarsi dalla Cgil, ma al contrario con intenti unitari, per indicare la rotta e per riaffermare l’identità della sua organizzazione, consapevole che un sindacato unitario deve saper valorizzare e mai mortificare tali identità. L’unità, è noto, passa sempre per la riaffermazione delle identità di ciascuno dei soggetti, perché un avvicinamento è possibile solo nel pluralismo. Certo, come ha detto anche Pezzotta, non è semplice comportarsi così. Si corre il pericolo di essere oggetto di «impopolarità, facili ironie, accuse», ma si deve riuscire, ha aggiunto, a «rompere le pigrizie e a evitare le volontà egemoniche». E a lottare contro gli episodi di indisponibilità e intransigenza, come quello della contestazione di un esponente della Fim avvenuta ieri mattina a Milano in occasione dello sciopero dei metalmeccanici per la Fiat. «Nessuno si illuda – ha detto Pezzotta – di togliere la parola alla Cisl, noi continueremo a dire la nostra, a fare gli accordi che ci sembrano utili, a lottare quando è necessario». Per non disperdere gli sforzi fatti per cercare di capirsi e stare assieme quegli atteggiamenti di intolleranza vanno evitati, perché così, ha rilevato Pezzotta, «tutto diventa più difficile. Ma noi – ha continuato – non rinuceremo all’unità per la Fiat nell’interesse dei lavoratori».»