Pezzotta: pronti allo sciopero sulle pensioni

05/06/2003

      05 Giugno 2003

      IL SEGRETARIO CISL: PRIMA IL CONFRONTO CON IL GOVERNO, MA LA DELEGA COSÌ COM’È NON VA

      Pezzotta: pronti allo sciopero sulle pensioni

      Amedeo La Mattina
      ROMA
      Anche il prudente Savino Pezzotta parla esplicitamente di sciopero contro la delega sulle pensioni che prevede, per il momento, solo incentivi alla permanenza sul posto di lavoro.

      A maggior ragione il segretario della Cisl non è disponibile a discutere dei disincentivi ai quali ha fatto riferimento (rettificando successivamente) Silvio Berlusconi e quella parte della maggioranza (An e Udc) che vuole il tema pensioni sul tavolo della verifica di governo. «Non ho mai rifiutato lo sciopero – precisa il leader della Cisl – ma prima voglio fare il confronto. Sulla base di questo decideremo lo sciopero o meno». Niente «guerre preventive», ma il messaggio di Pezzotta al governo è chiaro: se non verranno accolte le proposte di modifica alla delega, la mobilitazione sarà inevitabile. Disincentivi? «Non se n’è mai parlato, è un’ipotesi non praticabile», taglia corto Pezzotta che non è disponibile ad uno scambio tra le richieste sindacali per il Dpef e le pensioni.
      Su questa posizione il fronte sindacale è molto compatto. Nessuna divaricazione tra Cisl e Cgil il cui leader non concede nulla al governo. «L’Italia ha già dato. La verità – attacca Guglielmo Epifani – è che siamo l’unico Paese che ha fatto le riforme in materia pensionistica». Epifani infatti ricorda che sono stati unificati i sistemi pubblici e i privati («cosa che in Francia stanno facendo adesso»), è stata innalzata l’età pensionabile e introdotto per le pensioni di anzianità un periodo transitorio. Si tratta in sostanza della riforma del governo Dini che aveva l’obiettivo di stabilizzare la crescita del rapporto spesa pubblica-pil. «Mi pare – osserva il segretario della Cgil – che stia avvenendo. Per questo difendiamo quello che abbiamo fatto. Ecco perchè per noi non servono interventi. Anzi – sottolinea Epifani – l’allarmismo ingenera ancora più incertezza e porta a pensionamenti anche quando non ce ne sarebbe bisogno». Intanto ieri «Il Sole 24 Ore» anticipava un dossier preparato dai tecnici del ministero del Lavoro e al vaglio del governo, che prevederebbe l’adozione del metodo contributivo in versione allargata. Un’ipotesi smentita da Giuliano Cazzola, componente del collegio dei sindaci Inps. «Non c’è nessuna ipotesi allo studio», ha precisato Cazzola per il quale è difficile fare nuove proposte in periodo di elezioni.
      Tutto questo sul fronte sindacale e governativo, mentre su quello politico rimane la richiesta dell’Udc e di An di scrivere la questione pensioni all’ordine del giorno della verifica. Ma questa riforma, dice il leader dei centristi Marco Follini, non va fatta impugnando il «machete», colpendo i redditi più bassi: «Una riforma deve contenere in sè equità ed una prospettiva per le generazioni che verranno, questa è la mia opinione da sempre e non ho cambiato idea». Quanto ai disincentivi, per Follini sono una parte della riforma. E’ la Lega però che si oppone ad una modifica delle delega sulle pensioni e fa perfino balenare la possibilità di una crisi di governo quando Roberto Calderoli ricorda che questo è un «tema a rischio»: «Mi torna in mente il 1994». Il riferimento è allo scontro, proprio sulle pensioni, che provocò l’uscita del Carroccio dal primo governo Berlusconi.
      L’opposizione guarda con interesse a questa discussione che divide la maggioranza e attacca direttamente il premier. «Berlusconi – afferma Piero Fassino – parla non conoscendo i temi di cui si occupa. C’è un problema di fondo che la crescita del Paese è bloccata ma non a causa delle dinamiche pensionistiche». Per il segretario dei Ds Berlusconi confonde incentivi con disincentivi come se fossero la stessa cosa, «e ciò dimostra come questo governo sia composto da dilettanti allo sbaraglio». L’unico elemento «davvero utile e possibile» per una revisione del sistema previdenziale, osserva Enrico Letta, è l’accelerazione delle riforme già fatte, cioè quelle che portano il nome di Prodi e Dini. Ecco, il responsabile economico della Margherita è convinto che non ci siano altri modi per intervenire senza mettere a rischio la coesione sociale: «Tutto il resto, come l’utilizzo di incentivi o disincentivi, è soltanto aria fritta».