Pezzotta raccoglie il grido di dolore «Sul declino siamo con Montezemolo»

16/12/2004

    giovedì 16 dicembre 2004

    CONCERTANTI. I SINDACATI TEMONO UN’ONDATA DI DELOCALIZZAZIONI

    Pezzotta raccoglie il grido di dolore
    «Sul declino siamo con Montezemolo»
    La Cisl è pronta e dice alla Cgil: «Riforma dei contratti, se non ora quando?»

    «La Cisl è pronta a sedersi al tavolo con Confindustria anche domani». Così Savino Pezzotta, che della Cisl è il segretario generale, di fronte al grido di dolore sullo stato dell’industria italiana lanciato dal presidente di Confindustria Montezemolo. Oggi lo ribadirà con forza in un’intervista al Sole 24 ore. «Mi fa piacere che Montezemolo converga, dopo due anni, su un giudizio di crisi del sistema Italia che la Cisl aveva messo nero su bianco due anni fa con il nostro rapporto sul sistema industriale», dice. «Qui non si tratta di riesumare “patti tra produttori” ma di mettersi a lavorare subito insieme».

    Anche la Uil è pronta. Oggi Luigi Angeletti lo spiegherà in una conferenza stampa che interromperà i lavori del comitato centrale. Paolo Pirani, che per la Uil si occupa di relazioni industriali, celia: «Non siamo insensibili al grido di dolore che da più parti ci giunge». Ma dice a Confindustria: «Il sindacato italiano denuncia questa situazione di crisi e stagnazione, per non dire di declino, da molto, troppo tempo. Gli imprenditori italiani pensavano di reggere la sfida della competitività e dell’innovazione solo erigendo barriere difensive, attraverso la svalutazione prima e la riduzione dei costi, quello del lavoro in testa. Gli aumenti di produttività, invece, si sono persi in mille rivoli oppure sono finiti solo verso settori protetti che limitano il mercato e la libera concorrenza», accusa. Oggi che anche il made in Italy è in crisi e che il primo a dirlo è lo stesso suo cantore Montezemolo, la sfida non può che essere quella dell’innovazione. Lo sa Confindustria e lo sa anche il sindacato. Resta il problema di come fare però, visto che sono ormai tutti d’accordo sul «se non ora, quando?».

    La Cgil, per esempio, è ferma da luglio – come ha sottolineato il vicepresidente di viale dell’Astronomia Bombassei nella sua intervista al Corriere della sera di lunedì scorso – e non ha fatto passi avanti sulla riforma degli assetti contrattuali. A dire la verità, i delegati dai tre segretari nazionali ad affrontare la materia calda, anzi caldissima, e cioè lo stesso Pirani per la Uil, Giorgio Santini per la Cisl e Carla Cantone per la Cgil, finalmente hanno fissato una data per incontrarsi e cominciare – sperano in molti – a prendere il toro per le corna. Sarà il 22 dicembre. Forse non è una data felice, ma almeno è una data certa. Per ora, in casa Cgil c’è solo da registrare l’intervista rilasciata dal segretario Guglielmo Epifani all’Unità di ieri, intervista fatta “a botta calda” proprio sulla scorta delle parole di Montezemolo. «Aveva ragione la Cgil a parlare di declino», dice soddisfatto Epifani. E spiega: «Due anni fa la Cgil scioperò da sola contro il declino industriale dell’Italia. Dopo due anni chi derise la nostra scelta si sta ricredendo. Ma Confindustria stia attenta a non cadere nella trappola del governo – avverte Epifani – che ha lavorato e lavora perché si crei un conflitto redistributivo tra imprese e sindacati».
    Non a caso, proprio la questione della “moderazione salariale” invocata da Montezemolo per aiutare ad affrontare lo spettro declino, vede la netta contrarietà del leader della Cgil, che in casa ha la grana dei metalmeccanici. «I lavoratori hanno fatto la loro parte – ribatte Epifani – Oggi la priorità è la difesa dei redditi da lavoro che il centrodestra ha duramente colpito. A dover prendere decisioni sono il governo, il Parlamento e il sistema delle imprese». E il sindacato?

    Nel nuovo rapporto, che sta preparando il segretario confederale della Cisl Giorgio Santini e che verrà presentato a inizio gennaio, il giudizio del sindacato “bianco” sarà ancora più duro: «Gianni Letta fa quello che può, al governo. Sul suo tavolo finiscono, ogni giorno, vertenze di aziende in crisi – racconta Santini – ma quelli sono interventi di primo e pronto soccorso. Nulla di più». L’elenco del cahier de doleances che la Cisl sta per mettere di nuovo nero su bianco fa impressione: acciaierie, chimica in Sardegna e Sicilia, l’intero comparto delle telecomunicazioni. E l’Embraco, a Torino, ha deciso di produrre i suoi compressori per frigoriferi in Cina, la Piaggio Aprilia vuol fare altrettanto. Per non parlare del caso Fiat. «Delocalizzazione e tentativo di abbattere il costo del lavoro sembrano le uniche ricette degli industriali di casa nostra», incalza Santini. Certo, l’attuale governo non aiuta. «In Francia, Sarkozy ha messo in campo molte operazioni importanti per scoraggiare le delocalizzazioni», spiega Santini, autore per la Cisl di quella proposta di revisione degli assetti contrattuali osteggiata dalla Cgil. «Ne parlava Gino Giugni già nel 1998 – ricorda Santini – ma va affrontato assieme al rilancio di politiche di sviluppo e per il lavoro». Già, se non ora, quando?