Pezzotta: questo ministro non ha quattro idee in testa

18/05/2005
    mercoledì 18 maggio 2005

      Pagina 7 – Economia

      LA POLEMICA
      Colloquio con il leader della Cisl mentre ascolta alla radio l´intervento di Siniscalco
      Pezzotta: questo ministro non ha quattro idee in testa
      "Trovati i soldi per l´Iraq e non per gli statali"

        ROBERTO MANIA

          ROMA – «Operazione verità? Macché. Dirà semplicemente che c´è un mare di debiti e che non si possono pagare i lavoratori del pubblico impiego. Finirà così l´operazione verità di Siniscalco». Savino Pezzotta è nel suo ufficio in attesa che Radio Radicale trasmetta in diretta l´audizione del ministro dell´Economia davanti alle Commissioni Bilancio delle due Camere. È scettico fin dall´inizio, il leader della Cisl. Non si aspetta nulla. E non avrà tutti i torti. Quando sente dire da Siniscalco che dopo la comunicazione dell´Istat sulla frenata del Pil il quadro è cambiato, allarga le braccia sconsolato: «Ha aspettato l´Istat per scoprire la realtà! Sono due anni e mezzo che glielo diciamo; glielo abbiamo detto in tutte le lingue che le cose andavano male, che le imprese stavano soffrendo. E lui, il ministro dell´Economia, che fa? Si sorprende dei dati dell´Istat e scopre che siamo in recessione. No, non si fa così. Già nella scorsa Finanziaria si poteva intervenire anziché usare tutte le risorse per far finta di tagliare le tasse. Sono io che mi domando perché è andata in questo modo». La domanda resterà inevasa, almeno da Siniscalco.

          La radio gracchia. Non è granché quella che gli hanno trovato i suoi collaboratori. Riorientata l´antenna, torna chiara la voce del ministro che sì, l´ammette, le stime di crescita andranno riviste al ribasso e, dunque, anche quelle per il deficit. Primi segnali dell´operazione verità, forse. «Sì, sta dicendo qualcosa. Ma non basta. Dove sta l´autocritica? Siamo messi così per colpa delle loro politiche. Sono loro che hanno fatto i condoni, la finanza creativa. Sono loro che hanno alimentato l´illusione che agendo sulla domanda, con la riduzione dell´Irpef, saremmo usciti fuori dalla crisi. Tutto sbagliato. Io penso che il dramma di questo governo sia stata una specie di rapporto feticista con il programma. Ma insomma: c´è stato l´11 settembre, e poi le guerre, e poi l´aggressione economica dei Paesi emergenti… ma il programma non è cambiato. Si è trascinata l´illusione del rispetto del contratto con gli italiani firmato in tv».

          Siniscalco va avanti. E il copione sembra sempre lo stesso. Ora è la volta dell´occupazione che è cresciuta. «Ma sì, è vero. Ma ora tutto si è bloccato. Nel 2004 nel Mezzogiorno l´occupazione non è più aumentata. E poi perché non ricordano che ci sono state le regolarizzazioni dei lavoratori immigrati. Gran parte della crescita va ricercata lì». Si interrompe Pezzotta per ascoltare il ministro che illustra la tenuta delle retribuzioni rispetto all´andamento dell´inflazione. Prende appunti, poi sbotta: «La smettano di raccontarci bugie! Sì, certo, nel settore delle costruzioni i salari hanno tenuto. Il ministro si dimentica di dire che lì il contratto l´abbiamo fatto». Non come nel pubblico impiego. Ma Siniscalco non cambia linea: i rinnovi dentro le compatibilità che tradotto vuol dire più o meno 95 euro di aumento medio. Più soldi non ci sono. «Vorrei capire perché gli unici a pagare devono essere i dipendenti pubblici. Eppure per i magistrati, i diplomatici, i militari i soldi li hanno trovati. E lo spreco di risorse per la missione militare in Iraq? Può permettersi un Paese messo così male il mantenimento di quella missione?». L´argomento appare un po´ demagogico, lo riconosce anche Pezzotta: «A demagogia rispondo con demagogia».

          Ancora il lavoro e i contratti. «Il 60 per cento dei lavoratori – dice il ministro – sono in attesa del rinnovo del contratto». «Ma dove?», reagisce Pezzotta. Nemmeno su questi numeri c´è accordo. Il segretario della Cisl segue, però, il ragionamento di Siniscalco sul "clup", il costo del lavoro per unità di prodotto. Troppo alto in Italia rispetto anche ai concorrenti europei. «Dunque – replica Pezzotta – il problema non sono i salari. Se c´è un divario con la Germania e la Francia è un problema di oneri impropri che pesano sul lavoro. Ma questo non c´entra nulla con il contratto che va rinnovato sulla base proprio della proposta di Siniscalco. E sia chiaro che a Palazzo Chigi non vado a parlare degli statali con la Confindustria e la Confcommercio».

            Cominciano le risposte del ministro alle domande dei senatori e deputati. Si possono tirare le conclusioni. «Ma qual è la terapia di Siniscalco? Il blocco dei contratti pubblici? Un altro placebo ma soprattutto la spinta ad una stagione di conflitto sociale. Non serve un fotografo della situazione, serve una strategia. E un governo che ne abbia». Sarà il Dpef, il testo in cui il governo indicherà il suo progetto, dice Siniscalco. «E intanto noi cominciamo a pagare e non sappiamo perché. La verità è che questo ministro non ha quattro idee in testa!». Ora Pezzotta spegne la radio.